Rimini e Riccione, il centrodestra è ancora in confusione: manca un anno alle elezioni e si va avanti tra tavoli silenziosi e litigi tra alleati

Rimini e Riccione, il centrodestra è ancora in confusione: manca un anno alle elezioni e si va avanti tra tavoli silenziosi e litigi tra alleati

A Rimini tutto tace su alleanze, nomi e programmi. A Riccione si cerca di giocare d'anticipo, ma si è scatenata la rivalità tra chi deve indicare il candidato Sindaco

Rimini e Riccione andranno al voto nel 2027 e soprattutto nel centrodestra, in entrambi i casi all’opposizione, regna ancora una certa confusione.
A Rimini, ad oggi, non c’è in verità molto da dire, perché il tavolo dei saggi avviato nello scorso ottobre con l’obiettivo di giocare d’anticipo, a ormai un anno dalle elezioni non ha ancora anticipato nulla. Il rischio di ripetere le candidature last minute, dopo una guerriglia interna tra gli alleati, è sempre dietro l’angolo e questo facilita ovviamente di molto il lavoro della compagine di governo cittadino, che fa perno sul PD e sulla quasi scontata ricandidatura dell’attuale Sindaco Jamil Sadegholvaad. Il centrosinistra infatti ha già il suo nome da spendere, su cui costruire il programma e le alleanze. Alla faccia di quelli che credono vengono prima gli alleati, poi il programma poi il candidato. Avere le idee chiare fin dall’inizio è un segnale importante da dare all’elettorato e lo dice non la sinistra, ma proprio il centrodestra nazionale, che per primo ha iniziato (con Berlusconi, poi Salvini e quindi Meloni) a indicare chiaramente chi sarebbe stato il loro “Presidente”, ovviamente del Consiglio. Però, a livello locale, quando si sta all’opposizione, si ribalta la dinamica e, di solito, si perde.
Tornando a Riccione, qui si gioca in anticipo sul serio, invece, anche se la scelta del candidato sarà quasi sicuramente la conseguenza delle decisioni per la candidatura di Rimini. La Lega, che ha scelto il candidato riminese nelle ultime due tornate (prima Marzio Pecci, poi Enzo Ceccarelli) ha bruciato subito il suo nome forte, quello dell’ex parlamentare Elena Raffaelli, ricevendo un no abbastanza secco dall’alleato principale, che nella Perla Verde si chiama Prima Riccione, ovvero la “civica delle civiche” diventata ago della bilancia nel centrodestra dai tempi di Renata Tosi. Nel rispondere alla Lega, la civica ha rilanciato con una propria lista di nomi: Stefano Caldari (il candidato sconfitto da Daniela Angelini nelle ultime elezioni), Lea Ermeti, Laura Galli, Fabrizio Pullè e ovviamente Renata Tosi. “Noi abbiamo detto fin dal principio che è fondamentale avere un candidato che non appartenga ai partiti politici. Serve un civico”. Un diktat che ha scatenato la reazione di Giulio Mignani, ex Forza Italia oggi passato a Fratelli d’Italia dopo l’elezione della moglie Beatriz Colombo in Parlamento. Per il Presidente dei Farmacisti ed ex Presidente del Consiglio Comunale ai tempi della Tosi, serve invece un nome politico e lo deve indicare FdI, primo partito a livello nazionale. Pur condividendo quest’idea, i suoi stessi vertici locali (Nicola Marcello e Stefano Paolini) l’hanno subito rimesso in riga: nessuno gli ha chiesto di candidarsi, né c’è stato il necessario confronto con gli alleati. Un modo diplomatico per congelare la situazione, forse, ma forzando un bel po’ la mano, visto che il circolo comunale di FdI ha subito difeso Mignani e accusato lo stesso coordinatore Paolini di aver dichiarato il falso: il nome di Mignani, a detta degli iscritti, non solo è stato già condiviso internamente, ma a proporlo per il confronto con gli alleati sarebbe stato lo stesso Paolini. Un bel problema, che potrebbe avere conseguenze decisive, visto che tutti – Paolini e Marcello in primis – hanno piena consapevolezza che a livello nazionale, se non si trovasse la quadra, farebbero le loro scelte calate dall’alto. Come spesso avviene nel centrodestra riminese, con la conseguenza di avere candidature last minute e quasi sempre perdenti. I casi di Enzo Ceccarelli e Filippo Giorgetti a Bellaria Igea Marina, o di Domenica Spinelli a Coriano o anche della stessa Renata Tosi a Riccione sono emblematici: se la candidatura arriva in anticipo dal territorio ed è condivisa dagli alleati, il centrodestra può vincere. Altrimenti è statisticamente impossibile.
Ma quello che succede a Riccione è lo specchio, si diceva, di ciò che accade a Rimini. Qui l’alleanza FdI-Fi-Lega è forte, ma non è mai stata rinsaldata da una vittoria elettorale. Ci sono persone esperte con ruoli amministrativi di primo piano alle spalle, ma anche tanti che hanno fatto solamente il Consigliere comunale o di Quartiere. E non c’è una vera alleanza con le altre componenti dell’opposizione (men che meno con quel che rimane del M5S). Così come non c’è una concreta apertura al civismo, nemmeno per scopiazzare il PD che spesso auto crea liste civiche per dare almeno l’impressione di un allargamento della base elettorale.
C’è un po’ di confusione e un po’ di silenzio strategico che, uniti, lasciano l’impressione di un ripetersi degli errori del passato.
Anche per questo il “casino” di Riccione può essere un bel pungolo: Riccione non vuole aspettare che Rimini faccia tornare i suoi conti tra gli alleati per sapere chi dovrà indicare il candidato del centrodestra, perché se si vuole vincere, bisogna costruire attorno alla candidatura principale un progetto forte e credibile, e ci vuole tempo.
Se la questione riccionese dovesse accelerare, come sembra, allora per il “tavolo dei saggi” sarebbe un bel problema. Ma sarebbe anche la loro salvezza. Senza doversi spremere per dare un’indicazione a Riccione, potranno concentrarsi su Rimini e, forse, dare al prossimo candidato unitario del centrodestra una decina di mesi di tempo per costruire il suo progetto e la sua credibilità.

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