Il meccanismo è chiaro e si ripete ogni volta: sbeffeggiare chi vorrebbe prevalere l'interesse pubblico (il bene archeologico) sul bene privato. Infarcendo il racconto di tesi date per certe e di mezze verità. Però è anche vero che il centrodestra rende alla sinistra locale il compito molto facile
L’assessore Lari, ovvero l’unico amministratore locale che ne ha competenza, ha rilanciato – legittimamente – l’idea di mantenere coesistenti l’Anfiteatro e il CEIS, ma si è ben guardato – e si guarda bene – dal dire che “sotto non c’è niente da scoprire” o che tutti gli atti amministrativi e autorizzativi sono a posto. Anche perché la stessa Gonzato pare abbia ribadito l’insuperabilità del vincolo del 1914 e sul tema si sta attivando anche l’Avvocatura dello Stato. Come andrà a finire lo scopriremo. Ma forse sarà tardi. Anche perché la “macchina” è attivata e attiva, anche se poi qualche sbavatura dettata dalla foga o dal nervosismo si nota sempre più spesso: ad esempio c’è il suddetto vincolo (per decreto e non un ope legis qualsiasi), cose che il cittadino medio non conosce benissimo, così basta lanciare una verità qualsiasi dall’alto in basso per chiudere ogni discorso: “Le amministrazioni sui vincoli della soprintendenza non possono intervenire, studia” attacca Melucci sui social riferendosi alle colonie, il cui destino è a suo dire in mano sempre e solo al Governo (ovviamente sempre a quello di centrodestra, perché quelli a lui vicini non avevano la possibilità di intervenire, evidentemente?). Ma se vale per le colonie marine, per l’Anfiteatro invece il Comune può fare come vuole e superare o bypassare i vincoli con i suoi nulla osta? Anche questa si vedrà come andrà a finire solo in futuro.
Nel frattempo, però, c’è questa solita propaganda al contrario che alla sinistra viene benissimo per diverse ragioni: la prima è perché ha più “truppe” degli altri, la seconda perché gli altri – in questo caso le opposizioni – cadono spesso nel tranello e dopo qualche titoletto sui giornali (i soliti titoli in verità) fanno spallucce, come se il loro l’avessero già fatto. Dando ragione a chi li accusa di fare propaganda ciclicamente.
Così è facile.
Ma in questo caso, come in tanti altri, quando la sinistra deve ricorrere a questi mezzucci è costretta a esporre il suo lato più intollerante e assolutista: noi abbiamo ragione a prescindere, insomma. E gli altri sono come dei cagnolini che abbaiano un po’, non ci fanno paura.
Però intanto la macchina della propaganda difensiva l’hanno dovuta azionare…
Il caso dell’Anfiteatro è un tasto dolente per la sinistra cittadina, perché imporre l’oblio su un bene culturale come è un sito archeologico romano a favore di un bene privato (per quanto lodevole) manda in cortocircuito chi crede in certi valori, e soprattutto chi di solito vota chi li dovrebbe rappresentare quei valori. Anche per questo la macchina è bene che scatti subito e sia cattiva e determinata!
E funziona, caspita se funziona.
Quasi sempre.
Il quasi è fondamentale. Perché se è vero che l’amministrazione comunale non farà mai retromarcia sbugiardando se stessa e chi le cura la propaganda, non di meno questa difesa a oltranza del CEIS (che va difeso, ma il CEIS può essere spostato, l’Anfiteatro no) crea imbarazzi assurdi, anche solo per dover spiegare all’infinito che “non è l’asilo dei compagni”. Nel dirlo, visto che nessuno ha mai accusato il CEIS di essere un sodalizio della sinistra, mostra il fianco. Ed è lì che può costruirsi una proposta alternativa e unitaria del centrodestra e degli altri gruppi politici e civici, perché è lì che la città li attende. Non per abbattere il muro rosso di governo ininterrotto da 70-80 anni, che può far breccia in qualche nostalgico ma non in una società fluida come quella attuale dove i militanti sono praticamente spariti da una parte e dall’altra. Ma per dare alla città un’alternativa credibile, una proposta realizzabile, una visione di come Rimini possa evolversi.
Gli ingredienti ci sono tutti: sul tema la sinistra è in difficoltà per le ragioni suddette (deve difendere un bene privato a scapito di un bene pubblico), il Governo centrale potrebbe essere a favore di un progetto di spostamento del CEIS e di recupero archeologico, si potrebbe muovere un investimento in cultura capace di generare dinamiche positive a livello accademico quanto a livello turistico, uscendo finalmente da tutte quelle idee strampalate che durano una stagione e che non de-stagionano mai.
Ma il condizionale è d’obbligo, perché anche se la propaganda difensiva è un mezzuccio, è altrettanto vero che l’alternativa non è ancora così matura, palese e determinata come dovrebbe essere a un anno dalle elezioni. Non lo è per il programma di governo, non lo è per l’Anfiteatro. E la sinistra se la gode, giustamente. Fino a che verrà attaccata, se la godrà. Hanno ottant’anni di esperienza nel rimbalzare le critiche e anche se non riescono più a imporre l’ideologico “noi siamo meglio a priori”, si accontentano dell’essere i “meno peggio”. Basta quello, per ora, a vincere le elezioni. Ma a Rimini non basta più, non le basta più inaugurare qualche cantiere di progetti ormai vecchi di anni o tagliare nastri a opere per le quali si è festeggiato quando le hanno ideate quelli prima, si è
Chi lo proporrà, vincerà


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