Lettera: chi dobbiamo ringraziare se ci siamo colorati di arancione

Lettera: chi dobbiamo ringraziare se ci siamo colorati di arancione

Era tutto prevedibile ma ci caschiamo dentro ancora una volta, vanificando i sacrifici già fatti...

È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta, da zona gialla siamo stati promossi in quella arancione, e penso che Rimini abbia dato in questo un sensibile contributo, e i dati lo dimostrano.
Quindi ringraziamo vivamente chi non ha potuto fare a meno della “movida”, chi, poiché i bar chiudono alle 18, l’aperitivo lo ha fatto in mattinata spesso in strada ed in promiscuità con il traffico pedonale, e chi non ha rispettato o non ha fatto rispettare le poche regole imposteci per condurre una vita normale senza eccessi. E coloro che non hanno rinunciato alle vacanze all’estero in Paesi ad alto tasso di infezione.

Quanto dichiarava il presidente Bonaccini il 21 ottobre scorso

Ma anche chi solo oggi, con un’ordinanza, si accorge degli assembramenti dopo avere permesso di riempire di tavoli e sedie molti parcheggi della marina, il Centro storico, e dopo avere organizzato inutili sagre estive ed autunnali; forse per un pugno di voti o di popolarità. E chi ha chiuso il Teatro anticipando addirittura il successivo DCPM, con scarsi controlli poi a quelle attività più a rischio. Oggi pagano caro tutte le categorie economiche e culturali, specie quelle che hanno agito sempre diligentemente; perché, come al solito, non si è fatta una cernita seria di chi poteva o meno continuare ad operare e in quale condizione, ma si è attesa l’emergenza per colpire indistintamente.
Era tutto prevedibile, lo si diceva già da inizio anno che in autunno ci saremmo trovati in condizione di pericolo, ma ci siamo nuovamente cascati vanificando i sacrifici già fatti, e amareggiati per quelli che dovremo fare sempreché non vi siano altre conseguenze peggiori.
Ancora grazie quindi, sperando che costoro, con la loro creatività fin qui mostrata, non trovino il modo di recarci nella fase successiva; la promozione in zona rossa.

Salvatore de Vita