Ora abbiamo la prova: il Malatesta è stato negli Usa. Ma i Musei civici restano una noia mortale

Ora abbiamo la prova: il Malatesta è stato negli Usa. Ma i Musei civici restano una noia mortale

Nell’ultima serie di “Elementary” spunta un brandello dell’affresco nel Tempio Malatestiano. Domanda fatale: perché il Comune spende e spande in cultura ma non è in grado di costruire una rassegna espositiva degna della città?

Sherlock Holmes e la fissa per Sigismondo
Chi ha una qualche venerazione per Sherlock Holmes – il genio razionale creato da quello spiritista di Conan Doyle – non può non aver visto Elementary. La serie, partita nel 2012, funziona. Sherlock abita a New York, nei giorni nostri. Il suo braccio destro, il fedele Dr. Watson, è una audace Lucy Liu, già vista in Kill Bill, firma Quentin Tarantino. Detto in altro modo: va a finire che Sherlock Holmes aveva una fissa per il Malatesta e che costui, lo scaltro SPM, in America c’è stato davvero.

Cosa rappresentano quei cani?
Detto altrimenti: il prode Riccardo Magnani, quello che è convinto che alle spalle dell’affresco che ritrae Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo ci sia la mappa degli Usa, trattato come un cretino a Rimini ma omaggiato come un re dal Corriere della Sera – che gli ha dedicato un ampio servizio riguardo agli studi che legano Leonardo da Vinci al territorio di Lecco – ci dà una buona ‘dritta’. Nella prima puntata della quinta serie di Elementary, trasmessa dalla Cbs, sbuca un pezzo del fatidico affresco. Si tratta del particolare dei due cani che s’incrociano, uno bianco e uno nero, ai piedi del Malatesta. Probabilmente allo scenografo di Elementary piace Piero della Francesca, ora, piuttosto, abbiamo la prova che il Malatesta è attraccato davvero negli Usa. Voi, sbizzarritevi in esegesi simbolica: cosa rappresentano quei cani?

Restiamo al sole dell’ovvietà estiva
La leccornia bibliofilmica mi serve per un paio di considerazioni. Primo: sul Malatesta abbiamo perso una bella occasione. Non tanto nel dimostrare che alle spalle del fatidico affresco si spalanca la carta geografica degli Stati Uniti, chissenefrega, basta il Magnani. Ma per fare ragionamenti ulteriori. Ad esempio, sui legami tra il Malatesta e il vicino Oriente. Ad esempio sull’icona di quel San Sigismondo che somiglia follemente a Gemisto Pletone – secondo i residui pittorici che possediamo. Ad esempio, su quando, davvero, è stata scoperta l’America. Fole, stupidaggini, minchiate? Avete ragione voi, continuate a rosolarvi al sole estivo dell’ovvietà.

Quanto a spendere soldi, il Comune non si tira indietro
La seconda considerazione è questa. Purché si faccia qualcosa, fate qualcosa. Rimini abita in una dimensione parallela al resto del mondo. A Rimini la cultura è emanata unicamente dal Comune. Non ci sono, chessò, associazioni private che fanno mostre importanti. Tutto è in mano al Comune, l’unico dio della cultura riminese. E a me fa girare le balle che un Comune importante come Rimini non abbia, in estate, una programmazione espositiva degna. Con tutto il dovuto rispetto, infatti, la mostra di Jader Bonfiglioli alla Galleria dell’Immagine e quella di Luca Piovaccari alla Far sono mera routine espositiva. Probabilmente vanno bene all’Assessore ‘alle arti’, ma per il misero cittadino o per il povero turista sono proprio poca roba. Sono indegne dell’estate riminese. A meno che non si ritenga il turista un baldo deficiente da spennare, che s’accontenti della spiaggia, della piada e di qualche concertino. Sarò pazzo, sarò un rompicoglioni ma ridico: Rimini ha bisogno di una stagione espositiva degna della sua storia. Non ci vogliono tanti soldi – noi abitiamo nel bengodi della spesa pubblica – ma idee coerenti e tanta voglia di lavorare, quello sì. D’altronde, quando bisogna spendere, il Comune mica si tira indietro. Stando alla Determinazione n. 1503 sono stati spesi 11.059 euro in “atelier didattici di archeodidattica e di creazione artistica, di narrazioni animate, di incontri di arterapia, di percorsi di visita plurisensoriali, teatralizzati” ai Musei Civici; e poi 29.044 euro in “incontri didattici presso i Musei del Comune” (Determinazione n. 1016) e mettiamoci pure i 20.433 euro in “compensi spettanti ai componenti della Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio” (Determinazione n. 1392). Insomma, i soldi ci sono. Le idee no. Va bene fare gli incontri didattici ai Musei, ma sarebbe importante, intanto, farli funzionare bene i Musei, facendoli esplodere in opifici permanenti di cultura, luogo di eventi artistici, di mostre che facciano gridare al miracolo. Qui, invece, tocca guaire allo scandalo.