Rimini città sospesa: l’appello ai “Volenterosi”    A chi non accetta il declino come destino

Rimini città sospesa: l’appello ai “Volenterosi” A chi non accetta il declino come destino

L'amministrazione, da oltre quindici anni, si muove per inerzia, tra annunci e improvvisazioni. Il risultato è un vuoto amministrativo che non è solo politico, ma culturale: un vuoto che alimenta disordine, speculazione, disillusione. Rimini rischia di diventare una città che vive di ricordi, mentre il presente si sgretola e il futuro resta senza architettura.

Rimini, un vuoto amministrativo pericoloso e preoccupante. Una città sospesa: servono coraggio e visione per uscire dal vuoto
Da troppo tempo Rimini vive in una sospensione inquietante. Un tempo laboratorio di idee, oggi appare smarrita, incapace di riconoscersi in una visione condivisa. L’amministrazione, da oltre quindici anni, si muove per inerzia, tra annunci e improvvisazioni. Il risultato è un vuoto amministrativo che non è solo politico, ma culturale: un vuoto che alimenta disordine, speculazione, disillusione. Rimini rischia di diventare una città che vive di ricordi, mentre il presente si sgretola e il futuro resta senza architettura.
Ambiente e coerenza mancata
Il caso dell’eolico offshore è emblematico. È bastata una battuta per archiviare un progetto che avrebbe potuto aprire un confronto serio sul futuro energetico del territorio. Una città energivora come Rimini, che consuma e spreca più di quanto produce, non può permettersi di respingere con leggerezza ogni proposta di transizione. Manca una cultura ambientale autentica, quella capace di coniugare sviluppo e sostenibilità, economia e responsabilità. Ci si rifugia nella retorica del “verde” ma senza strumenti concreti: nessun piano serio sul risparmio energetico, sulla gestione dei rifiuti, sul verde urbano o sulla mobilità sostenibile. L’ambiente resta una scenografia, non un progetto.
Urbanistica e speculazione
Rimini è una città che cresce male. L’assenza di un piano urbanistico aggiornato e coerente ha lasciato campo libero alla speculazione. Quartieri interi hanno perso identità, con villette demolite per far posto a palazzi di quattro o cinque piani, in una corsa cieca alla densificazione. Non esiste un piano per l’edilizia calmierata, nessuna risposta reale a chi non può permettersi di vivere in una delle città più care d’Italia. Per chi si costruisce, oggi, a Rimini? Di certo non per i residenti, né per i giovani che vorrebbero restare. Si costruisce per un mercato fittizio, per rendite e profitti di breve periodo. È un modello che consuma suolo, relazioni e bellezza.
Mobilità e commercio: la città immobile
Sul fronte della mobilità, la situazione è al collasso. Il traffico virulento è diventato una costante, ma chi prova a parlarne viene liquidato come “radical chic”. Non esiste un piano strategico, né una visione che riduca l’uso dell’auto privata o incentivi a trasporto pubblico, ciclabilità, connessioni sostenibili.
Il commercio del centro storico è in crisi, e le aree periferiche — Viserba, Torre Pedrera, Miramare e le altre frazioni — sono abbandonate a se stesse. Non bastano eventi rari o arredi urbani per restituire vitalità: serve un piano che le renda paesi vivi, con servizi, negozi di prossimità, spazi pubblici, residenza stabile. Rimini non è solo il centro, ma un insieme di comunità che chiedono attenzione e dignità.
Turismo e lavoro: un sistema che sfrutta e non innova
Il turismo, da sempre motore economico, mostra crepe sempre più evidenti. Si sopravvive di stagioni brevi e precarie, senza un’idea di futuro. Nessuna strategia reale per destagionalizzare, innovare, qualificare l’offerta. Le colonie restano ruderi, gli hotel arrancano, la spiaggia è terreno di confusione permanente.
Ma il vero dramma è nel lavoro. Settori come turismo e ristorazione continuano a basarsi su sfruttamento, precarietà e salari inadeguati, nel silenzio generale. Nessuno, né in Comune né nelle categorie, sembra voler affrontare il tema. Parlare di “lavoro giusto” significa riconoscere che la dignità delle persone è parte integrante della qualità turistica. Senza una svolta sociale, Rimini non potrà mai essere una città davvero moderna.
Sanità pubblica: il collasso silenzioso
Tra i tanti segni del declino amministrativo, la sanità è forse il più grave e il più taciuto. L’ospedale di Rimini, un tempo punto di riferimento territoriale, oggi fatica a garantire perfino i servizi essenziali. Le liste d’attesa per visite specialistiche e analisi diagnostiche hanno ormai tempi di mesi, in alcuni casi di anni. Un sistema allo sbando, dove la frustrazione dei cittadini cresce e la fiducia nella sanità pubblica si dissolve.
Ma il vero scandalo è l’ambiguità dei numeri. Le cosiddette “migrazioni sanitarie” dei riminesi sono di fatto mascherate: chi non trova risposta a Rimini si rivolge agli ospedali di Ravenna, Forlì, Cesena, Faenza — tutte strutture che, essendo sotto l’unica sigla dell’AUSL Romagna, non risultano come “fuori provincia”. È un artificio amministrativo che nasconde il disagio reale, quello vissuto ogni giorno da malati cronici, da chi attende una visita urgente, da chi affronta la malattia con l’ansia dell’incertezza e l’assenza di risposte.
Ancora più grave è il silenzio politico. Né la maggioranza né l’opposizione hanno mai preteso un consiglio comunale dedicato alla sanità locale, una risoluzione, un atto concreto. Non si ha traccia di un intervento del sindaco nella Conferenza sanitaria dei Sindaci, come se la questione non riguardasse la città. È una vergogna civile prima ancora che politica: quando una comunità smette di occuparsi della salute dei propri cittadini, smette di essere una comunità.
Politica: maggioranza cieca e opposizione distratta
La responsabilità principale ricade su chi governa. Il PD e la coalizione che lo sostiene continuano a mostrarsi autoreferenziali, incapaci di autocritica, aggrappati a un modello logoro. Chi all’interno del partito denuncia le criticità ma non agisce, resta complice di questo immobilismo. Ma anche l’opposizione ha le sue colpe: di fronte a un disastro così evidente, si rifugia in battaglie marginali — l’anfiteatro, le rotatorie — ignorando le questioni vitali della città. È la fotografia di una classe politica intera che ha smarrito la misura delle priorità.
L’appello ai Volenterosi
È tempo di una reazione. Di un risveglio. Rimini ha bisogno di una nuova energia civile, di donne e uomini che non si rassegnano all’apatia e al declino. Ecco perché serve un cambio radicale di prospettiva. È il momento dei “Volenterosi”, di chi non accetta più il declino come destino. Cittadini che mettono competenze, passione e coraggio al servizio della propria città. Donne e uomini, ragazze e ragazzi che amano Rimini e vogliono rimetterla in cammino. Persone con competenze, idee, dedizione. Serve un progetto serio, fondato su fatti e proposte concrete, non sull’ennesimo lifting o su serate di intrattenimento spacciate per politica urbana. Serve un nuovo percorso: un appello aperto a chi vuole cambiare le cose davvero, senza bandiere, senza rendite di posizione, senza nostalgie.
Rimini merita un volto umano, un’amministrazione che torni a guardare lontano, che parli di giustizia sociale, sostenibilità, qualità della vita. Non bastano gestori: servono costruttori di futuro. Chi ci crede, adesso, deve uscire dal guscio. Perché una città sospesa può anche risvegliarsi — ma solo se qualcuno avrà il coraggio di immaginare e costruire un nuovo inizio. È l’ora dei Volenterosi — perché la città sospesa torni finalmente a camminare.
Stefano Casadei
Segretario provinciale Azione Rimini

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