Scarcella-Vitaglione: avevano ragione i riminesi. Non ascoltarli ha creato una frattura, forse più profonda della ferita del fallimento

Scarcella-Vitaglione: avevano ragione i riminesi. Non ascoltarli ha creato una frattura, forse più profonda della ferita del fallimento

L'Amministrazione comunale, accusata pesantemente dai tifosi, forse non ha colpe, ma la percezione della gente può essere ben diversa e a un anno dalle elezioni può pesare anche questo

E alla fine i riminesi avevano ragione, ancora una volta. L’operazione della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Rimini unitamente alla Polizia di Stato della Questura di Rimini – pur tenendo conto del principio della presunzione di innocenza – mette fine ai dubbi palesati dai tifosi (e non solo) su Giusi Anna Scarcella che aveva rilevato la squadra biancorossa tramite la società Building Company, su Valerio Perini, all’epoca amministratore unico del Rimini FC e su Giuseppe Vitaglione, che per gli inquirenti è la “figura operativa all’interno del gruppo imprenditoriale che aveva acquisito il club”, ma che ai tempi per qualcuno non sembrava nemmeno esistere.
Dubbi che, va detto, furono non solo palesati, ma anche riportati costantemente all’Amministrazione comunale, la quale – ricordiamo che il Comune di Rimini è proprietario del campo di gioco e parte attiva nel processo in corso di rinnovamento dell’impiantistica sportiva cittadina – invece si limitò inizialmente a redarguire la nuova proprietà a rispettare gli accordi e dimostrare “con i fatti” le proprie buone intenzioni. Questo atteggiamento, considerato per lo meno blando, è stato il motivo scatenante della polemica anche feroce dei tifosi della Curva Est contro il Sindaco stesso. “Su questa vicenda”, dirà il Sindaco Jamil Sadegholvaad dopo l’incontro decisivo con Scarcella a inizio agosto 2025, “ci sono state in queste settimane parole durissime: alcune non giustificabili in ogni senso, ma altre alimentate dai troppi silenzi dei protagonisti. Mi auguro allora che la nuova proprietà, un passo alla volta, recuperi la distanza che si è creata. C’è in ballo il rapporto con Rimini. Sia chiaro: i programmi per il futuro ci interessano più dei risultati sportivi nell’immediato”. La fiducia che c’era prima non c’era più insomma, evidentemente anche in Comune e in Giunta l’avevano compreso benissimo che qualcosa non funzionava e hanno iniziato a chiedere spiegazioni, poi, a quanto pare, anche a fare segnalazioni agli organi competenti. A distanza di un anno è tutto molto più chiaro, scritto nero su bianco nella nota diffusa dalle Fiamme Gialle, che tutti hanno letto in queste ore.
L’unica domanda possibile, ora, anche alla luce della presentazione della cordata costituita da Lanzetti, Bianchi, Grassi, Alvisi e Samorì per la Nuova Rimini Calcio (il 1 luglio dovrebbe aprirsi la manifestazione d’interesse da parte del Comune), è: i riminesi, che avevano “annusato” tutte queste cose, perché non sono stati ascoltati e anzi, si sono sentiti minacciati di querele per ciò che sostenevano e che oggi si dimostrano tutte questioni fondate?
Si è creata una frattura tra l’amministrazione e la città (anche se solo una parte sono tifosi del Rimini, ovviamente) forse più profonda della ferita lasciata dal fallimento della Rimini Calcio stessa. Le ferite si curano, come dimostra l’operazione – a tratti innovativa – degli imprenditori riminesi per ri-salvare il calcio professionistico della città. Le fratture invece, soprattutto quelle così personali, spesso si operano, si ingessano… e a un anno dalle elezioni questo è un altro macigno sulla strada della “facile vittoria” a cui punta il centrosinistra. Non tanto per le responsabilità che hanno avuto o che non hanno avuto, ma nella percezione che della vicenda avranno i cittadini: il fallimento della società Rimini Calcio e questa vicenda giudiziaria che ne è parte sostanziale, sono avvenuti sotto questa Amministrazione Comunale. La quale forse non ha nemmeno troppe colpe, ma sicuramente non ha avuto la capacità di evitare tutto questo.

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