La statua della Madonna delle Grazie è tornata in laguna: in migliaia per vederla per la prima volta in 740 anni al Santuario

La statua della Madonna delle Grazie è tornata in laguna: in migliaia per vederla per la prima volta in 740 anni al Santuario

Don Giuseppe Giovanelli: "Si è trattato di uno di quei miracoli dei quali spesso non ci accorgiamo. È stata la Madonna stessa a convocare questa marea di persone. Fra l’altro anche di gente che di solito non frequenta la chiesa o che la frequenta saltuariamente. Persino di persone che si dicono atee"

Ora che la statua della Madonna delle Grazie di Rimini è tornata nella laguna di Venezia, dove una mano non di uomo l’aveva condotta nel lontano 1286, torniamo a scrivere di questa storia per delineare i contorni di quello che, senza tema di smentita, possiamo considerare un vero e proprio miracolo. Più volte negli ultimi tempi Rimini 2.0 ha parlato del santuario della Madonna delle Grazie per le sue vicissitudini, un luogo vivo che rappresenta per la città di Rimini ma anche per tutto il circondario, uno spirito popolare di fede che rischia di andare dimenticato o, al più, di trasformarsi in un monumento come un altro.

La cerimonia del falò dove sono stati bruciati 4mila bigliettini con le intenzioni rivolte a Maria

Il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, è arrivato a metà del suo cammino ma l’evento dell’arrivo (dal 3 al 10 maggio)  della statua della “Madonna del Battello” custodita nella piccola chiesa di San Marziale a Venezia, ha incrementato enormemente l’afflusso di fedeli: alcune migliaia, come dimostrano gli oltre 4mila biglietti di intenzioni di preghiera che i fedeli hanno indirizzato a Maria e depositato nell’urna ai piedi di questa statua e che sono stati bruciati nel piazzale della chiesa domenica sera al termine del rosario e anche le 5mila ostie delle comunioni distribuite in quei giorni. Ne parla con discrezione lo stesso rettore del santuario delle Grazie a Covignano, don Giuseppe Giovanelli, che dall’ottobre 2023 è subentrato nella gestione della chiesa dopo l’abbandono, doloroso seppure inevitabile, dei frati francescani.

Don Giuseppe racconta delle difficoltà logistiche ed economiche affrontate per organizzare l’evento e non nasconde che, appena una dozzina di giorni prima, ha pensato di non potere riuscire nell’intento e stava per gettare la spugna; invece la sera prima della comunicazione dell’assenso arrivata da Venezia, il rettore alla chiusura serale della chiesa s’è rivolto con una preghiera direttamente a Maria, più o meno con queste parole: <Maria noi ce l’abbiamo messa tutta per riportarti qui. Sembra proprio che non ci si sia riusciti, ora se vuoi pensaci Tu>. Il mattino seguente è arrivato l’ok.
Come nel terzo film del 1955 della saga “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, il tema della pellicola è ben descritto dalla frase: <L’uomo propone e Dio dispone>; così nella storia che raccontiamo l’impegno umano ha incrociato la fede religiosa. O meglio, quello che tutti (o quasi) chiamano Dio, si serve di braccia e voce umane per entrare in dialogo con l’uomo.
L’idea venne ad appena un mese dall’arrivo nel santuario riminese del nuovo rettore, don Giuseppe Giovanelli, che in chiesa ha visto la targa di questa statua che ne ricostruiva la storia a cura del responsabile di allora frate Luciano Fanin, ora è nel convento di Villa Verucchio. Rimini2.0 lo ha già scritto che intorno al 1286, esattamente 740 anni fa, sul colle di Covignano, denominato al tempo Monte di Mezzo, un giovane e creativo pastore di nome Rustico, trovò un tronco d’albero che gli riporta alla mente una figura umana femminile. Incominciò ad intagliarlo per rendere più belli i contorni ma, arrivati al viso, nonostante numerosi tentativi, incapace, si fermò. Finche due giovani, che nessuno conosceva, si offrirono come scultori ma vennero subito allontanati. Nonostante ciò, la statua prese le fattezze da sola e i due ragazzini, che sparirono subito dopo il fatto, vennero definiti “angeli”. Della vicenda anche il vescovo di allora venne attratto e si mobilitò per seguire le indicazioni dei due ragazzini: mettere la statua su di un’imbarcazione senza remi e lasciarla andare trasportata dalle correnti dell’Adriatico. Alcuni pescatori la seguirono fino all’approdo a Venezia sulle rive di San Marziale, la piccola chiesa dove venne accolta la “Madonna del Battello”. Una chiesa che però, chiosiamo noi oggi, spesso purtroppo si trova chiusa.

Insomma, i 730 anni di quell’evento andavano celebrati a dovere e dal santuario delle Grazie è partita una prima richiesta ai responsabili dei beni culturali del patriarcato di Venezia. Richiesta alla quale, nonostante alcuni solleciti, è seguito solo un lungo silenzio, al termine del quale la risposta è stata “no”. Il diniego spiegava i motivi e cioè  le delicate e complesse condizioni di fragilità della statua. Ma, si sa, i riminesi quando vogliono, sanno usare i “tasti giusti”. O, se più vi piace, l’uomo propone ma Dio dispone: il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi e il patriarca di Venezia Francesco Moraglia si conoscono bene, perché entrambi genovesi. C’è da dire inoltre che anche la Soprintendenza ai beni culturali di Venezia s’è tuttavia convinta all’assenso del viaggio della statua, peraltro restaurata solo qualche anno fa. Il Patriarcato di Venezia si è prodigato oltre ogni dire per superare queste difficoltà. Così la richiesta fu ripetuta e la risposta, stavolta positiva, è arrivata attorno al 23 aprile a una decina di giorni dall’apertura dell’evento, anche se a precise condizioni e per un periodo di tempo limitato. Non certo cioè per tutto il mese di maggio come inizialmente chiesto da Rimini. In una settimana i responsabili veneziani che quelli riminesi si sono accordati sul da farsi. Solo un aneddoto che fa sorridere: un esponente della delegazione veneziana, facendo richiesta di una particolare attenzione alle condizioni climatiche e con le previsioni che davano pioggia, chiese ai riminesi di monitorare lo stato di umidità dell’ambiente nel periodo di permanenza riminese della statua. A questo punto un componente della delegazione riminese ha replicato: “Beh! Una simile obiezione ce la saremmo attesa da tutti, fuorché da un veneziano!”. Comunque i nomi ora sono d’obbligo, anche dal punto di vista giornalistico, per dare a Cesare quel che è di Cesare e per dire che questo evento, per il quale la Soprintendenza veneziana sta studiando di mettere nero su bianco la sua futura infattibilità, dovrebbe invece potere ripetersi in futuro, a Dio (anzi a Maria) piacendo. Sia Venezia che Rimini hanno incaricato alcuni tecnici di verificare la “condition report”, cioè il termine usato dal mondo dell’arte per certificare lo stato di conservazione di un’opera in un preciso momento. Nel caso in questione, durante i giorni della permanenza della statua a Rimini. Per questo sono stati incaricati alcuni tecnici dalle due Sopraintendenze coinvolte, della diocesi di Rimini e del Patriarcato di Venezia: si tratta della restauratrice Serena Brioli, Johnny Farabegoli, responsabile dell’ufficio beni culturali della diocesi; Luca Giorgini e Margherita Mazzotti della Soprintendenza di Ravenna; il rettore delle Grazie don Giuseppe Giovanelli, don Gianmatteo Caputo (architetto) delegato patriarcale per i beni ecclesiastici di Venezia, Maria Ilaria Garavelli, storica dell’arte della Soprintendenza di Venezia.

Le operazioni per il trasporto e il viaggio di ritorno a Venezia

A testimonianza della straordinarietà dell’evento, sia all’arrivo ma soprattutto alla partenza della statua, erano presenti tantissimi fedeli a salutare la Madonna di Rimini, segno di un affetto e una devozione popolare diffusa. Don Giuseppe, felice di questo partecipe afflusso, sottolinea che <si è trattato di uno di quei miracoli dei quali spesso non ci accorgiamo. È stata la Madonna stessa a convocare questa marea di persone. Fra l’altro anche di gente che di solito non frequenta la chiesa o che la frequenta saltuariamente. Persino di persone che si dicono atee. Tutto questo va nella direzione dell’obiettivo di rifondare la spiritualità di questo luogo così particolare e i cui confini sono ben oltre quelli della parrocchia tradizionale. Fra l’altro _ dice infine don Giuseppe _ alcuni volontari, che non mancano mai all’appello, mi stanno dando una mano sia nell’opera di manutenzione e pulizia, sia nell’approntare e ripristinare il bosco nel quale è sorto questo santuario, nato da una celletta e ampliatosi fino alla struttura attuale. Un bosco attrezzato a tre chilometri di distanza dal centro urbano di Rimini>.
Don Giuseppe, non si è mai chiesto “chi gliel’ha fatto fare”?
<No, ma già nei primi giorni del mio arrivo mi sono reso conto che non sarei riuscito a stare dietro a tutta questa struttura da solo. Di bello e buono c’è che sono numerosi i laici e i fedeli che arrivano qui ad aiutarmi. Del resto il mio intento è quello di far tornare questo santuario un luogo di proposta di significato e di fede, non un semplice luogo turistico>.
Un’ultima cosa per correggere un errore (peraltro già rettificato) del sito della Madonna delle Grazie circa l’orario delle messe: lunedì, mercoledì e venerdì ore 6,30; martedì, giovedì, sabato ore 17; festivo ore 9,30, 11,30, 17.

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