Lo studio tecnico di Rimini che sforna progetti in tutto il mondo, compreso il nuovo stadio che ospiterà la Coppa d’Africa

Lo studio tecnico di Rimini che sforna progetti in tutto il mondo, compreso il nuovo stadio che ospiterà la Coppa d’Africa

Il Japoma Stadium in Camerun, la boutique Armani a New York, l'aeroporto di Shenzhen. Ma anche la sede della Ferrari, il grattacielo della Regione Piemonte e diverse opere a Rimini. "Mi piace misurarmi con una dimensione più grande", dice l'ing. Gilberto Sarti. Che parla anche della burocrazia un po' troppo pesante che da noi tarpa le ali all'edilizia, dei significativi interventi nel centro storico, del parco del mare e del grattacielo: "Potrebbe diventare una icona positiva".

Uno degli stadi che ospiteranno le finali della Coppa d’Africa nell’estate del 2019 vede coinvolto uno studio tecnico di Rimini. Ad occuparsi della progettazione e direzione lavori per la parte strutturale del Japoma Stadium di Douala (nella foto in alto), è l’equipe dell’ingegner Gilberto Sarti. “Scusi il ritardo ma ero al telefono per un nuovo progetto in Cina, fra due giorni parto per il Camerun, poi passo un attimo in Senegal per un albergo…”, dice lui quando lo incontriamo per l’intervista che ci ha concesso.

Chiamiamolo Sarti Engineering perché il mondo è il campo d’azione di questa realtà affermata nella ingegneria strutturale, pur mettendo a segno anche lavori architettonici di rilievo. E in Cina cosa state facendo? “Collaboriamo al cantiere del Beijing Cbd Cultural Center, un centro culturale da 20 mila mq che si trova nel cuore di Pechino”. L’opera porta la firma di Massimiliano e Doriana Fuksas, che anche in Cina hanno all’attivo grandi progetti, come l’aeroporto internazionale Shenzhen Bao’an e la torre per uffici “Guosen Securities Tower”, 228 metri di altezza, 52 piani, solo per citare due dei più famosi. L’ing. Sarti collabora da anni con l’archistar Massimiliano Fuksas, anche a questi progetti.
Ma pure in Italia lo studio di Rimini non scherza e spazia dal fieristico al residenziale, dal commerciale agli edifici di culto, dallo sport agli uffici. Le tribune del circuito del Mugello, il palazzo dei Congressi Eur di Roma, il quartier generale della Ferrari a Maranello, il padiglione della Lituania all’Expo, il grattacielo della Regione Piemonte, la Fiera, il 105 Stadium, la Domus del Chirurgo e la sede della Provincia in via Dario Campana a Rimini, l’Eataly di Forlì, sono alcune delle “creature” che hanno visto protagonista lo studio Sarti.
“A Rimini lavoriamo, abbiamo fatto e facciamo diversi interventi ma i lavori più importanti sono all’estero, mi piace misurarmi con una dimensione più grande”, spiega l’ingegnere.

La Domus del Chirurgo

Cosa pensa di Rimini, dove il settore delle costruzioni è un po’ fermo e il gigantesco “parco” alberghi non si rinnova? “Come un po’ in tutta Italia anche a Rimini c’è stato un rallentamento, direi significativo, non solo dal punto di vista delle nuove costruzione ma anche per tutto quello che ci sarebbe da riqualificare. Non sto parlando di metri cubi in più, ma di interventi su quello che è già costruito”, risponde. “In più l’alberghiero ha avuto una contrazione nei valori immobiliari. Ma considerato che si va sempre più verso la destagionalizzazione e che il fieristico consente ormai di lavorare anche nella stagione invernale, direi che riqualificare sia molto importante e quasi un obbligo, non stare al passo significa soccombere”.

Cosa bisognerebbe fare per azionare la leva della riqualificazione? “Molto si sta facendo. Nel centro storico sono in corso interventi significativi, che possono fare solo bene e portare valore aggiunto”.

Il Rhike Park di Tbilisi in Georgia

C’è un freno, che si potrebbe togliere, che a Rimini rallenta gli interventi sul patrimonio edilizio? “Quello che riscontro è una incidenza della burocrazia un po’ troppo pesante rispetto all’estero ma anche ad altre parti d’Italia e la conseguenza è una sorta di paralisi che si abbatte non solo sul privato ma anche sulla città in generale: l’impresa e gli artigiani che non lavorano, il Comune che non incassa gli oneri, eccetera. Tutto rischia di bloccarsi a causa di ingranaggi abbastanza insignificanti e questo appesantisce molto il settore dell’edilizia”.

All’estero invece come si lavora? “Si realizzano progetti che da noi richiederebbero anni, in breve tempo, non c’è quella giungla burocratica che in Italia taglia le gambe”.

A cosa metterebbe mano nella nostra città per renderla più attrattiva? “Abbiamo una bella spiaggia, enorme, che è un punto di forza notevole, già adesso è viva ma se venisse valorizzata al meglio…”

Ora c’è in ballo il parco del mare ma già dagli anni 90 si parla della nuova “cartolina” (col progetto di Ambasz) e del lungomare senza che si sia concretizzato nulla. “Bisogna stringere”, commenta l’ingegner Sarti senza scomporsi e senza accennare alla minima polemica. “Il parco del mare non è una operazione semplice, a partire dal coinvolgimento dei privati”.
Ma lei preferiva un lungomare modello Foster, Nouvel, de Smedt, oppure ritiene sia meglio un altro approccio? “Quello è stato un momento che ormai è passato. Occorre prendere una direzione e seguirla, tutto è possibile. Altrove hanno preso un pezzo di deserto e l’hanno trasformato. Dubai è diventata quello che è a partire da una scommessa perseguita con lungimiranza. A Rimini partiamo da un background diverso e può andare bene anche il parco del mare”.

L’ing. Gilberto Sarti all’interno della boutique Armani 5th Avenue di New York, uno dei progetti internazionali dello studio riminese

Quale altra opportunità vede a Rimini per valorizzare parti della città? “Tante. Anche il grattacielo, che attualmente è abbastanza anonimo, potrebbe diventare una icona positiva, anche solo agendo sulla illuminazione”.

E’ più bella la “nuvola” che Fuksas ha progettato a Roma oppure la cosiddetta “astronave” di via della Fiera? “Sono progetti molto belli entrambi. Quello di Roma, al quale ho collaborato, è nato con delle prerogative diverse e si è sviluppato soprattutto sotto terra, mentre a Rimini aveva senso fare quello che si è fatto”.

Nel 2013 la giunta comunale ha introdotto la famosa variante “anti cemento” che ha avuto ripercussioni su un progetto che lei ha seguito, quello dell’ex Corial, al momento bloccato e con tanto eternit che rimane da togliere.
“Nel cambio di giunta c’è stata una inversione di tendenza, non entro nel merito delle scelte di una amministrazione comunale: bisognerebbe valutare caso per caso le conseguenze. Per l’ex Corial i tempi lunghi delle decisioni amministrative, la crisi e poi la variante intervenuta hanno sicuramente inciso nello stallo attuale. Io non seguo più il progetto, immagino che se fosse andato avanti il primo progetto, coi permessi rilasciati nei tempi dovuti, probabilmente oggi sarebbe finito”.