“La comunione col guanto di gomma è quanto di peggio si possa pensare, ma basta che mi diano Gesù”

“La comunione col guanto di gomma è quanto di peggio si possa pensare, ma basta che mi diano Gesù”

Divide i cattolici il tema della Eucarestia sulla mano distribuita con i guanti. "Accostarli al Verbo della vita mi sembra riduttivo per il Mistero che fonda la nostra fede", spiega suor Maria Gloria Riva. Che però aggiunge: "la fede mi impone di amare più il Sacramento delle disposizioni". Ma non nasconde il "momento delicato e anche doloroso che stiamo vivendo". Penso, aggiunge, "che satana abbia potuto in questo caso agire indisturbato".

Da diversi anni ormai, suor Maria Gloria Riva offre incontri biblici e conversazioni il cui interesse è cresciuto fino a diventare punto di riferimento di un vasto movimento di fedeli e amici che si trovano non solo nei territori del Montefeltro, San Marino e Rimini, ma un po’ in tutta Italia e anche fuori dai nostri confini. Questo grazie anche all’uso di internet che suor Gloria e le sue consorelle dimostrano di conoscere molto bene. Queste suore da circa 13 anni sono arrivate da queste parti accolte dall’allora vescovo monsignor Luigi Negri, ispirano la loro vita e spiritualità alla beata Maria Maddalena dell’Incarnazione e professano i voti di povertà, castità e obbedienza secondo la regola di Sant’Agostino. In un primo momento si insediarono a Carpegna poi a Pietrarubbia e da qualche anno sono anche a San Marino nel convento e nella chiesa che fu dei frati conventuali.
Recentemente, a causa dell’emergenza e della quarantena imposta per il coronavirus, la loro vita claustrale di preghiera e la messa quotidiana, attraverso internet, sono state messe in piazza per così dire. Infatti diverse centinaia di persone in questo periodo si sono collegate con la loro pagina Facebook (Monache dell’Adorazione Eucaristica) e il canale di Youtube utilizzato da suor Maria Gloria Riva.
Di suor Gloria abbiamo già scritto ma si può descrivere questa vulcanica religiosa anche come una grande donna di fede e cultura, con una simpatia coinvolgente e travolgente. Laicamente, ma spero non irriverentemente parlando, si può dire che incontrandola per la strada senza la “divisa” da religiosa, colpirebbe, per questa vitalità, tante persone. Ebbene gli incontri catechetici di quest’anno sono stati incentrati sulla figura di suor Maria Maddalena dell’Incarnazione, l’iniziatrice dell’ordine religioso delle Adoratrici dell’Eucaristia, ed hanno sviluppato esponenzialmente il suo pubblico proprio grazie alle dirette online. In particolare l’ultimo svoltosi il 23 maggio da San Marino ha inevitabilmente toccato temi di attualità, in particolare la ripresa della celebrazione della messa coi fedeli in base all’accordo siglato dal premier Conte, dal ministro dell’interno Luciana Lamorgese e dal cardinal Piero Bassetti capo della Conferenza episcopale italiana.

Suor Gloria, ma come mai avete deciso di mandare in onda (non saprei come dire diversamente) la vostra vita liturgica e di preghiera, quasi come se fosse una sorta di film o di spettacolo teatrale? Mi perdoni l’espressione, non è questa una “fede virtuale”?
Non direi proprio perché nelle “dirette” accade davvero qualcosa di reale per noi e anche per chi assiste dal computer o dal telefonino. E’ reale che riaccada il sacrificio di Cristo incarnato per la nostra salvezza. Diverso è solo il modo di parteciparvi. La grazia della presenza reale di Cristo nel tabernacolo è unica e insostituibile ma in questo tempo di Covid19 siamo stati costretti ad usare strumenti di comunicazione “a distanza”. Tuttavia questa presenza è tutt’altro che virtuale, ci si collega, infatti, a un luogo dove realmente si prega si fa adorazione, virtuale è semmai il modo attraverso il quale ci si può collegare.
Come insegna la nostra madre Maria Maddalena è la fede che ci permette di vedere nella sua pienezza la realtà che ci circonda molto al di là delle nostre capacità intellettive e interpretative. Cristo, dice ancora la Beata Maria Maddalena, “s’è messo nell’Eucaristia”. Ovvero nell’ostia Egli è presente in corpo, sangue, anima e divinità, così in quanto Verbo del Padre, Egli è Presente nella Parola: si tratta di due mense (della parola e del pane) che sarebbe un grave errore dividere e separare nettamente. La soluzione adottata recentemente in alcune nuove chiese di porre in due lati opposti lo spazio dell’ambone (il podio da dove vengono declamate le letture e l’omelia del sacerdote) e quello dell’altare, non rende pienamente ragione dell’insita e completa unità tra i due momenti.

Vorrei che il lettore continuasse nella lettura perché suor Gloria è una fonte inesauribile di conoscenza e giudizio sulla realtà, anche su temi che non la riguardano direttamente, come per esempio la “civiltà dell’immagine” o le malattie giovanili legate al cattivo rapporto col cibo, come la bulimia e l’anoressia. Secondo suor Gloria, anche il modo di apparecchiare una tavola e di avere cura delle persone per cui si cucina rivela la nostra capacità di “essere familiari e amici” con Dio, Colui che è l’alfa e l’omega della nostra vita e della vita del mondo.
E veniamo al punto dolens e cioè la ripresa, a partire dal 18 maggio, delle messe con i fedeli nelle chiese. Suor Gloria ha già professato più volte e in maniera definitiva il suo voto di obbedienza ma non ci mette molto ad andare al “punto”, senza nascondere la sua sofferenza per quello che sta accadendo.

Nella Chiesa forma e contenuto coincidono. Anzi se dovessi indicare il male del mondo odierno lo rileverei proprio nel divorzio tra la forma e il contenuto. Come dicevo, la fede ci fa vedere la realtà tutta intera, senza dimenticare nessuno dei suoi molteplici aspetti. Gli aggiornamenti sono possibili, le forme possono cambiare, ma devono rendere sempre più evidenti i contenuti. Le norme liturgiche non sono una formalità ma esprimono il Mistero che significano.
Ma volendo fare le pulci a questo accordo sulla ripresa delle messe, non si può non rilevare che tra tutte le confessioni prese in esame e che in qualche modo praticano il rito della comunione, solo ai cattolici si precisa che il sacerdote non deve venire a contatto con le mani dei fedeli, dando per scontato che la comunione venga data loro in mano; quando invece solo poco tempo fa la Chiesa ha ribadito che la comunione può essere ricevuta anche in bocca…
Certo, la comunione veniva posta dal sacerdote in bocca per il rispetto dovuto all’Eucaristia. Infatti il verbo adorare, dal latino “ad os”, significa portare alla bocca e il baciare. Il gesto di comunicarsi direttamente dal sacerdote ricevendo la particola in bocca, lascia salvo il senso forte dell’intimità con Cristo e dell’amore a Lui (mi baci, dice il Cantico dei Cantici, con i baci della tua bocca). Pertanto noi sorelle preferiamo ricevere la comunione in bocca. Ora per motivi igienici e sanitari ci è chiesto di prenderla in mano, si obbedisce sperando che questo periodo non duri molto. Quello che non capisco sono le diatribe in merito a questo, nell’uno o nell’altro versante. Io sarei del parere che la cosa importante è la comunione in sé: basta che mi diano Gesù, il come viene dopo.

Ma è vero che dove c’è l’adorazione ci sono più vocazioni? Ancora una volta suor Gloria sorprende l’uditorio…
Sicuramente sì, ma sono altresì convinta (anche se sui numeri dovrei approfondire) che dove ci sia l’adorazione ci siano anche meno contagi del coronavirus.

Torniamo al ritorno delle messe con questi strani “prontuari rituali” imposti al celebrante e ai fedeli…
Io sono abbastanza dispiaciuta della disposizione di somministrare il Sacramento con i guanti di gomma. Dal punto di vista simbolico (è per la Chiesa il simbolo è la realtà) il guanto di gomma è quanto di peggio si possa pensare; non solo per i frammenti che potrebbero essere trattenuti dalla gomma stessa, ma anche per il materiale in sé: sono i guanti che si usano al Supermercato, presso i centri sanitari, i dentisti ecc. ecc. Insomma, accostarli all’Eucaristia, al Verbo della vita, mi sembra riduttivo per il Mistero che fonda la nostra fede. Se si è permessa la comunione sulla mano in nome della storia della Chiesa, allora dovremmo poter fare riferimento alla storia anche in altre circostanze. San Carlo Borromeo, ad esempio, durante la peste a Milano usava le pinze di metallo. Capisco che ci si trova impreparati di fronte a una simile emergenza sanitaria e se è vero che ci sono persone che decidono di non fare la comunione quando il sacerdote indossa i guanti, per contro si trovano persone che decidono di non farla quando il sacerdote non li usa. In tal caso, ripeto, io farei la comunione comunque perché la fede mi impone di amare più il Sacramento delle disposizioni.

Appunto, chi valuta queste prescrizioni? non le sembra suor Gloria che la Chiesa sia stata troppo arrendevole sulle “sue cose”? E questo accordo non è forse stato una oggettiva ricusazione del Concordato e dei Patti Lateranensi?
Caro amico, lei mi fa una domanda difficile… non ho in mano sufficienti elementi per rispondere. Conosco alcuni avvocati che si occupano proprio del Concordato e mi hanno spiegato che più volte nel corso di questi mesi ci sono state azioni che sfiorano la violazione dello stesso, ma io non ho la competenza necessaria per sostenere questa tesi. Rilevo poi che qualche sacerdote ha interpretato quel passo dell’accordo – “evitando di venire a contatto con le mani” – dicendo: “così la do in bocca”, poi s’è trovato di fronte alle ire dei fedeli impauriti… Credo sia un momento delicato e anche doloroso quello che stiamo vivendo. Mi vien da dire che si supera solo in ginocchio (pregando cioè, ndr.). Penso tuttavia che satana abbia potuto in questo caso agire indisturbato.

Satana? Come mai?
Non è difficile capirlo: basta guardare alla nostra fragilità umana e ai peccati che anche noi cristiani facciamo; sto parlando per me in primis. Ci sono azioni indegne dell’essere cristiano. E sto pensando agli aborti, all’eutanasia, alla cattiveria nei rapporti tra i movimenti ecclesiali, all’odio tra le persone che la pensano diversamente. Ma anche a certo menefreghismo e qualunquismo tra i cattolici. Storicamente posso solo rilevare che con troppa tranquillità e senza spirito critico abbiamo subìto certe leggi come quella sull’aborto e forse tra breve saremo chiamati ad accettare una legge che regolerà l’eutanasia, in nome di non so quale libertà. Nessuna meraviglia, dunque, di fronte alla potenza del demonio, ma nel contempo non dobbiamo comunque dimenticare che Cristo, nella risurrezione, ha vinto il male e la morte. E noi, credendo e vivendo in Lui, possiamo partecipare a questa vittoria.