Stesso partito, un anfiteatro e una scuola. Ma nelle due città confinanti la visione è opposta
La politica è strana, mi ripeto, perché di fronte a materie importanti assume posizioni ed atteggiamenti diversi a seconda della latitudine in cui operano coloro che la esercitano, pur appartenendo alla stessa compagine politica. Si ha l’impressione che s’improvvisi a seconda del momento, delle circostanze e di calcoli elettorali. Ma per ciò che appare, il caso di cui parleremo è emblematico.
Il tema è legato alla nuova scuola di Bellaria primaria di via Bellini, nell’area dell’ex centro tennis Maf, dove la sua apertura comporta però l’abbattimento di scuole quali la Pascoli e Carducci. Il locale Partito Democratico, che in quel contesto si trova all’opposizione, ritiene sbagliata la collocazione del nuovo edificio pur ritenendo di aver auspicato una nuova scuola, “in un luogo più adatto”, preservando le due aree “come luoghi di incontro e socialità”. Infine propongono per l’area ex Carducci, nel cuore della Borgata Vecchia, tra le altre funzioni, un anfiteatro, mentre altre costruttive attività nella Carducci. In sintesi si spostano due edifici scolastici probabilmente non più corrispondenti alle attuali esigenze, per creare spazi pubblici di cultura e socializzazione e, come accennato, addirittura un Anfiteatro.
Ma cambiamo latitudine.
A Rimini il Partito Democratico, o suoi predecessori, governano la città da sempre, tranne brevissime insignificanti interruzioni. La città possiede già un Anfiteatro, Romano, assai importante in antichità e c’è anche una scuola che in questo caso ne occupa larga parte della superficie da 80 anni. Ed anche qui siamo di fronte al caso che sarebbe necessario spostare l’istituto educativo altrove, in luogo più adatto sia per esso stesso che per il monumento sottostante; e pure in questo caso c’è chi lo chiede proponendo anche fattive e concrete soluzioni, ma c’è di più.
Proprio per questo le amministrazioni cittadine governanti, hanno assunto impegni e fatto promesse. Seguite dall’emissione ed approvazione di mirati strumenti urbanistici più volte nel tempo, se non poi inottemperarli sistematicamente come se scritti sull’acqua del mare che ci bagna, smentendo sé stesse ed abdicando anche alla loro credibilità.
Anche da noi più che mai l’area monumentale potrebbe divenire tante cose, come ci si auspica a Bellaria, ma con il valore aggiunto di integrarla in un parco archeologico anche al servizio di un richiamo turistico culturale; mica poco.
Leggendo certe notizie è un parallelo che sorge spontaneo perché generato da tanti tratti comuni, ma con una situazione inversa; stesso Partito politico, medesimo argomento ma con un capovolgimento della visione e prospettive nell’affrontare certi argomenti che attengono alla città.
Ma in questo contesto un aspetto pesa maggiormente.
A Bellaria si tratta di ciò che avviene in siti pubblici, per edifici pubblici. A Rimini, al contrario, questo avviene per un edificio privato su un suolo pubblico, oltretutto un importante sito archeologico gravato (si fa per dire) da un vincolo di inedificabilità assoluta risalente al 1913. In sostanza si priva una comunità di un importante monumento, a vantaggio di un soggetto privato seppure esercitante una meritevole attività.
Questo è. E per rispetto all’intelligenza si eviti, per cortesia, di continuare a parlare di provvisorietà dell’insediamento o di altro che ha solo il fine di confondere la storia, tanto da divenire difficile da comprendere. Perché pare più facile che Bellaria abbia il suo anfiteatro costruito “ex novo”, che Rimini possa riscoprire il suo, antico e di grande importanza.


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