La Fondazione cede alle pressioni e scarta l’offerta del privato: Villa Mussolini andrà al Comune di Riccione, così – se vorrà – potrà cambiargli nome

La Fondazione cede alle pressioni e scarta l’offerta del privato: Villa Mussolini andrà al Comune di Riccione, così – se vorrà – potrà cambiargli nome

La scelta è stata fatta valutando la parte economica (1 milione e 206mila euro) e il progetto culturale, ma in palio c'è molto di più, perché con la piena proprietà cade l'ultimo ostacolo per darle un nome nuovo, o vecchio se si volesse tornare all'originario Villa Margherita

La notizia era nell’aria, ma ci si attendeva uno scatto d’orgoglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che non c’è stato. Il consiglio di amministrazione ha così deciso di accettare l’offerta del Comune di Riccione per l’acquisto dell’immobile, che per la parte economica vale 1 milione e 206mila euro (aumentata rispetto alla presentazione iniziale, forse anche per l’offerta concorrente, quella di David2, la società a cui è legato l’ex parlamentare MSI Massimo Massano e amministrata dall’amico Walter Altea, che era inizialmente di 1 milione e 202mila euro).Una decisione assunta a maggioranza nel corso della riunione svoltasi nel tardo pomeriggio di mercoledì (18 marzo), al termine di un confronto che ha coinvolto anche i componenti del consiglio generale e che si può immaginare abbastanza tesa, vista la posta in palio. Che è sicuramente notevole dal punto di vista architettonico, storico e culturale se si pensa all’immobile di pregio inserito nel contesto più importante della città di Riccione, a due passi da viale Ceccarini. Ma che non è l’unico motivo per cui ci si è affannati tanto negli ultimi anni, perché quel nome, quel “Mussolini”, proprio a una parte della politica non va giù. E quella parte della politica oggi governa il Comune, attraverso il quale potrà finalmente comprarne la proprietà (coi soldi dei riccionesi, ovviamente). Che poi la proprietà sia il requisito logico e indispensabile per cambiare nome all’immobile può essere visto in due modi: o era l’obiettivo finale o resterà solo in potenziale. Sicuramente lo si scoprirà presto…Così come presto, prestissimo, è uscita anche la dichiarazione della Sindaca Daniela Angelini, che ha già bruciato le tappe, annunciando che “oggi non celebriamo solo un acquisto, ma un atto di riappropriazione identitaria: è una vittoria della città per la città”. In verità la decisione della Fondazione in merito all’accettazione dell’offerta non è affatto un’acquisto, che dovrà essere formalizzato nei modi previsti dalla legge. Così come non è certo che sia una vittoria della città, perché una parte della comunità locale non vede di buon occhio questa operazione e le critiche non sono mancate. E non mancheranno perché il progetto culturale curato da Davide Biffi per la David2 aveva fatto presa sull’opinione pubblica, facendo leva anche sul fatto che alle spalle avesse i privati e non un soggetto pubblico. Le critiche, dicevamo, non mancheranno, come probabilmente i ricorsi, come ha già ipotizzato il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Carlo Rufo Spina, da parte degli altri offerenti. Ma appunto si vedrà come andrà a finire, quando il Comune acquisterà realmente l’immobile e presenterà il suo progetto alla città. Di certo è una vittoria per la Angelini e per quella parte del centrosinistra che voleva a tutti i costi la piena proprietà di Villa Mussolini (che va detto, era affidata già in concessione al Comune dalla Fondazione fino al 2035 e anche la David2 non aveva intenzione di sbarazzarsi dell’ente velocemente, anzi). Una vittoria politica e diplomatica, di fatto, perché convincere la Fondazione non deve essere stato facile, soprattutto di fronte a un’offerta competitiva ed economicamente più alta da parte di un privato. Anche per questo, chi ne esce in malo modo è proprio la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che incasserà sì un bell’assegno dal Comune di Riccione, ma nel farlo perderà molta della sua credibilità come soggetto super partes. Perché è legittimo valutare tutta l’offerta e pesarla sia per la parte economica che per quella progettuale, ma è altrettanto legittimo ipotizzare pressioni esterne ed interne per accettare la proposta del Comune, forse più in sintonia con chi governa la Fondazione oggi. Non ci sarebbe nulla di male, ma la Fondazione non è un bene contendibile dalla politica, non lo è mai stato e in passato ha risposto “no, grazie” a questo tipo di pressioni. Oggi la sua reputazione è messa a rischio e chi le vuole bene deve solo sperare che l’amministrazione riccionese non cambi davvero nome a Villa Mussolini. Altrimenti passeranno alla storia come complici di questa operazione ideologica, pagata con soldi pubblici. Sarebbe la fine della Fondazione stessa.

COMMENTI