La sua origine risale al Medioevo, a Covignano, ma fu con l'arrivo nella piccola chiesa di San Marziale a Venezia che divenne famosa come "Madonna del Battello"
Scrivo sull’onda di un’emozione per sottolineare quanto cari e importanti siano alcuni luoghi che, pur rappresentando al meglio lo spirito popolare e di fede di una città, raramente guadagnano le prime pagine dei mass media. Anche in questo caso infatti, se si esclude l’affissione del manifesto in alcune bacheche pubbliche, la notizia è rimasta “relegata” nelle chat e negli avvisi diocesani. Nonostante ciò in questi giorni il santuario riminese della Madonna delle Grazie sta vedendo un afflusso di centinaia e centinaia di persone, come testimonia il fatto che ieri sera, se non fosse stato per il mio scooter parcheggiato sostanzialmente di fianco a una celletta della via Crucis, difficilmente avrei raggiunto la chiesa in tempo per l’intervento di suor Maria Gloria Riva che, attraverso foto, notizie, fatti storici e religiosi, ha spiegato la sua gioia e riconoscenza nell’aver accolto l’invito a raccontare storia e significato dell’arrivo a Rimini della statua della Madonna delle Grazie custodita a Venezia dalla fine del 1200. Sbrigativamente e per “titoli” si può parlare di leggenda, ma si tratta di un ben più profondo senso religioso e storico culturale.
La statua della Madonna delle Grazie, custodita nella piccola chiesa di San Marziale a Venezia, risale al Medioevo, precisamente nel 1286, quando un pastore di nome Rustico, trova sui pascoli del Covignano, denominato al tempo Monte di Mezzo, un tronco d’albero che assomiglia a una figura umana. Incomincia ad intagliarlo ma arrivato al volto non riesce proprio a delinearne i contorni. Ci prova e riprova con tutta la sua passione e creatività ma niente. Finché due ragazzini si offrono come scultori ma vengono allontanati in malo modo. Nonostante ciò, la statua prese le fattezze da sola e i due ragazzini, che poi sparirono dalla circolazione, vennero poi individuati e definiti “angeli”. Per questo si parla di un’icona “achiropita”, un termine derivato dal greco antico che sta a significare non realizzata dall’uomo. Come ce ne sono tante in Italia (anche nel riminese) e in Europa in quel periodo.
Per tornare alla statua, persino il vescovo di allora si mobilitò e seguì le indicazioni dei due ragazzini (evidentemente porta voci delle indicazioni dal Cielo) di mettere la statua su di un’imbarcazione senza remi e farla “partire” trasportata dalle correnti dell’Adriatico. Alcuni pescatori, fedeli e scettici (i riminesi “mangiapreti”, si sa, hanno sempre dato filo da torcere a chi pretendeva di fare da ponte tra il cielo e la terra), la seguirono sulle loro barche fino all’approdo a Venezia sulle rive di San Marziale, la chiesa dove venne accolta la “Madonna del Battello”. In quel luogo è venerata fino ad oggi, la Madonna di Rimini chiamata “delle Grazie” per i tanti miracoli di cui lei viene ritenuta mediatrice tra Dio e gli uomini. Nel bosco di Covignano, verso la fine del 1300, sorse poi una celletta e successivamente la chiesa e il convento. Perdonate la commistione tra sacro e profano: mi viene in mente il film Amarcord, di Fellini del 1973. Chissà se il maestro avesse conosciuto questa storia e come l’avrebbe fatta raccontare all’avvocato spernacchiato all’inizio del film?
Tornando a bomba, la Madonna delle Grazie, è di nuovo a Rimini dal 3 al 10 maggio, nel mese a lei dedicato. Il calendario degli appuntamenti del santuario delle Grazie è ricco e in parte già attuato: il 3 ha celebrato la messa il vescovo emerito Francesco Lambiasi. Giovedì 7 la serata con suor Maria Gloria Riva. Venerdì 8 maggio alle ore 17, il vescovo di origini riminesi Andrea Ripa presiederà la celebrazione eucaristica. Ripa dal gennaio 2022 è segretario tribunale della Segnatura apostolica e titolare della diocesi di Cerveteri; è stato compagno di corso in seminario con don Giuseppe Giovanelli, l’attuale rettore e anima del santuario delle Grazie a Covignano. A proposito, animerà la celebrazione il coro della Cappella Malatestiana di Rimini diretta dal maestro Filippo Maria Caramazza, che fra l’altro eseguirà il canto Madonna dell’Eremo alla Madonna di Rimini, composto dal maestro Marco Gemmani, un altro riminese, maestro di cappella della basilica di San Marco a Venezia. Il programma dell’evento prevede infine, domenica 10 maggio alle ore 11,30, con la celebrazione della messa del vescovo di Rimini Nicolò Anselmi.
La statua della Madonna delle Grazie, custodita nella piccola chiesa di San Marziale a Venezia, risale al Medioevo, precisamente nel 1286, quando un pastore di nome Rustico, trova sui pascoli del Covignano, denominato al tempo Monte di Mezzo, un tronco d’albero che assomiglia a una figura umana. Incomincia ad intagliarlo ma arrivato al volto non riesce proprio a delinearne i contorni. Ci prova e riprova con tutta la sua passione e creatività ma niente. Finché due ragazzini si offrono come scultori ma vengono allontanati in malo modo. Nonostante ciò, la statua prese le fattezze da sola e i due ragazzini, che poi sparirono dalla circolazione, vennero poi individuati e definiti “angeli”. Per questo si parla di un’icona “achiropita”, un termine derivato dal greco antico che sta a significare non realizzata dall’uomo. Come ce ne sono tante in Italia (anche nel riminese) e in Europa in quel periodo.Per tornare alla statua, persino il vescovo di allora si mobilitò e seguì le indicazioni dei due ragazzini (evidentemente porta voci delle indicazioni dal Cielo) di mettere la statua su di un’imbarcazione senza remi e farla “partire” trasportata dalle correnti dell’Adriatico. Alcuni pescatori, fedeli e scettici (i riminesi “mangiapreti”, si sa, hanno sempre dato filo da torcere a chi pretendeva di fare da ponte tra il cielo e la terra), la seguirono sulle loro barche fino all’approdo a Venezia sulle rive di San Marziale, la chiesa dove venne accolta la “Madonna del Battello”. In quel luogo è venerata fino ad oggi, la Madonna di Rimini chiamata “delle Grazie” per i tanti miracoli di cui lei viene ritenuta mediatrice tra Dio e gli uomini. Nel bosco di Covignano, verso la fine del 1300, sorse poi una celletta e successivamente la chiesa e il convento. Perdonate la commistione tra sacro e profano: mi viene in mente il film Amarcord, di Fellini del 1973. Chissà se il maestro avesse conosciuto questa storia e come l’avrebbe fatta raccontare all’avvocato spernacchiato all’inizio del film?
Tornando a bomba, la Madonna delle Grazie, è di nuovo a Rimini dal 3 al 10 maggio, nel mese a lei dedicato. Il calendario degli appuntamenti del santuario delle Grazie è ricco e in parte già attuato: il 3 ha celebrato la messa il vescovo emerito Francesco Lambiasi. Giovedì 7 la serata con suor Maria Gloria Riva. Venerdì 8 maggio alle ore 17, il vescovo di origini riminesi Andrea Ripa presiederà la celebrazione eucaristica. Ripa dal gennaio 2022 è segretario tribunale della Segnatura apostolica e titolare della diocesi di Cerveteri; è stato compagno di corso in seminario con don Giuseppe Giovanelli, l’attuale rettore e anima del santuario delle Grazie a Covignano. A proposito, animerà la celebrazione il coro della Cappella Malatestiana di Rimini diretta dal maestro Filippo Maria Caramazza, che fra l’altro eseguirà il canto Madonna dell’Eremo alla Madonna di Rimini, composto dal maestro Marco Gemmani, un altro riminese, maestro di cappella della basilica di San Marco a Venezia. Il programma dell’evento prevede infine, domenica 10 maggio alle ore 11,30, con la celebrazione della messa del vescovo di Rimini Nicolò Anselmi.

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