Stefano Casadei, Segretario Provinciale Azione Rimini: "Tra un centro-sinistra che difende il modello dei dividendi e un centro-destra che non contesta le scelte del proprio Governo, il territorio di Rimini resta senza protezione. Una transizione ecologica seria si fa con il consenso e con vantaggi diretti e cospicui per i cittadini"
La crisi energetica impone un’accelerazione sulle rinnovabili: implementarle è un dovere strategico per l’indipendenza del Paese. Ma se la transizione diventa lo scudo dietro cui si muovono logiche prevalentemente finanziarie che rischiano di impattare sul territorio e gravare sulle bollette, il modello è fallimentare. Il progetto di San Martino in Venti è l’emblema di una politica che sembra aver abdicato al proprio ruolo di tutela collettiva.
Sia chiaro: siamo favorevoli alla transizione ecologica. Ma questa deve andare a beneficio della comunità, non limitarsi a operazioni di estrazione di valore da parte di capitali privati con un ritorno quasi nullo per i cittadini o addirittura un danno per i territori. Il progetto BESS (Battery Energy Storage System) a San Martino in Venti appare invece come un’operazione che va proprio in questa direzione poco auspicabile.
Perché tanta fretta a Covignano? Il segreto risiede nei meccanismi delle aste gestite da Terna (come il mercato MACSE). Per stabilizzare la rete, il sistema garantisce ricavi certi per 15 anni a chi si aggiudica queste gare, a patto di avere già in mano l’Autorizzazione Unica ministeriale. Ottenere il permesso a Covignano non serve solo a costruire, ma equivale a un titolo d’accesso a flussi finanziari garantiti, alimentati dagli oneri di sistema che pesano significativamente sulle bollette. La scelta del sito agricolo appare dettata da una mera convenienza logistica per la vicinanza alla sottostazione esistente, minimizzando i costi d’allaccio per massimizzare il margine economico.
L’opposizione del Sindaco Sadegholvaad, limitata alla sola localizzazione dell’impianto, svela una profonda debolezza politica. Il Sindaco non contesta la logica di chi ottiene rendite certe sui servizi energetici perché è la stessa identica logica del “modello Hera” che la sua amministrazione difende da anni. In questo, il Sindaco è paradossalmente coerente: non può attaccare un modello che estrae profitto dai servizi, se il Comune stesso incassa ogni anno milioni di euro in dividendi dalle bollette di acqua e rifiuti pagate dai riminesi. Finché l’amministrazione comunale beneficerà di questo sistema, non avrà la forza morale per opporsi a chi vuole trasformare il suolo agricolo di Covignano in un asset finanziario. Contestare solo “dove” mettere i container è un diversivo per non ammettere che questa amministrazione ha smesso di tutelare il valore del territorio e delle proprietà dei residenti, preferendo non disturbare il sistema dei grandi dividendi.
Il quadro si completa con il silenzio di quel centro-destra locale molto solerte nel fare le barricate contro l’eolico lontano da casa in nome del paesaggio, su San Martino in Venti sembrano essere caduti in un sonno profondo,probabilmente proprio perchè il meccanismo delle aste gestite da Terna (mercato MACSE), che garantisce ricavi certi ai fondi per 15 anni, è un sistema voluto e gestito dal loro stesso Governo nazionale.
Tra un centro-sinistra che difende il modello dei dividendi e un centro-destra che non contesta le scelte del proprio Governo, il territorio di Rimini resta senza protezione. Una transizione ecologica seria si fa con il consenso e con vantaggi diretti e cospicui per i cittadini, non trasformando le colline in un’area industriale a beneficio di soci e azionisti che probabilmente Rimini non sanno neanche dov’è.
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini
Sia chiaro: siamo favorevoli alla transizione ecologica. Ma questa deve andare a beneficio della comunità, non limitarsi a operazioni di estrazione di valore da parte di capitali privati con un ritorno quasi nullo per i cittadini o addirittura un danno per i territori. Il progetto BESS (Battery Energy Storage System) a San Martino in Venti appare invece come un’operazione che va proprio in questa direzione poco auspicabile.
Perché tanta fretta a Covignano? Il segreto risiede nei meccanismi delle aste gestite da Terna (come il mercato MACSE). Per stabilizzare la rete, il sistema garantisce ricavi certi per 15 anni a chi si aggiudica queste gare, a patto di avere già in mano l’Autorizzazione Unica ministeriale. Ottenere il permesso a Covignano non serve solo a costruire, ma equivale a un titolo d’accesso a flussi finanziari garantiti, alimentati dagli oneri di sistema che pesano significativamente sulle bollette. La scelta del sito agricolo appare dettata da una mera convenienza logistica per la vicinanza alla sottostazione esistente, minimizzando i costi d’allaccio per massimizzare il margine economico.
L’opposizione del Sindaco Sadegholvaad, limitata alla sola localizzazione dell’impianto, svela una profonda debolezza politica. Il Sindaco non contesta la logica di chi ottiene rendite certe sui servizi energetici perché è la stessa identica logica del “modello Hera” che la sua amministrazione difende da anni. In questo, il Sindaco è paradossalmente coerente: non può attaccare un modello che estrae profitto dai servizi, se il Comune stesso incassa ogni anno milioni di euro in dividendi dalle bollette di acqua e rifiuti pagate dai riminesi. Finché l’amministrazione comunale beneficerà di questo sistema, non avrà la forza morale per opporsi a chi vuole trasformare il suolo agricolo di Covignano in un asset finanziario. Contestare solo “dove” mettere i container è un diversivo per non ammettere che questa amministrazione ha smesso di tutelare il valore del territorio e delle proprietà dei residenti, preferendo non disturbare il sistema dei grandi dividendi.
Il quadro si completa con il silenzio di quel centro-destra locale molto solerte nel fare le barricate contro l’eolico lontano da casa in nome del paesaggio, su San Martino in Venti sembrano essere caduti in un sonno profondo,probabilmente proprio perchè il meccanismo delle aste gestite da Terna (mercato MACSE), che garantisce ricavi certi ai fondi per 15 anni, è un sistema voluto e gestito dal loro stesso Governo nazionale.
Tra un centro-sinistra che difende il modello dei dividendi e un centro-destra che non contesta le scelte del proprio Governo, il territorio di Rimini resta senza protezione. Una transizione ecologica seria si fa con il consenso e con vantaggi diretti e cospicui per i cittadini, non trasformando le colline in un’area industriale a beneficio di soci e azionisti che probabilmente Rimini non sanno neanche dov’è.
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini


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