Salvaguardia della balneazione: le condotte sottomarine costano circa 16 milioni di euro, saranno efficaci?

Salvaguardia della balneazione: le condotte sottomarine costano circa 16 milioni di euro, saranno efficaci?

A lavori che si avviano verso la conclusione, l'assessore Montini ha fornito in consiglio comunale alcune precisazioni sulle opere in corso in piazzale Kennedy e sulle condotte sottomarine. Per Gioenzo Renzi parte del percorso ricavato sul tombinamento del tratto di spiaggia dell’Ausa (inaugurato lo scorso maggio a pochi giorni dalle elezioni), è stato demolito dai lavori in corso per le vasche di laminazione.

I lavori in piazzale Kennedy procedono verso la conclusione ma Gioenzo Renzi ha potuto discutere in consiglio comunale la sua mozione (“continuano gli scarichi fognari in mare con le tre condotte sottomarine di piazzale Kennedy”), presentata un anno fa (dicembre 2016), solo il 30 novembre scorso. A giochi ormai fatti. Eppure il consigliere di Fratelli d’Italia poneva questioni non secondarie, anche in rapporto al tema “qualità prezzo” del progetto che si sta realizzando.

Vediamo. Partiamo dalle novità, ovvero dai numeri forniti in consiglio comunale che rettificano cifre precedentemente circolate e aggiungono informazioni che mancavano. Rispondendo a Renzi l’assessore all’ambiente Anna Montini ha detto che le tre condotte sottomarine che porteranno le acque ad un chilometro dalla costa avranno un costo di 15 milioni e 600 mila euro, inclusi gli impianti di servizio del “torrino di carico” (all’esterno avrà l’aspetto dei famoso “Belvedere” di cui tanto si è parlato) alto 6 metri e mezzo dal piano di calpestio, spesa che è a carico di Romagna Acque.

Ma in questo modo si risolverà il problema di garantire la qualità delle acque di balneazione? Secondo l’assessore sì, che però non ha fornito un dato molto importante: quante volte saranno messe in funzione le condotte sottomarine?, cioè quante volte si prevede che scaricheranno in mare? Si è limitata a dire che verranno aperte in presenza di “un evento meteorico tanto forte da far sì che le vasche non siano più sufficienti e non sarà possibile inviare tutto al depuratore di Santa Giustina”.

Per Renzi le “acque meteoriche sono comunque inquinate e queste andranno a finire in mare”. Non solo. Il reale impatto ambientale di quello che arriverà in mare non lo conosciamo. “Non è stata svolta la valutazione di impatto ambientale e quindi non sapremo con certezza gli effetti sulla balneazione degli scarichi delle tre condotte, né dove le acque saranno trasportate: se al largo, verso la costa o verso i Comuni vicini”. La replica dell’assessore, che ha motivato anche la scelta tecnica del torrino, è stata questa: “La normativa vigente non ha richiesto la valutazione di impatto ambientale, ma nonostante ciò è stato fatto un corposo lavoro da Arpa per la valutazione, sulla base di un modello previsionale, delle acque scaricate in mare tramite condotta sottomarina e sulla base di questo lavoro abbiamo sufficienti garanzie per pensare che, anche quando verranno attivate le condotte sottomarine, la balneazione sarà comunque garantita, ed era questo il presupposto fondamentale del Psbo”. Sarà la prova dei fatti che permetterà di capirà come andranno effettivamente le cose. Intervistato da Rimini 2.0, anche l’ex direttore del Consorzio di Bonifica, Virgilio Buffoni, aveva espresso dubbi sulla efficacia delle condotte sottomarine e più in generale del Psbo: “E’ vero che le acque reflue verrebbero “trasportate” dove il mare è più profondo e la massa d’acqua per la diluizione dei reflui più consistente, ma c’è il problema delle correnti e il connesso spiaggiamento, ancorché ritardato, dei corpi più o meno solidi presenti negli scarichi, con un incontrollabile effetto diffusore. Mi domando se qualcuno degli eminenti esperti e studiosi del settore abbia mai fatto un’analisi approfondita dei costi/benefici di un sistema quale quello progettato. Se sia mai stato stimato il piano di manutenzione, esercizio e funzionamento di una tale infrastruttura, e dei suoi cloni sull’area costiera. Se sono stati stimati gli effetti di eventuali black-out della complessa macchina del telecontrollo”.

In piazzale Kennedy viene ricavata una vasca di prima pioggia di 14 mila metri cubi con relativo impianto di sollevamento per inviare al depuratore le acque più inquinate di prima pioggia, insieme ad una vasca di laminazione di 24 mila metri cubi alimentata dalla vasca di prima pioggia, con il relativo impianto di sollevamento per portare le acque meteoriche al depuratore e/o allo scarico in mare; quindi un “torrino” di carico, alimentato dalla vasca di laminazione, con l’impianto di sollevamento che scarica le acque in mare tramite tre condotte sottomarine. Le vasche di laminazione costano 30 milioni di euro, finanziati dallo Stato per 8 milioni 800 mila euro e dal Comune di Rimini per 18 milioni 200 mila euro (più 3 milioni di Iva).

Nel maggio del 2016, ha detto ancora Renzi, è stato inaugurato il nuovo accesso alla spiaggia da piazzale Kennedy. A giugno i riminesi sono andati al voto per eleggere il consiglio comunale e il taglio del nastro dell’opera il sindaco l’ha fatto cadere in quei giorni. Venne a Rimini Matteo Renzi (allora presidente del Consiglio) per sostenere la corsa di Andrea Gnassi, il comizietto si tenne sulla terrazza del Nettuno e Matteo Renzi e tutti gli intervenuti poterono ammirare i lavori conclusi: tombinamento dell’Ausa nel tratto dal lungomare al mare, percorso pedonale, sedute e così via. Il tutto è costato 1 milione 720 mila euro. Bello, peccato che, ha sostenuto il Renzi riminese qualche giorno fa in consiglio comunale, “i lavori per realizzare le vasche di laminazione hanno anche comportato che parte della passeggiata pedonale già realizzata, almeno nella parte iniziale, sia stata distrutta, sarebbe stato meglio intervenire a lavori ultimati in piazzale Kennedy e non prima”.
Gioenzo Renzi ha chiesto anche di quantificare “i danni arrecati alla passeggiata pedonale realizzata sul tombinamento del tratto di spiaggia dell’Ausa e inaugurata sei mesi fa, causa i successivi lavori di demolizione dell’adiacente vecchio ponte sul lungomare e di scavo delle vasche di laminazione, con spreco di denaro pubblico”, ma anche questo dato non è stato fornito.

Da ultimo, sarà mantenuta in servizio l’attuale paratoia della fossa Ausa per lo scarico in mare. “Verrà aperta solo in casi eccezionali, prevista una volta ogni 10 anni”, assicura l’assessore. Insoddisfatto Gioenzo Renzi: “La soluzione migliore, che avrebbe evitato del tutto gli scarichi a mare, sarebbe stata quella di costruire vasche più grandi nell’area dei ferrovieri”.