La Politica deve indicare la direzione. La competenza – pubblica e privata – deve costruire il percorso. Senza questa alleanza, ogni riforma rischia di restare incompiuta
La variante del vincolo turistico è un passo atteso, ma da sola non basta. Rimini ha bisogno di rigenerazione reale, tempi certi, coordinamento con il PUG e del contributo attivo di professionisti e tecnici pubblici e privati. È la responsabilità collettiva: guidare il futuro della città, non inseguirlo.
La proposta del Comune di Rimini di ridefinire il vincolo alberghiero, ricondotto a un vincolo turistico meno restrittivo e più coerente con l’evoluzione dell’offerta ricettiva, rappresenta un passaggio atteso da tempo. La necessità di rigenerazione della fascia turistica non nasce oggi. È un problema che si trascina da anni, aggravato da immobilismo, tanta burocrazia, frammentazione proprietaria e perdita di competitività. L’intenzione di ampliare le possibilità di utilizzo delle strutture – RTA (Residenza Turistica Alberghiera), condhotel (strutture alberghiere a gestione unitaria), ostello / super-hostel, forme di co-abitazione quali cohousing (residenziale sociale) e coliving (residenziale collettivo a gestione unitaria, medium-stay per studenti, lavoratori stagionali, senior, staff house) – va nella direzione di un aggiornamento necessario, richiesto da professionisti e imprenditori del settore. Resta esclusa la destinazione abitativa.
Il vero nodo è capire se questo mutamento, da solo, possa innescare investimenti concreti e migliorare l’offerta turistica. Oggi più che mai, il sistema ha bisogno di innovazione sostanziale e visione strategica. Rimini sta vivendo una fase delicata: molti immobili sono fuori mercato; gli investitori valutano con prudenza gli interventi, a causa di incertezze normative e di una burocrazia spesso complessa e lenta; il credito si muove sulle certezze, non sulle intenzioni. La differenza tra un annuncio e una riforma concreta sta nella capacità di tradurre la norma in condizioni operative reali: indici adeguati, tempi certi, stabilità delle regole, coerenza con il futuro PUG previsto dalla L.R. 24/2017, almeno fintanto che il legislatore regionale non la modificherà, come più volte annunciato.
La variante è presentata come progetto pilota replicabile altrove: adozione in primavera, approvazione entro l’autunno. Ma la domanda resta: quando produrrà effetti concreti? Quando sarà possibile protocollare pratiche edilizie valutabili e autorizzabili in tempi certi? Chi da anni si occupa di pianificazione sa che la leva urbanistica, da sola, non genera sviluppo. Serve strategia e strumenti tecnici adeguati.
Se l’obiettivo è rigenerare la fascia turistica, occorre dirlo con chiarezza: la sola attenuazione del vincolo non basta. Serve una scelta politico-strategica esplicita, accompagnata da misure tecniche conseguenti:
1 Rigenerazione reale – demolizioni e ricostruzioni premianti per qualità architettonica, efficienza energetica, sicurezza sismica e innovazione funzionale;
2 Certezza dei tempi e semplificazione – percorsi autorizzativi lineari, responsabilità chiare, tempi definiti;
3 Coordinamento con il PUG – la variante come primo tassello di un piano organico di rigenerazione della costa.
Architetti, ingegneri, geometri, geologi e altri tecnici esperti nei settori dell’uso e della cura del territorio – attraverso i rispettivi Ordini – devono contribuire con analisi indipendenti, proposte operative e valutazioni rigorose. Allo stesso modo, la struttura tecnica comunale rappresenta una risorsa strategica: professionisti competenti ed esperti conoscono il territorio e le sue criticità. Metterli nelle condizioni di lavorare con indirizzi politici chiari, strumenti definiti e procedure semplificate è interesse dell’intera città.
La Politica deve indicare la direzione. La competenza – pubblica e privata – deve costruire il percorso. Senza questa alleanza, ogni riforma rischia di restare incompiuta. Non è tempo di silenzi prudenti. Non è tempo di tatticismi. Rimini non rischia un semplice rallentamento. Rischia, se non affronta con decisione questi nodi, il declino del suo modello economico fondato sul Turismo.
Cambiare un articolo del regolamento urbanistico non è solo un atto tecnico. Costruire il futuro di una città è un atto politico nel senso più alto del termine. La posta in gioco non è una variante. È la responsabilità collettiva: guidare il futuro della città, non inseguirlo.


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