Rimini città verde? “C’è ancora molto da fare”: parla il vicepresidente del Wwf

Rimini città verde? “C’è ancora molto da fare”: parla il vicepresidente del Wwf

Nel recente rapporto "Ecosistema urbano" di Legambiente e Ambiente Italia, Rimini è finita al 16° posto su scala nazionale. “Le classifiche sono un'indicazione di massima, spesso opinabile", dice Antonio Brandi, vicepresidente del Wwf di Rimini e artefice di tante battaglie in difesa del verde. Anche perché nella nostra città gli alberi continuano ad essere salvati a suon di proteste e raccolte di firme. Compreso il platano di piazza Malatesta ora diventato “albero monumentale storico”. E sempre a proposito di simboli: basta con un albero che cambia in ogni Natale! Sarebbe meglio uno per tutti i Natali. Il Psbo? E' un'opera importante, ma non si venga a dire che non andrà più acqua sporca in mare.

Dottore in lettere e filosofia, presidente del WWF locale negli anni ’80, poi dimessosi per entrare in consiglio comunale nelle fila dei Verdi, quindi consigliere al circondario prima che Rimini divenisse provincia. Attualmente è vicepresidente WWF e coordinatore di un gruppo di associazioni, il Coordinamento associazioni ambientaliste di Rimini, sorto nel 2016 per portare all’attenzione dell’amministrazione comunale importanti temi di ordine ecologico. Anche se in questi ultimi due mesi non si sono tenuti, normalmente hanno incontri periodici con l’assessore Anna Montini, persona molto sensibile ai temi ambientali, come sostiene il professore, che lei stessa ha battezzato la “Consulta dell’Ambiente”.
Incontriamo il prof. Antonio Brandi mentre passeggiamo in viale Vespucci, gli domandiamo se veramente Rimini sia tra le città più ecologicamente virtuose d’Italia, come decretato da un recente rapporto di Legambiente. “Le classifiche sono un’indicazione di massima, spesso opinabile. Ha presente la cosiddetta “temperatura percepita”? Qualcosa di analogo. Come tutti coloro che si occupano di temi legati all’ambiente, non sono e forse non devo essere mai pienamente soddisfatto. Per esempio, vede le grate intorno alla base di quei pini? Sono di ghisa con asole e fori per la filtrazione delle acque; in caso di asfaltatura o di pavimentazione stradale si rendono indispensabili per la protezione e la salute degli alberi. Non per mero motivo estetico. Se nota, molte delle griglie rotte non sono state sostituite. In compenso “qualcuno” ha pensato bene di cementare l’area di respiro per l’albero. E’ un problema presente in molte strade cittadine, ma qui siamo nel cuore della Rimini turistica, almeno qui il regolamento del verde dovrebbe essere fatto rispettare. Tutto questo dipende dall’ignoranza di qualche cittadino e dalla mancata manutenzione da parte degli addetti al verde. Voglio però sottolineare, questa volta in positivo, che in via Bastioni occidentali la base di due pini, prima letteralmente murata con ciottoli, ora è stata completamente liberata dai proprietari della nuova attività che si trova di fronte ai due alberi. Qualcuno che ha certe sensibilità fortunatamente esiste ancora”.

La base degli alberi cementata è un’immagine purtroppo non rara nella quale ci si imbatte camminando per Rimini

Come mai, professore, il tema del verde non sembra tenuto in debita considerazione? I nostri antenati consideravano i boschi alla stregua di luoghi sacri. Da bambini, a scuola si celebrava la “Festa dell’Albero” (istituzionalizzata nel 1923, mantenuta fino al 1979, poi delegata all’iniziativa delle regioni; ndr). E’ possibile che il mondo vegetale non risulti più al centro della nostra attenzione?
“Le piante sono fondamentali per il ricambio dei gas nell’atmosfera: bilanciano l’emissione di metano e anidride carbonica da parte degli animali e trasformano la seconda in ossigeno: mantengono l’equilibrio necessario alla vita del pianeta. Il petrolio e il gas naturale presenti nei substrati delle rocce del nostro pianeta sono dovuti, per la massima parte, ai resti organici di grandi foreste presenti milioni di anni fa sulla Terra. Grazie al loro effetto di raffreddamento, le foreste generano pioggia.
Le piante diminuiscono l’inquinamento e mantengono in equilibrio interi ecosistemi (terrestri o acquatici). E sono la principale fonte di cibo per l’umanità. Gran parte della nostra alimentazione proviene da esse. Il pane, l’alimento più antico dell’uomo, se non sbaglio, è vegetale. Dalle piante estraiamo gomme e plastiche naturali usate nell’industria, senza contare che i primi e più antichi medicinali provengono, ancora una volta, da loro. Devo continuare o pensa che sia sufficientemente chiaro a tutti l’importanza vitale del mondo vegetale? Nonostante queste siano considerazioni elementari, ci battiamo quotidianamente per farlo capire. Non sempre siamo ascoltati. Ogni tanto dal governo della città viene qualche flebile segnale”.

Il platano monumentale di piazza Malatesta

A tal proposito, che ne pensa del grande platano di piazza Malatesta?
“E’ meritorio che il cosiddetto Platano dei Malatesta sia riconosciuto quale “albero monumentale storico”. Deve sapere che si è salvato dai progetti di allargamento del teatro Galli che avrebbe compreso la strada a fianco, proprio verso il grande albero. In tal caso, sarebbe stato inevitabilmente sacrificato. Il movimento di opposizione al progetto non era affatto d’accordo con l’intero impianto di recupero del teatro e della zona circostante. Si voleva il teatro “com’era e dov’era”. Ricordo che si fece una manifestazione in cui, dandoci la mano abbiamo circondato l’intero teatro: un girotondo di protesta a sfondo culturale che ha indirettamente contribuito a salvare il platano. Quello vicino volevano segarlo perché si era leggermente inclinato per effetto del vento o della neve. Facemmo pressione perché fosse potato e tenuto sotto controllo, prima di condannarlo a morte. In pratica, lo abbiamo sottratto alla furia di irriducibili “segatori compulsivi”. Furono fatte prove di trazione e monitoraggi: è ancora lì, logicamente non maestoso come l’altro, ma grazie alla nostra e alla sua tenacia è tuttora là. Speriamo che l’assunzione del platano a monumento non sia una semplice cosmesi politica, bensì il segnale di una rinnovata spinta verso il Piano del Verde da noi proposto nel 2016”.

Quindi, ci sta dicendo che una strategia pianificata esiste già.
“I primi contatti con l’assessore Anna Montini li abbiamo avuti nell’estate del 2016 e in autunno con varie associazioni, WWF, Legambiente, Italia Nostra, AMPANA e altre, abbiamo posto ufficialmente l’esigenza di un Piano del Verde dietro precisa documentazione. L’assessore dice di voler attuale l’impegno prima che termini la legislatura, ma temo che il sindaco abbia altre priorità, per cui non sarà facile. Ma noi insistiamo. Sarebbe già importante che la giunta comunale lo individuasse come necessità con una delibera per poter perfezionare alcuni atti. A partire da quelli più semplici. Giusto per avviare l’ingranaggio. L’anno scorso, in attesa del Piano, abbiamo chiesto di destinare a bilancio alcune somme significative per la piantumazione. Perlomeno, alla fine sono stati ripiantati una serie di alberi su strade come viale Principe Amedeo, via Dandolo, via Veneto, via Baldini e altre. In quell’area il cancro del platano aveva fatto stragi. Un Piano adeguato deve tenere conto del verde esistente, fare il censimento di tutti gli spazi utili per ripiantare gli alberi e ripopolare la città in base alle caratteristiche delle aree e in funzione del lavoro che esse devono svolgere: garantire ombra, microclima e così via. Tuttavia, normalmente, per queste opere, di soldi non ce ne sono mai abbastanza. Così dicono… ”.

“Il Psbo è un’opera importante, ma non si venga a dire che non andrà più acqua sporca in mare”

Non sarà che si sta spendendo molto per i lavori di piazzale Kennedy, per cui tutto il resto passa in secondo piano?
“Mah, il progetto della balneazione sicuramente è un’opera importante che si spera sia utile alla comunità anche se c’è qualche ombra. Era previsto che in mare non sarebbe finita nemmeno una goccia d’acqua, invece stanno predisponendo tre condotte in mare di un chilometro verso il largo. In caso di piogge troppo abbondanti, le due vasche di piazzale Kennedy non riusciranno a contenerle a sufficienza e quindi, tolta l’acqua di prima pioggia, dovranno aggirare l’ostacolo per evitare che Rimini si allaghi. Non si venga perciò a dire che non andrà più acqua sporca in mare. Comunque l’opera è positiva, come pure le piste ciclabili, lo sono. Ma il sindaco Gnassi, ripeto, dà l’impressione di non avere il verde tra le sue priorità. Sa che in tutta l’Emilia-Romagna ci sono segnali inquietanti anche su ciò che respiriamo? I superamenti dei limiti per le polveri sottili sono continui. I parametri di sicurezza sono stati sforati persino a San Leo, perciò c’è necessità di intervenire anche sulla qualità dell’aria con tutti gli strumenti possibili: il mondo vegetale, apparentemente muto e discreto, ma resistente, è uno di questi. Vede, i monumenti di cui Rimini va giustamente orgogliosa sono motivi turisticamente qualificanti. Ma lo è altrettanto il verde, il quale andrebbe parimenti tutelato”.

Le proteste vergate sulla recinzione del cantiere della Domus in piazza Ferrari durante l’abbattimento degli alberi

Invece spesso non accade…
“In occasione dei lavori alla “casa del Chirurgo”, ricordo che l’assessore Arlotti della giunta Ravaioli, parlo di una decina di anni fa, mi accusò di avere aizzato la folla contro la sistemazione di piazza Ferrari. Per carità, valorizzarla andava benissimo, ma per quale motivo fare l’ingresso proprio dove c’erano due lecci meravigliosi come quello che è rimasto là vicino? Il progetto era stato fatto così e non si poteva più modificare, ci dissero. Per quale motivo, fra la chiesa e la banca, dove c’era una massa arborea enorme, con platani e con un pino imponente, proprio in quell’angolo hanno dovuto fare la centralina per il riscaldamento? Non la si poteva mettere più distante, solo di pochi metri, dove invece c’erano piante di kaki di nessuna importanza? Se avessero lasciato almeno il pino, ne avremmo avuti quattro, magnifici, agli angoli della piazza con una felice armonia anche dal punto di vista estetico; ma queste considerazioni non passarono. E non passano quasi mai, vuoi per insufficiente preparazione, vuoi per scarsa volontà di trovare alternative a volte neppure troppo difficili. Ora, non posso dire che da parte dell’attuale assessore Montini e dei tecnici non ci sia attenzione al verde, ma non pare adeguata all’importanza che effettivamente esso ha, sia per combattere le ondate di calore che per diminuire gli effetti degli inquinanti. La qual cosa avviene, non solo in virtù della fotosintesi, ma anche grazie all’apparato radicale che li elimina dal terreno. Non lo dico io. Sta scritto nel libretto voluto dalla regione Emilia Romagna (Riqualificare la città con la Natura, Maggioli Editore), destinato ai tecnici e agli amministratori. I tecnici dei comuni dovrebbero essere costretti a frequentare corsi di formazione su questi temi. Negli anni ’80 le potature venivano fatte in maniera selvaggia, sconsiderata: si “capitozzavano” gli alberi! Del resto, i risultati si vedono ancora oggi: la pianta che subisce un trattamento del genere diventa più fragile e si ammala con facilità. Allora ponemmo il problema ad AMIA (Azienda Municipalizzata per l’Igiene Ambientale) che insieme con il WWF di Rimini fece un convegno esclusivamente incentrato sulle potature. Sono venuti esperti dall’università di Bologna e da lì è partito un corso di formazione per i potatori di AMIA. Da allora c’è una nuova generazione di operatori del settore. Oggi effettuano potature ben diverse. E’ un altro modo (ben più corretto) di operare. Ho notato che da Ferrara in poi, salendo verso nord, c’è una “filosofia” di interventi ancora meno invasivi. Si taglia meno frequentemente, si cerca di tenere il più possibile le fronde belle piene. Là le piante sono simili al platano di piazza Malatesta, tanto che con la chioma coprono spesso interamente la strada; forse nel ferrarese c’è una diversa sensibilità.

Ravaioli nel mirino: “Se non volete che cada un albero al giorno, togliete il medico di torno!”

A proposito di sensibilità, che notizie ha in merito al piano fognario e relativo impianto di sollevamento a Viserbella?
“Come associazione non abbiamo ancora fatto nessun intervento pubblico. Stiamo acquisendo elementi utili. Per il momento so che l’impianto di sollevamento della fognatura deve stare a ridosso della condotta a monte di via Domeniconi e della ferrovia, e forse non si poteva fare diversamente. Non so quanto spazio debba prendere l’intero impianto. Nell’area di intervento parco, da un sopralluogo delle guardie venatorie del WWF, pare esserci una vegetazione spontanea di scarso pregio, dal punto di vista floristico: pioppi, salici, altri alberi nati spontaneamente e anche cespugli. Però ci sono piante che oramai sono alte anche una ventina di metri e hanno una loro validità, come massa arborea a servizio della città e della zona. Bisognerebbe tener conto della funzione che un verde urbano di questo tipo potrebbe svolgere, abbattendo CO2, inquinanti di vario genere e in grado di garantire frescura e ombra d’estate. Ma attendiamo maggiori ragguagli da un incontro che avremo con Hera e dal confronto con i tecnici del Comune. Magari la parte più fitta di vegetazione si potrebbe salvare perché ha un valore forse sottovalutato. Il dubbio è sempre lo stesso: sono state percorse tutte le vie per localizzare l’impianto in maniera diversa? Lo chiederemo in occasione di un incontro che abbiamo in sospeso con il sindaco: quello della consegna delle firme recentemente raccolte contro l’abbattimento delle piante nei parchi Cervi, Bondi e Fabbri. La mia idea è di convocare una conferenza stampa e di presentare le firme ai giornalisti, se l’Amministrazione Comunale non ci risponderà. Abbiamo ufficializzato la richiesta al sindaco. Finora non ci ha risposto. Tornando all’area di Viserba, nella zona nord di Rimini non ci sono grandi aree di verde pubblico”.

Un’altra area verde sarà abbattuta, stavolta a Viserbella, per il progetto legato al piano delle fogne: “Sono state percorse tutte le vie per localizzare l’impianto in maniera diversa?”

Eppure, se la memoria non ci inganna, qualcuno aveva dichiarato guerra al “cemento”, professore.
“Nel programma elettorale di Gnassi della prima legislatura (ne ho ancora una copia) c’era la volontà di realizzare nuovi parchi. Intenzione rimasta confinata nell’alveo dei buoni propositi. Non so neppure se lui sapesse che una cosa del genere fosse scritta nel suo programma elettorale, perché in realtà è un po’ impegnativa. Comunque sia, oltre a quel famoso piano, abbiamo chiesto che a Rimini nord venisse inquadrata almeno una nuova area da destinare a verde pubblico. Questo tra la zona del parco Sacramora, quella dell’ex camping Carloni (ha ancora spazi verdi, ma se aspettiamo, un pezzetto alla volta lo utilizzano diversamente) e quella degli ex pozzi di Ravenna. Il Comune invece ha rilevato solo un pezzetto molto piccolo dell’area e solo per creare un parcheggio collegato al piano di riqualificazione di Rimini Nord. Tra l’altro, là c’è una struttura di interesse storico/monumentale. E’ un rudere, ma abbiamo tentato di giocare anche quella carta (senza risultato). Il resto del terreno è stato lasciato tutto là. Se fosse stato acquisito l’intero spazio, avrebbero ottenuto ugualmente il parcheggio e con la parte restante costituito un’area verde al servizio dei cittadini. La nostra proposta muoveva dalla convinzione che dotare quanto più possibile Rimini di verde al servizio dei cittadini e dell’immagine turistica della città fosse una doppia opportunità: lettera morta”.

Spesso, durante la conversazione il professor Brandi si guarda intorno, con gli occhi che vagano da una chioma all’altra, da un platano a un pino, come se li conoscesse uno per uno. E forse è così. Continua con fervore a parlare della passione (pienamente condivisibile) di una vita.
“Non creda però che la disattenzione di Rimini a certi problemi sia un caso isolato: dopo che gli alberi di Riccione hanno subìto le amputazioni dovute al TRC (Trasporto Rapido Costiero), avevo suggerito (solo in parte, lo stanno realizzando) di rivestire di verde tutto il muro che lo costeggia. Ma la cosa più importante, dopo tanta cementificazione, non essendoci un marciapiedi permeabile o un filo di terreno lungo tutta via Rimini, ho insistito perché facessero un’asola che corresse a monte del muro. L’inserto consentirebbe di piantare dei cespugli per coprire almeno parzialmente la muraglia. Non solo: quando piove, come minimo quell’asola assorbirebbe parte dell’acqua. Questi sono piccoli, ma indispensabili accorgimenti. Tanto di cappello poi a Riccione per avere inaugurato il Parco degli Olivetani (più di 3,5 ettari, ndr), ma anche in questo caso ci sarebbe qualcosa da dire. Hanno in parte cancellato il Giardino dei Ciliegi di Tonino Guerra che talvolta, forse, poteva avere idee strambe però quello creato da lui e con i fondi procurati dal WWF era pur sempre un piccolo angolo di verde “firmato”, progettato da lui, con tanto di disegni della disposizione degli alberi da frutto e da fiore. Avrebbe potuto essere valorizzato all’interno del parco, anziché venire parzialmente cancellato. Ma così è stato. Non si può tornare indietro. La Perla dell’Adriatico ha poi annunciato pomposamente che farà un piano di riforestazione: 30 alberi! Si può sempre realizzare la forestazione per passi, negli anni successivi, non c’è bisogno di farlo tutto in una volta. Trenta alberi però, sembrano pochini… che dice?”.

Non l’Albero di Natale (quest’anno anche un po’ spelacchiato), ma l’albero di tutti i Natali in piazza Cavour

L’ultima domanda che rivolgiamo al nostro esperto è di strettissima attualità. Dell’abete di piazza Cavour che ne pensa? Da Anthea, a fronte di varie telefonate e promesse di delucidazioni non siamo riusciti ancora ad avere risposte di sorta. Le pare giusto che se anche provenisse da un vivaio, debba essere segato un tronco di quell’altezza? Non è quasi un delitto, sapendo che a Cesenatico ne è stato adoperato uno (tra le migliaia) di quelli recentemente abbattuti dal vento in Trentino? Volendo considerare l’iniziativa anche solo sul piano biecamente propagandistico, ci è parsa un’operazione estremamente intelligente.
“Certo, era meglio acquistare uno degli abeti abbattuti dal vento nel Trentino. Anche per dare un contributo a ricostruire là il bosco distrutto. Ma penso che sarebbe un bel segnale piantare in una piazza di Rimini un bel cedro che anche nella nostra zona certamente non stona. Col tempo diventerebbe maestoso come molte piante di quella specie. E tutti gli anni lo si addobberebbe per essere l’albero attorno al quale costruire la festa del Natale. Non l’Albero di Natale, ma l’albero di tutti i Natali… dei riminesi, a costo zero. Lo avremmo sempre lì, imponente e solenne, senza essere costretti a tagliarne uno tutti gli anni”.

E’ una magnifica idea, professore, che coniuga magistralmente l’aspetto economico con quello strettamente ecologico: la bocceranno sicuramente…