Il "Caro Diario" di Stefano Benaglia di oggi è dedicato alle ultime operazioni dell'Amministrazione Comunale, che stanno infilando la città "in una spirale liberista degna della peggior politica globalista, dove tutta la programmazione e la gestione di questo processo viene lasciata al mercato"
Caro Diario, forse il Sindaco si è sentito sollecitato dai numerosi interventi che evidenziavano un sostanziale immobilismo, perché in queste ultime settimane abbiamo assistito a una serie impressionante di annunci. Ne analizzo tre.
Nuovo padiglione fieristico. Sono tutto sommato d’accordo con la necessità di creare un nuovo padiglione che possa ampliare l’offerta fieristica e al contempo creare un contenitore per manifestazioni sportive e musicali. Però credo che il bilancio per la città non sia così equo. Nei fatti non torna nulla in termini di infrastruttura alla città: niente nuove strade, niente compensazioni se non un parco che sa più di greenwashing che di una vera opera pubblica. Anche l’eventuale casello autostradale sarebbe a totale servizio del quartiere fieristico. Se da una parte l’utilità è fuori discussione è tanto vero che a beneficiare di questo investimento in maniera diretta è solo IEG, che è una società per azioni. Si poteva fare meglio, soprattutto in termini di mitigazione del traffico. Metto lì un’idea: oggi i visitatori arrivano in macchina negli hotel dove soggiornano e una navetta li va a prendere per portarli in fiera. Sarebbe da valutare di far esattamente l’inverso: far parcheggiare tutti al nuovo parcheggio fiera e da lì portarli negli hotel con la navetta, liberando di fatto le strade dal parcheggio selvaggio.
Nuova piazza Miramare. Come non essere d’accordo con questa operazione, è impossibile. Ma siccome a me piace scavare un po’ più a fondo rispetto ai comunicati trionfanti, vorrei puntualizzare alcune cose. Come mai si spendono 2,5 milioni di euro per comprare e demolire due hotel per creare un’area verde da 750 mq mentre a Rimini Nord c’è un’area verde di 130.000 che aspetta di essere acquisita? La domanda è da fare prima di tutto ai consiglieri eletti a Rimini Nord, che non sono riusciti a mettere sul piatto lo stesso intervento anche nel nostro quadrante di città. Ma la vera curiosità è sapere come siamo arrivati a identificare questi due hotel? Perché proprio quei due? Di chi sono quegli hotel?
Variante PSC RUE. Ho già espresso il mio disappunto totale sulle modalità, i tempi e le fughe di notizie ai soliti amici che hanno accompagnato la gestazione di questa variante, che nei fatti premia solo gli hotel ma non aggredisce in nessun modo i problemi strutturali del nostro turismo. Si tratta di un’operazione portata a compimento dalla lobby degli albergatori, che legittimamente fanno i loro interessi, e che sono riusciti a farsi fare un provvedimento che possiamo definire Tana Libera Tutti. Nei fatti il nostro modello turistico finisce con l’approvazione di questo provvedimento: niente più hotel per famiglie, niente più pensione completa, niente più modello familiare. Dall’approvazione della variante saremo invasi di staff hotel, co-living, co-housing, ostelli e RTA. Un’offerta turistica utile al nuovo modello che abbiamo sperimentato in questi ultimi anni e che il ponte del 2 giugno ci ha confermato: boom di presenze solo per gli eventi musicali e fieristici che mitigano il fatto che il turismo balneare e culturale è completamente tramontato. Basta guardare cosa è rimasto del weekend scorso in questi giorni: le briciole. Spiagge vuote, passeggiata serale inesistente.
Caro Diario, la città si sta infilando in una spirale liberista degna della peggior politica globalista, dove tutta la programmazione e la gestione di questo processo viene lasciata al mercato. Basta dimostrare l’antieconomicità della propria gestione alberghiera per ottenere il cambio di destinazione verso una delle formule proposte. La fiera può ampliarsi in maniera corposa inseguendo un profitto privato senza lasciare nulla ai cittadini come contropartita. Le pressioni politiche possono decidere quali fortunati proprietari si vedranno acquisiti a prezzo di mercato i propri hotel abbandonati. Una nota che aiuta a capire come siamo arrivati a questo: i decisori di queste scelte strategiche sono tutti albergatori, sempre gli stessi che da oltre 30 anni siedono ai vertici delle associazioni turistiche e di categoria. Gli stessi che ci hanno portato in questa situazione sono gli stessi chiamati a risolvere il problema. Stiamo assistendo al canto del cigno della fu capitale del turismo, diventata un laboratorio di economia neoliberista e terra di conquista per soggetti dal dubbio curriculum. Qualcuno ha il coraggio di chiamarla un’amministrazione di sinistra.
Stefano Benaglia
Stefano Benaglia


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