Il Presidente della Regione Emilia-Romagna apre alla modifica della Legge, considerata fin dall'inizio già vecchia e troppo rigida
Premetto, a scanso di malevoli equivoci, che non intendo promuovere l’ormai ben noto “modello Milano”, sia chiaro! Dove, in estrema sintesi, l’architettura imbellettata e promossa dai cosiddetti archistar ha spesso sottomesso l’urbanistica (la pianificazione) ad un ruolo secondario, quando non l’ha del tutto cancellata. Concetto per mia opinione ben rilevante su cui intendo ritornare in futuro.
Ma la recente apertura del Presidente de Pascale alla revisione della Legge Urbanistica della Regione Emilia Romagna mi pare finalmente una buona notizia. Ho sempre affermato che la LEGGE REGIONALE 21 dicembre 2017, n. 24, DISCIPLINA REGIONALE SULLA TUTELA E L’USO DEL TERRITORIO, era ed è una rigida ed eccessiva gabbia normativa che impedisce l’esercizio di una corretta ed equa attività urbanistica per lo sviluppo dei territori. Una legge nata già antiquata, pensata con logiche vecchie, per un altro periodo storico! In altre parole, una legge strumentale ai burocrati politicizzati per un ferreo controllo su ogni tipo di potenziale esercizio di nuova pianificazione per lo sviluppo e il recupero dei territori. Molto spesso bypassata dai grandi Comuni ed invece coercitiva fino all’eccesso per i Comuni medi e piccoli.
Chiedere per conferma agli amministratori comunali in grado di esprimersi liberamente nel merito.
L’apertura alla revisione normativa è per mia opinione rilevante e derivata dalle devastanti inondazioni che negli ultimi anni hanno flagellato ampie porzioni di territori regionali. In alcuni casi maldestramente pianificate e in buona parte in attesa delle necessarie urbanizzazioni riparatrici e ristabilizzatrici dei giusti equilibri sui territori. E pure necessitata dalle richieste provenienti dalle periferie del potere centrale emiliano, per ottenere strumenti normativi di normale esercizio all’attuazione del recupero edilizio di tanti contenitori ricettivi costieri. Dunque per tentare il necessario rilancio delle attività turistiche adriatiche in evidente difficoltà.
In ogni caso è una revisione normativa urgente, non più rinviabile, lo diciamo da tempo, alla quale occorre approcciarsi con spirito e cultura liberale, tutt’altro che demagogico, coercitivo e contenitivo delle aspettative imprenditoriali, delle possibilità di investimento e delle volontà di sviluppo. Insomma occorre che sia una revisione capace di liberare le sane energie presenti e latenti sui territori contro ogni logica di controllo politico e demagogico.
Una corretta gestione del territorio può essere meglio esercitata evitando privilegi e corsie protette che hanno causato le difficoltà che viviamo. L’indispensabile principio di partecipazione democratica al processo di pianificazione dei territori può essere adeguatamente assicurato snellendo con energia un articolato normativo che oggi, solo per la Legge 24/2017, è composto da 80 cavillosi corposi articoli in cui ogni virgola può rappresentare un’insidia “mortale”! Una legge che, per esempio, al fine dell’approvazione di un PUG, Piano Urbanistico Generale (orientato a promuovere e regolare i processi di rigenerazione urbana e a limitare il consumo di suolo), richiede tempi biblici e dubbi o nulli benefici per le nostre comunità locali che, invece, rivendicano tempi brevi per risolvere problemi cronici e per attivare molte risorse e diffusi investimenti sostenibili da parte di una miriade di forze imprenditoriali spesso soggiogate e soppiantate dai grandi gruppi societari. Grandi, a volte, solo perché benevisi dal potere politico.
Occorre perciò che le forze sane e vitali di questa importante Regione si impegnino con convinzione ad indirizzare il legislatore a sburocratizzare e a spoliticizzare la rinnovanda legislazione urbanistica dell’Emilia Romagna.
Sarà un bene per tutti!
Mauro Ioli


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