Rimini non è Milano: c’è chi l’anfiteatro romano lo riscopre e valorizza un quartiere intero e chi lo vuol tenere nascosto

Rimini non è Milano: c’è chi l’anfiteatro romano lo riscopre e valorizza un quartiere intero e chi lo vuol tenere nascosto

Mentre l'amministrazione di Milano sta per inaugurare un parco archeologico enorme che custodisce il ritrovato e recuperato anfiteatro romano, a Rimini - nonostante l'obiettivo fino del PRG del 1994 fosse il medesimo - si continua a tenere non solo nascosta gran parte dell'area, ma anche coperta da immobili privati che potrebbero essere tranquillamente spostati altrove, con beneficio delle stesse attività che lì si svolgono

C’è grande fermento in Italia a proposito della scoperta e valorizzazione degli Anfiteatri Romani. Ciò avviene per quelli, ad esempio, e non solo, di Volterra, Ancona, Urbisaglia, Lecce, Vercelli e l’elenco si protrarrebbe assai per elencarli tutti; ma la recente novità viene da Milano. Terzo per dimensioni rispetto il Colosseo appena al di fuori della cinta muraria di quello che in passato era il centro cittadino, dopo essere rimasto abbandonato per secoli ora l’importante sito storico sta per vivere la sua nuova vita, dopo i lavori di restauro volti a riscoprirlo e valorizzarlo.
Di fatto sarà al centro di un enorme parco archeologico di oltre 10.000 metri quadri, il più grande urbano d’Europa, con il fine di restituire alla città uno dei suoi luoghi storici dimenticati, ovvero l’antica Mediolanum imperiale, dopo un investimento da oltre 6,6 milioni. L’inaugurazione è prevista entro maggio 2026, e la sua apertura sarà un motore culturale per il quartiere che lo ospita in perfetta simbiosi con le radici della comunità cittadina. Questo avviene in una città governata da una coalizione di centrosinistra, assai lungimirante rispetto il tema della cultura e della propria storia.
Questo episodio porta inevitabilmente per analogia a fare alcune importanti considerazioni con il caso cittadino locale. Anche Rimini ha un Anfiteatro, di importanti dimensioni, e una giunta di pari provenienza politica di consolidata permanenza temporale al governo della città.
Pure a Rimini l’Amministrazione in passato ebbe un’idea simile, tanto che nel Piano Regolatore generale adottato nel 1994, per l’area ricompresa tra l’Anfiteatro ed ex Padane, a pagina 91, al punto 5, così si riportava:
«5.Anfiteatro
La sistemazione si attua attraverso un piano urbanistico preventivo di iniziativa pubblica che preveda la demolizione di tutti gli edifici compresi all’interno del comparto in modo da consentire lo scavo archeologico. A seguito dei risultati dell’indagine, l’area andrà sistemata a verde pubblico in maniera da consentire la conservazione e/o la visita dei reperti.»
Poi tutta la predetta area veniva destinata a “verde pubblico” (approfondimenti qui): come a Milano.

In seguito abbiamo assistito a tutto il copione della infinita telenovela più lunga del mondo, di cui molte puntate pubblicate su queste pagine, che non ha visto l’attuazione di quel progetto che avrebbe qualificato non solo il monumento ma, anche tutta l’area ed il quartiere circostante: come invece accade a Milano.
Cosa resta oggi? Mentre a Milano si prepara l’inaugurazione di un grande progetto giunto al termine, a Rimini si celebra un perpetuo fallimento. Il monumento continua ad essere occupato nonostante gli antichi vincoli archeologici di inedificabilità assoluta e oggetto, per la parte scoperta, di degrado e di frequentazioni “particolari”. A completare il tutto poi anche l’area ex Padane rimasta un’anonima vasta area asfaltata, un non luogo, nella quale al margine è stata costruita una meravigliosa cabina elettrica per la ricarica degli autobus: non come a Milano.
L’ultima considerazione attiene al senso della cultura e delle radici storiche di una città. Come in precedenza si accennava, Milano è governata da una Giunte di centrosinistra, come peraltro lo è Rimini. Ma a Milano la politica ha saputo realizzare un progetto culturale importante e di grande respiro a livello di parco urbano, mentre a Rimini è stata palesemente incapace di raggiungere gli stessi obiettivi che si era proposta. E nonostante ciò ancora oggi assistiamo a continue fantasiose idee, tutte rivolte a non risolvere l’annosa questione CEIS – Anfiteatro come per dignità di entrambi sarebbe dovuto; tanto da non capire più se ormai si sia in presenza di mancanza di volontà, o di incapacità.
Come si è visto la sensibilità verso la storia e la cultura della propria città non ha colore politico, ma alberga solamente nelle persone che si dedicano agli incarichi pubblici. E dopo una stagione che ha visto “marmini rosa” (qui) assediare una Rocca Malatestiana adattata ad un improprio museo, alla cementificazione della storia sotto Piazza Malatesta, e le ridicole passerelle che affliggono il Ponte di Augusto e Tiberio, e non solo, l’attuazione di quanto previsto nel PRG del ’94 sarebbe un importante segnale per Rimini e ne costituirebbe una grande opportunità. Ma dati i messaggi che giungono in proposito … non siamo a Milano.

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