"Oggi lo posso dire, allora c'era anche una giusta posizione di dire: non scarichiamo ad altri quello che si sta facendo, anche perché si aveva un continuo bisogno della Sovrintendenza, forse non ci si voleva mettere troppo in contrasto"
Un desueto slogan istituzionale riminese recitava cha a Rimini “tutto si immagina”, ed in certi (rari) casi è vero perché specie in questo ultimo abbondante decennio abbiamo assistito a cose inimmaginabili, che si rivelano tali tuttora alla luce di un recente evento. In occasione della presentazione di un libro presso la Cineteca Comunale, avvenuta Domenica 16 Novembre è emerso un retroscena inedito su alcune pagine nere della martoriata cultura riminese.
In un mezzo d’informazione locale si può leggere che l’ex Assessore alla Cultura, titolare di quel dicastero per ben otto anni presente all’evento, interpellato dal moderatore di turno sul bilancio dei suoi anni in carica, ha ricordato i tanti significativi cambiamenti alla città, a partire dal compimento della ristrutturazione del Teatro Galli. Peccato che nessuno, neppure in occasione dell’inaugurazione del ritrovato Teatro cittadino, ne ha mai ricordato il merito prima all’”Associazione Rimini Città d’Arte (quella vera) Renata Tebaldi” e susseguentemente alla Giunta Ravaioli; ma si nei lunghi tempi burocratici che percorrono i progetti pubblici l’oblio prevale, e premia i meri esecutori che si trovano inconsapevolmente nel posto giusto al momento giusto. Ma proseguiamo.
L’ex Assessore ha poi parlato anche di quello che non è andato come auspicato. “Le passerelle che fiancheggiano il ponte di Tiberio oppure il marmino rosa davanti al castello sono proprio le due cose che ci sono state più criticate, ma sono le cose che ci ha imposto la Sovrintendenza e che erano le cose che esulavano da quello che avevamo presentato noi di progetto. Oggi lo posso dire, allora c’era anche una giusta posizione di dire: non scarichiamo ad altri quello che si sta facendo, anche perché si aveva un continuo bisogno della Sovrintendenza, forse non ci si voleva mettere troppo in contrasto”. Gulp!
Proseguendo ha poi ha asserito che ciò non era intenzione dell’Amministrazione che aveva un progetto alternativo, peraltro mai allora reso noto, per concludere poi con l’affermazione che “Tutto non si può realizzare, molti progetti sono rimasti interrotti e qui c’è il rammarico di alcune cose che non sono state portate avanti, perché c’erano alcuni progetti veramente illuminati”; ma quali? Forse non era quella la sede adatta, ma quelle sorprendenti dichiarazioni meriterebbero un doveroso approfondimento, anche per capire cosa avvenne o non avvenne in quegli anni.
Le squallide passerelle deturpanti l’alveo del Ponte di Augusto e Tiberio realizzate nel 2018, e delle mura storicamente accertate come tali, provocarono grande disappunto e sdegno in larga parte della cittadinanza contrapposta da un’autoreferenziale imposizione dell’Amministrazione di allora. E sempre nello stesso anno si concretizzava l’allucinante indecifrabile allestimento di “marmino rosa” che assedia, ridicolizza e mortifica la Rocca Malatestiana. L’ex Assessore poi si dimise per motivi personali; ma udite le odierne dichiarazioni, meglio sarebbe stato se lo avesse fatto coerentemente in precedenza.
Ritornando ai progetti “illuminati” di cui ci si chiedeva conto poc’anzi; mai resi noti ma neppure in seguito. Per contro però nel 2021 si assistette alla completa cementificazione del Piazza Malatesta, poi pacchianamente ribattezzata “piazza dei sogni”, o meglio degli incubi, che ha cancellato secoli di storia riminese negandola alla città, con la palustre vasca, oltre all’improprio uso della Rocca Malatestiana stessa e la presenza del boschetto con i funghetti degli gnomi (qui); allora qualcuno li definì diversamente.
Solitamente è la politica che propone i progetti culturali che poi la Soprintendenza valuta ed eventualmente approva, ma qui pare proprio che sia entrata in scena un’inversione dei ruoli. Tralasciando gli altri illuminati prodotti di quella nefasta stagione ora, per trasparenza e doverosa completezza dell’informazione, sarebbe quanto mai auspicabile ed indispensabile ascoltare la versione della Soprintendenza sul tema.
Perché diversamente pur non mettendo in dubbio quelle affermazioni dell’ex Assessore, in mancanza di un contraddittorio di quanto avvenne, resta una pagina incompleta e aperta ad interpretazioni comprensibilmente soggettivamente interpretabili.


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