L’Anfiteatro romano come fucina di eventi internazionali, perfino i tunisini l’hanno capito. Il caso di El Jem, aspettando che parta anche Milano. Invece a Rimini, quando?

L’Anfiteatro romano come fucina di eventi internazionali, perfino i tunisini l’hanno capito. Il caso di El Jem, aspettando che parta anche Milano. Invece a Rimini, quando?

In Tunisia il recupero ha portato eventi di richiamo internazionale, quello che vuole ottenere anche Milano con l'opera lanciata in questi mesi. Solo Rimini continua a tenerlo sepolto, nascosto e inutilizzabile

L’Anfiteatro romano di El Jem in Tunisia, antica Thysdrus, è uno dei più grandi e meglio conservati del Nord Africa, in grado di ospitare 35.000 spettatori. Come tanti edifici del passato subì varie traversie dopo il loro abbandono; dall’espoliazione del materiale con cui era stato edificato per la costruzione del villaggio limitrofo di El Jem, e della Grande moschea di Qayrawan. Ebbe in seguito anche una parziale distruzione durante un conflitto con gli Ottomani durante il lungo periodo che dominarono la Tunisia, quando i Turchi usarono l’artiglieria per stanare i ribelli nascosti al suo interno.

In seguito fu sede di abitazioni tra il XIII° e XIX° secolo e al tempo del periodo di dominio coloniale francese in Tunisia venne liberato da quella sua ultima funzione, e si intrapresero le iniziative per il suo restauro rendendolo come appare oggi tramandato ai posteri. Nel 1979 fu dichiarato Patrimonio mondiale dell’Unesco, ed al suo interno si celebrano iniziative quali combattimenti di gladiatori simulati, concerti di musica antica e rappresentazioni teatrali; oltre a laboratori di mosaici, attirando migliaia di turisti che vogliono rivivere l’atmosfera dell’antica Thysdrus, famosa per i suoi eventi pubblici e la sua imponenza, ed anche il Festival Internazionale di Musica Sinfonica di El Jem.

Un altro recupero virtuoso come quello narrato di recente che ha visto Milano valorizzare il suo importante monumento romano (qui).

Anche Rimini ha un anfiteatro, Importantissimo in passato come del resto lo era la città, ma mutilo abbandonato per l’indifferenza di una città assente e sorda a certi temi culturali, presa da pacchiane, vacue, e banali festicciole da strapaese che ci accompagnano ciclicamente come l’influenza autunnale. Il nostro monumento non è nello stesso stato di quello di cui abbiamo brevemente narrato la storia, ma avrebbe le medesime opportunità di impiego per la città, e per attrarre un tipo di turismo colto che latita assai dati i modelli locali proposti; specie dopo la scomparsa nel nulla di alcune interessanti iniziative che si organizzavano in passato, durante le amministrazioni cittadine più illuminate ma mai all’altezza del valore della nostra storia. Perché al di là della presenza di strutture visibili o negate, come nel nostro caso, vale sempre il sito, la sua peculiarità, la sua storia e le sue potenzialità.
Il nostro anfiteatro non è visibile anche perché una consistente parte è ancora sotterrata e mai scavata, ma che se scoperta ci potrebbe riservare non poche sorprese. Invece resta ostaggio di una insensata logica ormai conclamata, che assegna una maggiore importanza storica ad un soprastante insediamento, ed anche ad una cabina di trasformazione elettrica per la ricarica di mezzi pubblici, costruita nelle immediate vicinanze. Ma quel che è peggio è lo spregio dei vincoli archeologici e degli strumenti urbanistici, già peraltro prodotti, che lo dovrebbero tutelare, rendendo un esempio non proprio edificante riguardo il rispetto delle regole. E il tutto continua ad andare in scena con un consolidato copione articolato da disinteresse cittadino diffuso per le proprie radici, e da un’inerzia della politica tutta, tranne l’attività di qualche isolato componente di essa che però si scontra contro un muro di assurdità ben solidificato nel tempo.
Altrove i monumenti che il glorioso passato ci ha tramandato rappresentano l’anima di una comunità; li si conservano con orgoglio per il futuro, si valorizzano e si utilizzano in maniera intelligente. Da noi, ad andare bene (si fa per dire), si reinterpretano bizzarramente, si mortificano, quando non si ignorano o si sottraggono alla dignità che spetterebbe loro.
E questa è Rimini, pretenziosa città della cultura che non ha neppure l’umiltà di copiare veri edificanti esempi che la interpretano realmente.

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