Noi della Pedrolara

Noi della Pedrolara

Un paese ci vuole. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo...Riflessioni a margine della presentazione del libro di Giorgio Giovagnoli.

“E poiché oggi soffro per le ingiustizie che vedo attorno a me, non posso non pensare che qualcuno sarà responsabile di tutto questo….” G.G.

Giuro. Non parlerò di zuzzerelloni attempati ed anche un po’ permalosi, ma credo che l’unica arma che forse c’è rimasta, sia l’ironia.
Prendersi in giro, sorridere dei nostri difetti, scherzare come era abitudine, dare ogni tanto sfogo alla patacaggine, fa bene al cuore come dice e Dutor Giancarlo Piovaccari, e all’anima alla quale da ex allievo salesiano, W Don Bosco, profondamente credo. Insomma dai de gasss, sostiene la mia amica Ermanna da Furlè, e inoltre fa molto bene ritrovarsi con gli amici a Coriano (dove è nata la Piada), a leggere e commentare il “Racconto della Pedrolara” di Giorgio Giovagnoli. Eravamo un centinaio, gente in piedi, nella saletta del bellissimo Teatro Comunale e nonostante assenze importanti, non posso nascondere che l’emozione di Giorgio è stata ampiamente condivisa. Il mio compito era presentare il libro e al solito sono andato fuori tema.
Perché sono così: non seguo il copione, lo scritto, non leggo come un pappagallo il foglietto, vado a braccio come Paietta, dico quel che penso, quando voglio e lo scrivo anche. Me lo posso permettere, vado in direzione ostinata e contraria, parole e musica di Fabrizio De Andre.
G.G. è un animale politico nel senso aristotelico del termine; uno che ha partecipato e partecipa alla vita della polis, della comunità; questa è la nobiltà, l’impegno di ogni uomo degno di questo titolo. Non mi sono mai piaciuti i paraculos, gli ignavi, gli indifferenti, gli opportunisti, gli ipocriti, i moralisti, i senza bandiera, o quelli che di bandiere ne hanno avute tante e hanno percorso e militato in tutto l’arco costituzionale, partendo dalla sinistra extraparlamentare.
I Lotta-Continua con il cuore a sinistra e il portafoglio ben gonfio a destra, quelli che Franza o Spagna purché se magna.
Ma noi siamo della Pedrolara, e amiamo Cesare Pavese che scrive nella “Luna e i Falò”: un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo…
Rurali sempre!