Se due indizi fanno una prova, allora le due notizie lanciate in questi giorni a poca distanza l'una dall'altra (Piano del Verde e 8° posto nella classifica Ecosistema Urbano) potrebbero confermare la strategia del Comune, non riferibile a notizie false o verosimili, bensì ad una probabile operazione di marketing in vista di Ecomondo, la fiera più importante del settore della green economy in Italia. Apparire virtuosi diventa obbligatorio, mcome nascondere il problema più importante di tutti, semplicemente perché riguarda il bene più prezioso che Rimini ha e su cui ha fondato e fonda ancora oggi gran parte della sua economia: il mare
Se due indizi fanno una prova, allora le due notizie lanciate in questi giorni a poca distanza l’una dall’altra potrebbero confermare la strategia del Comune, come fanno del resto molte aziende sul mercato: è il green washing bellezza!
In verità per le aziende c’è una normativa stringente, perché la pratica di marketing ingannevole per apparire più ecologiche di quanto non siano, è perseguibile dalla Direttiva UE 2024/825, nata per contrastare queste pratiche e tutelare i consumatori.
E per gli enti pubblici? Il caso del Comune di Rimini in verità non è riferibile a notizie false o verosimili, bensì ad una probabile operazione di marketing in vista di Ecomondo, la fiera più importante del settore della green economy in Italia. Apparire virtuosi diventa obbligatorio e così ecco, a ripetizione, due notizione a tema da lanciare a pochi giorni dalla manifestazione che attirerà su Rimini l’attenzione di tutti, istituzioni e aziende.
Ma allora perché greenwashing? Perché dietro a queste due notizie (più quella altrettanto valida di EcoMondo) si nasconde (o si vuole nascondere) il problema più importante di tutti, semplicemente perché riguarda il bene più prezioso che Rimini ha e su cui ha fondato e fonda ancora oggi gran parte della sua economia: il mare. Nonostante l’ingentissimo investimento e gli interminabili disagi per i cantieri del PSBO, infatti, la Bandiera Blu resta un miraggio. E infatti nemmeno nel 2025 è arrivata. Però, invece di dirlo e spiegarlo, si riempiono siti web, giornali e fanzine di notizie positive riguardo l’attenzione all’ambiente e tutto il resto. Peccato che, anche se la stagione balneare è finita, il punto dolente resti.
ECOSISTEMA URBANO
La prima è stata quella del rapporto annuale Ecosistema urbano di Legambiente e Ambiente Italia pubblicato nei giorni scorsi e che vede Rimini piazzarsi all’ottavo posto assoluto su 106 capoluoghi, guadagnando quattro posizioni rispetto alla passata rilevazione. Il rapporto Ecosistema urbano fotografa le performance green dei capoluoghi attraverso 19 parametri che fanno riferimento a 5 macroaree: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente. “Guardando ai singoli indicatori”, spiegano dal Comune, “Rimini si conferma al primo posto per zone a traffico limitato con 1.750,5 metri quadrati ogni cento abitanti ed è al sesto posto per estensione delle isole pedonali (144 ogni cento abitanti). Tra le prime venti in Italia anche per km di piste ciclabili, con una disponibilità che cresce a 18,6 metri ogni cento abitanti (lo scorso anno era 16,7 metri). Tra gli elementi virtuosi anche l’offerta di trasporto pubblico, che vede Rimini al 13° posto assoluto con 39,9 chilometri percorsi divisi per abitanti (5° posto tra le città medie). Rimini inoltre è ottava in Italia per trend di consumo di suolo, cioè la variazione di consumo di suolo procapite (mq/ab) negli ultimi cinque anni (2018-2023), in miglioramento rispetto all’anno passato quando era in 17esima posizione. La città si conferma nella top 20 anche per numero di alberi per abitante (33), mentre migliora sul verde urbano, salendo dalla 64esima alla 50esima pozione con 20,3 mq per abitante. In leggero aumento il tasso di motorizzazione, cioè il numero di auto ogni 100 abitanti, che per il capoluogo di Rimini è di 64,1 (32°) contro 63,8 dello scorso anno. Tra gli aspetti critici, quelli che riguardano la qualità dell’aria, che interessa in generale il bacino dell’area padana, con il livello medio annuo di concentrazione di Pm10 pari a 27 ug/mc (73°), stabile il numero giorni (18) di superamento del limite di ozono (31°). Sul fronte dei rifiuti prodotti, aspetto su cui storicamente la città paga la sua dimensione turistica”, premettono dal Comune, “Rimini è al 102esimo posto (era 104) ma mostra segnali di miglioramento rispetto alla raccolta differenziata, con una percentuale che sul rifiuto prodotto che sale dal 65,8% dello scorso anno al 66,8%”. “Uscendo dal ‘gioco’ della classifica, tra città che sale e città che scende, credo che vedere Rimini tra i primi dieci capoluoghi ‘green’ in Italia sia un segnale di grande valore – ha commentato il sindaco Jamil Sadegholvaad – In primis perché è un risultato certificato da un’analisi accurata e di grande valore come quella condotta da Legambiente. In secondo luogo perché, allargando lo sguardo, il rapporto fotografa in maniera nitida il cambiamento che Rimini ha intrapreso, scegliendo di invertire la rotta e porre al centro l’ambiente e la rigenerazione come driver di sviluppo: se Rimini è passata dal 60esimo posto del 2004 all’ottavo lo si deve a scelte concrete e per nulla scontate, a partire dalla pianificazione strategica, quindi il piano di salvaguardia della balneazione, il parco del Mare, l’estensione della rete ciclabile e pedonale, la raccolta differenziata, i progetti urbani orientati a sanare le croniche fratture fisiche tra costa, centro e aree più interne. Progetti che oggi vanno avanti, integrati e potenziati”. “Al di là delle graduatorie, l’esito di questo rapporto è un grande e meritato risultato per Rimini, che si basa su indicatori utilizzati sono chiari e oggettivi – sottolinea l’assessora all’Ambiente Anna Montini – E’ un riconoscimento all’Amministrazione comunale che si sta adoperando per portare avanti i migliori progetti per tutto il territorio, come testimoniato anche oggi durante la presentazione ufficiale del rapporto di Legambiente, con il Parco del Mare preso ad esempio come buona pratica per una città ‘resiliente’. Ma è un riconoscimento anche per i cittadini e per gli operatori economici che si impegnano nella quotidianità per la buona raccolta dei rifiuti, per coloro che scelgono – quando è nelle loro possibilità – l’uso del trasporto pubblico o della mobilità sostenibile preferendolo alle auto, e per chi ha dovuto convivere e tuttora convive con cantieri che nell’immediato creano disagi ma che ambiscono a proseguire nella rigenerazione urbana dei nostri quartieri e a migliorare la mobilità cittadina”.
IL PIANO DEL VERDE
La seconda notizia è invece quella dell’avvio formale del Piano del Verde di cui abbiamo dato notizia proprio ieri. Come scritto, si tratta invero di una nuova e ulteriore pianificazione che, come il Piano dell’Arenile, arriva però prima del PUG-Piano Urbanistico Generale, appena presentato solo in Commissione III nei giorni scorsi. Detto ciò, la proposta approvata dalla Giunta è di fatto una una strategia in undici punti per migliorare la qualità di vita della città. “L’obiettivo principe” del Piano è “l’individuazione di soluzioni naturali e benefici ecosistemici per la mitigazione dell’isola di calore e il contenimento del rischio idraulico”, vien da sè che “tra le principali azioni c’è la desigillazione, cioè la rimozione di superfici artificiali impermeabili, come asfalto o cemento, da aree urbane (strade, parcheggi, marciapiedi, piazze), per ripristinare il suolo naturale o sostituirlo con materiali permeabili. Questa pratica, già adottata dall’Amministrazione Comunale nella realizzazione delle recenti opere pubbliche, ha lo scopo di aumentare la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana, migliorare la gestione del deflusso urbano, ridurre il rischio di allagamenti e quindi a rigenerare l’ecosistema urbano, abbassando la temperatura delle città (effetto “isola di calore”) e migliorando la qualità dell’aria”.
LA MANCATA BANDIERA BLU
Cosa sia la Bandiera Blu e quanto valga in termini di qualità certificata non spetta a noi dirlo. Lo facciamo dire Riviera.rimini.it il sito ufficiale di informazione turistica della Riviera di Rimini: “Quando il mare è mare pulito e vengono offerti ai turisti una serie di servizi ecosostenibili, viene assegnato un riconoscimento internazionale, istituito nel 1987, da parte della Fondazione per l’educazione ambientale-FEE (Foundation for Environmental Education) denominato Bandiera Blu. E’ sinonimo di mare pulito, raccolta differenziata, piste ciclabili, accessibilità per tutti”. Non solo: “La qualità eccellente delle acque è valutata sulla base di parametri microbiologici stabiliti dalla direttiva comunitaria sulla balneazione”. Capito?
E com’è la situazione? “In Riviera di Rimini hanno ottenuto la bandierina blu 2024 le spiagge di Bellaria Igea Marina, Riccione, Misano Adriatico“. Il sito purtroppo è aggiornato all’anno scorso: quest’anno oltre ai tre Comuni citati si è aggiunta (o meglio, si è ri-aggiunta) anche Cattolica. Ma non Rimini. Qualcuno che lo dica? Qualcuno che lo ricordi? Sicuramente qualcuno ci sta lavorando e sarebbe interessante come si sta muovendo l’amministrazione comunale e gli uffici (ma anche Hera) per raggiungere questo fondamentale obiettivo.
Qualcuno, nel frattempo, aggiorni anche il portale della Riviera di Rimini, non solo con i dati del 2025, ma anche in quella frase finale con cui si offre un’informazione non del tutto corretta: “In Riviera di Rimini, quindi, siamo certi di poter nuotare in acque senza inquinanti d’origine organica, come i colibatteri e gli enterococchi intestinali. La salute delle acque marine è ben illustrata ed aggiornata dall’Agenzia Regionale Prevenzione Ambiente in collaborazione con il Servizio sanitario della Regione Emilia Romagna“.
Basta guardare il sito citato nella sezione /balneazione per scoprire che questa certezza non è proprio così certa: la Brancona a Torre Pedrera ha sforato sia per gli Enterococchi (il 26 agosto) che per Escherichia coli (il 25 agosto), così come la zona Turchetta a Rivabella (entrambi i valori il 26 agosto), la zona della foce del fiume Marecchia in diverse occasioni, ovvero entrambi i valori nel prelievo “50m S” del 25 agosto, gli Enterococchi il 30 luglio) e per il prelievo “50m N” entrambi i valori il 30 luglio.
Casi sporadici si dirà, come del resto, però, sono anche i prelievi, visto che non vengono effettuati tutti i giorni ovviamente. In ogni caso, al di là degli allarmismi (il mare è balneabile e non c’è rischio, salvo dopo qualche mareggiata o temporale a quanto parrebbe dai rilevamenti), il dato di fatto è sempre quello: la Bandiera Blu resta un miraggio. Non che sia il “bollino” più importante al mondo, ma per una città balnerare forse lo dovrebbe essere.


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