La «Signoria Gnassi»: a sinistra c’è il pungolo di “Rimini in Comune”

La «Signoria Gnassi»: a sinistra c’è il pungolo di “Rimini in Comune”

Il Bernard Sanders di casa nostra è il candidato sindaco della sinistra rosso fuoco, che risalta molto a confronto della sinistra che tende al rosa e non solo di notte. Sergio Valentini, più coraggioso dei coraggiosi che stanno con chi comanda.

Uno, il sindaco scaduto, è per il fila dritto, che non è stato solo uno slogan ossessivo legato alla mobilità ma anche un modo di porsi nel governo della cosa pubblica: riga dritto perché qui comando io. L’altro, il candidato sindaco «dell’unica lista alternativa di sinistra» (giusto per mettere i puntini sulle i), è per farci filare … diritti a sinistra. E fra dritto e diritto c’è una bella differenza.
Nel suo piccolo la lista “Rimini in Comune” ogni giorno demolisce un mattone del maniero abitato da Jamil negli ultimi dieci anni insieme al suo Signore: «Hanno proceduto chiusi nel castello, ha deciso tutto la giunta», ha detto di recente al confronto con gli altri candidati sindaci. Chi? Da sinistra l’alternativa al decennio Gnassi e al suo erede al trono ha il volto di un ingegnere pacato, spinto da persone e idee che si riconoscono nei valori di organizzazioni politiche che vanno da Potere al Popolo a Rifondazione Comunista fino al partito Comunista. Lo sfondo è rosso fuoco, insomma.
Si chiama Sergio Valentini, assomiglia un pochino a Bernard Sanders, il compagno senatore a stelle e strisce. E’ uomo di poche parole, lineare, sui temi concreti più propenso a dare giudizi di buonsenso che non ideologici. A metterci la faccia ha avuto molto più coraggio dei coraggiosi che corrono in truppa col Pd per un posto al sole assicurato.
Davanti al candidato del centrosinistra che pigia i tasti dolciastri e utili a catturare i like virtuali sulle note dell’amore per Rimini, e che si fa portare in giro per la città dal suo tutor baldanzoso e fiero, Valentini sente aria di fasullo. Perché, gratta gratta, si arriva sempre a «scelte amministrative discutibili o poco utili messe in campo dalla giunta Gnassi», taglia corto il leader di “Rimini in Comune”.
Chi ama Rimini? «Noi che siamo contrari alla privatizzazione del servizio idrico integrato, voluto da questa giunta, e dai suoi alleati presenti e futuri Coraggiosi compresi. Noi che siamo contrari alla trasformazione di aree della città in un banale prodotto turistico. Noi che vogliamo il ritorno all’ascolto dei cittadini e non la trasformazione di un libero comune in una Signoria come avvenuto in questi anni», dice Valentini.
«Noi che combattiamo lavoro nero ed evasione fiscale elementi strutturali del sistema economico riminese, tema su cui Pd ed alleati tacciono. Noi che riteniamo che un sindaco debba fare il sindaco e non l’arredatore, l’urbanista, l’architetto, l’organizzatore di eventi o il promoter come ha fatto in questi anni il sindaco Gnassi mancando costantemente di rispetto all’apparato comunale e alla sua risorsa più preziosa, i dipendenti comunali. Noi che siamo per la creazione di vere case della salute (e non di spot elettorali) e per il potenziamento della sanità pubblica. Noi che riteniamo la coalizione a guida Pd, priva di un qualsiasi collante politico e programmatica e figlia unicamente di una logica di potere».
Valentini sa che la sua sinistra non è amata né da Gnassi e né da Jamil, e chissà da quanti nella poco sinistrorsa Rimini, ma si dice «orgoglioso di una visione radicalmente diversa» e si mette in gioco per «immaginare una città diversa, pubblica, inclusiva, accogliente lontana dalla vetrina che il sindaco uscente ha creato ad uso e consumo del mercato».
Ama il cinema Sergio Valentini, ma non il circo felliniano messo in piedi col museo Fellini, e al posto del rinoceronte sornione ci avrebbe messo un’icona dei Vitelloni, Alberto Sordi nel gesto dell’ombrello (l’ha detto lui in sala Manzoni).
Il piano strategico? «Doveva essere più partecipato, non se ne sente quasi più parlare».
Le colonie? «Utilizziamole per interventi controcorrente non per la speculazione privata; non abbiamo bisogno di nuovi alberghi, mettiamo a posto i tanti che ci sono. Meglio ricavarci spazi di cura, sociali, per l’accoglienza…, dobbiamo ringraziare che le colonie sono rimaste lì (vergini, ndr) e possiamo farne delle cose positive».
La sicurezza? «Non c’è sicurezza senza equilibrio sociale, più giustizia sociale ci sarà e meno problemi dal punto di vista della sicurezza avremo».
La spiaggia? «Gare pubbliche, basta con lo strapotere di una lobby economica che beneficiando di una pubblica concessione utilizza la spiaggia come un bene privato».
Vogliono una Rimini «pubblica, verde, accogliente, antirazzista, femminista, partecipata, antifascista, solidale». Troppo? E sennò che sinistra sarebbe?
Giovedì 30 settembre “Rimini in Comune” si mette a tavola per la “cena di sostegno”. Il menù è di sinistra e il prezzo pure, 16 euro. Si mangia pesce e interviene il sindacalista Giorgio Cremaschi (bisogna prenotare entro domani). Tutti a cena con la sinistra se non è similsinistra.

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