Don Giuseppe Giovanelli: "Si è trattato di uno di quei miracoli dei quali spesso non ci accorgiamo. È stata la Madonna stessa a convocare questa marea di persone. Fra l’altro anche di gente che di solito non frequenta la chiesa o che la frequenta saltuariamente. Persino di persone che si dicono atee"
Ora che la statua della Madonna delle Grazie di Rimini è tornata nella laguna di Venezia, dove una mano non di uomo l’aveva condotta nel lontano 1286, torniamo a scrivere di questa storia per delineare i contorni di quello che, senza tema di smentita, possiamo considerare un vero e proprio miracolo. Più volte negli ultimi tempi Rimini 2.0 ha parlato del santuario della Madonna delle Grazie per le sue vicissitudini, un luogo vivo che rappresenta per la città di Rimini ma anche per tutto il circondario, uno spirito popolare di fede che rischia di andare dimenticato o, al più, di trasformarsi in un monumento come un altro.

La cerimonia del falò dove sono stati bruciati 4mila bigliettini con le intenzioni rivolte a Maria

Insomma, i 730 anni di quell’evento andavano celebrati a dovere e dal santuario delle Grazie è partita una prima richiesta ai responsabili dei beni culturali del patriarcato di Venezia. Richiesta alla quale, nonostante alcuni solleciti, è seguito solo un lungo silenzio, al termine del quale la risposta è stata “no”. Il diniego spiegava i motivi e cioè le delicate e complesse condizioni di fragilità della statua. Ma, si sa, i riminesi quando vogliono, sanno usare i “tasti giusti”. O, se più vi piace, l’uomo propone ma Dio dispone: il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi e il patriarca di Venezia Francesco Moraglia si conoscono bene, perché entrambi genovesi. C’è da dire inoltre che anche la Soprintendenza ai beni culturali di Venezia s’è tuttavia convinta all’assenso del viaggio della statua, peraltro restaurata solo qualche anno fa. Il Patriarcato di Venezia si è prodigato oltre ogni dire per superare queste difficoltà. Così la richiesta fu ripetuta e la risposta, stavolta positiva, è arrivata attorno al 23 aprile a una decina di giorni dall’apertura dell’evento, anche se a precise condizioni e per un periodo di tempo limitato. Non certo cioè per tutto il mese di maggio come inizialmente chiesto da Rimini. In una settimana i responsabili veneziani che quelli riminesi si sono accordati sul da farsi. Solo un aneddoto che fa sorridere: un esponente della delegazione veneziana, facendo richiesta di una particolare attenzione alle condizioni climatiche e con le previsioni che davano pioggia, chiese ai riminesi di monitorare lo stato di umidità dell’ambiente nel periodo di permanenza riminese della statua. A questo punto un componente della delegazione riminese ha replicato: “Beh! Una simile obiezione ce la saremmo attesa da tutti, fuorché da un veneziano!”. Comunque i nomi ora sono d’obbligo, anche dal punto di vista giornalistico, per dare a Cesare quel che è di Cesare e per dire che questo evento, per il quale la Soprintendenza veneziana sta studiando di mettere nero su bianco la sua futura infattibilità, dovrebbe invece potere ripetersi in futuro, a Dio (anzi a Maria) piacendo. Sia Venezia che Rimini hanno incaricato alcuni tecnici di verificare la “condition report”, cioè il termine usato dal mondo dell’arte per certificare lo stato di conservazione di un’opera in un preciso momento. Nel caso in questione, durante i giorni della permanenza della statua a Rimini. Per questo sono stati incaricati alcuni tecnici dalle due Sopraintendenze coinvolte, della diocesi di Rimini e del Patriarcato di Venezia: si tratta della restauratrice Serena Brioli, Johnny Farabegoli, responsabile dell’ufficio beni culturali della diocesi; Luca Giorgini e Margherita Mazzotti della Soprintendenza di Ravenna; il rettore delle Grazie don Giuseppe Giovanelli, don Gianmatteo Caputo (architetto) delegato patriarcale per i beni ecclesiastici di Venezia, Maria Ilaria Garavelli, storica dell’arte della Soprintendenza di Venezia.

Le operazioni per il trasporto e il viaggio di ritorno a Venezia
Don Giuseppe, non si è mai chiesto “chi gliel’ha fatto fare”?
<No, ma già nei primi giorni del mio arrivo mi sono reso conto che non sarei riuscito a stare dietro a tutta questa struttura da solo. Di bello e buono c’è che sono numerosi i laici e i fedeli che arrivano qui ad aiutarmi. Del resto il mio intento è quello di far tornare questo santuario un luogo di proposta di significato e di fede, non un semplice luogo turistico>.
Un’ultima cosa per correggere un errore (peraltro già rettificato) del sito della Madonna delle Grazie circa l’orario delle messe: lunedì, mercoledì e venerdì ore 6,30; martedì, giovedì, sabato ore 17; festivo ore 9,30, 11,30, 17.


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