“Sì è vero, ho violato il segreto istruttorio”: la Giustizia a San Marino (seconda puntata)

“Sì è vero, ho violato il segreto istruttorio”: la Giustizia a San Marino (seconda puntata)

L'ammissione del magistrato dirigente del Titano. L'ho fatto, disse davanti al Consiglio Giudiziario, per "consentire che si giungesse alla fine dell’indagine e finalmente si potesse arrivare a una sentenza". Non una sentenza qualunque ma il Conto Mazzini, che ha spazzato via una intera (quasi) classe politica.

Scandali, retroscena, veleni, schizzi di fango: l’elenco è questo.  Il dibattito pubblico su politica, istituzioni, economia ne propone ogni giorno quantità industriali. Non è da meno la giustizia. Magistrati, organi giurisdizionali, di autogoverno, sono sempre più nell’occhio del ciclone, in costante conflitto con la politica. Come abbiamo visto due giorni fa, su questo tema, anche l’antica Repubblica della Libertà non si fa mancare niente. Sul Titano è un’estate a dir poco rovente nei rapporti tra potere esecutivo e quello giudiziario. E leggere oggi il verbale del Consiglio Giudiziario, il Csm di San Marino datato 19 dicembre 2017, è sorprendente e sconcertante. Spiega come gli avvenimenti di queste settimane con ritorni in sella di magistrati, riordino degli uffici giudiziari, con annessi scontri di potere, sono solo la continuazione di un conflitto antico. Una lotta aspra, ricca di colpi sotto la cintura e soprattutto sotterranea. Mai resa pubblica. Tenuta chiusa in un cassetto e ben lontana dalla vista dei cittadini.

Si è vero ho violato il segreto istruttorio. Le ragioni per cui l’ho fatto sono queste: evitare che si cominciassero a discutere, per i mal di pancia di qualcuno, azioni di sindacato nei confronti di qualche magistrato che, per carità, non sarebbero passate, ma (…) questo avrebbe portato a una delegittimazione non solo dei magistrati ma anche di tutta l’attività che si era venuta compiendo in quel momento  – processo Conto Mazzini, ndr – (…) tante volte, è vero, ho violato – il segreto istruttorio, ndr – ma le ragioni sono queste: consentire che si giungesse alla fine di quell’indagine e che finalmente si potesse arrivare ad una sentenza”. A pronunciare queste parole (pagine 17 e 18 del resoconto stenografico del Consiglio Giudiziario) non è un cancelliere o un funzionario di seconda fila, sorpreso in vena di indiscrezioni, ma il numero uno della giustizia penale e civile di San Marino: il Magistrato Dirigente, dottoressa Valeria Pierfelici. La massima figura di garanzia e governo della giustizia, dichiara, di fatto rivendica, le sue violazioni alla norma, fatte e reiterate con un solo obiettivo: orientare i sentimenti dell’opinione pubblica a favore delle attività del suo tribunale e dei suoi giudici.

Poche righe più in là la dottoressa rincara ancora la dose. Tira in mezzo, senza mezzi termini, pure il giudice delle indagini del Conto Mazzini, Alberto Buriani e quello del dibattimento Gilberto Felici (pag. 19): “nel processo Mazzini certo io non ho fatto le indagini, ma gli atti li ho guardati, chiedi pure all’Antonella. Ho esaminato documentazione oggetto di sequestro, chiedi all’Antonella; Gilberto diverse volte è venuto da me per dire dove si trova questa tal cosa (interviene Felici: sono stato anche da Buriani) no dico, anche da me, no lui dice che io non ho fatto niente altro”. E’ quindi anche Gilberto Felici a confermare di essere stato pure da Alberto Buriani per parlare del processo Conto Mazzini, mentre si stava svolgendo il processo. La cosa può sembrare normale ma non lo è. Il giudice di primo grado durante il processo va a parlare con magistrato dirigente e giudice inquirente e il dirigente visiona atti in cui non aveva alcun ruolo: né inquirente né decidente. Leggi e codici non lo prevedono e non lo consentono.

In sede di Consiglio si rivolgono, allora, alla dirigente sia Felici sia Buriani. Il primo ribadisce la condivisione sulla gestione del procedimento Mazzini (pag. 11): “Non è giusto, non è neppure giusto dimenticarsi che in una epoca non troppo risalente, alcuni riferimenti svolti dallo stesso Magistrato Dirigente in quella sede erano qualificabili come almeno “sopra le righe” (mi riferisco ad esempio ad un riferimento di cui sono stato messo a parte e che riguarda in un determinato procedimento una rogatoria Svizzera). Ecco non esageriamo, qualche riferimento che oggi potrebbe essere giudicato non appropriato era stato fatto. Dico, però, che allora c’erano procedimenti in corso di un particolare rilievo soggettivo, che si trovavano nella fase istruttoria, e rispetto ai quali erano state adottate delle misure cautelari personali rispetto ai quali era stata condivisa in qualche misura la necessità di darne notizia”. Il secondo precisa che il capo del Tribunale nel processo Mazzini non doveva né poteva entrarci (pag. 7): “L’ultima trovata per la quale il Magistrato Dirigente ha riscosso particolari favori, è la sua proclamata capacità di mantenere l’unità del tribunale nel periodo in cui sono state fatte le famose indagini del Conto Mazzini. Come faccia, poi, a garantire la serenità ad affermare che tutti i suoi magistrati sono perfetti e poi arrivare ad attacchi così feroci e diretti nei confronti dei singoli magistrati, francamente mi sfugge. In ogni caso le indagini hanno visto impegnati molti magistrati, sicuramente tutti gli inquirenti, sicuramente alcuni decidenti, ma il Magistrato Dirigente non ha avuto ruolo nella trattazione di quel caso, non è stato mai autorizzato a comunicare, anticipare mosse investigative, o il contenuto di atti coperti da segreto”.

Ma allora, vien da chiedersi, se questa era la regola, perché si è permesso tutto ciò?
Teniamo conto che la discussione portata in Consiglio Giudiziario aveva lo scopo di rasserenare gli animi dei magistrati sammarinesi, sempre in conflitto permanente, l’un contro l’altro armati, divisi da invidie e accuse di scarsa produttività e lentezza. Eppure il clima del confronto in Consiglio cresce ancora. La Pierfelici insiste (pag. 19 e 20): “Io terrei sotto ricatto chi? Chi terrei sotto ricatto?  – si riferisce a timori espressi da alcuni suoi colleghi, segnalazioni di comportamenti scorretti da parte di altri magistrati ndr – L’ho detto prima, se volevo pararmi, scusate, il di dietro, a fronte di violazioni di norme di legge, io non avrei dovuto far altro che fare il passacarte, (…) ci penserà qualcun altro poi a decidere se sono cose buone e non sono buone”. Dopodiché con assoluta tranquillità afferma che esisteva un accordo tra lei, Buriani e Felici, sancito in occasione della conferma, avvenuta nel 2015, della Pierfelici quale Magistrato Dirigente di San Marino (pag. 20): “Io sarei rimasta in carica fino alla conclusione dei processi, tra virgolette chiamiamoli politici, dopo di che se la sarebbero dovuta vedere tra loro, sia nella scelta di chi avrebbe dovuto fare il Magistrato Dirigente, sia il quando. È vero o non è vero? Ecco quindi, invece di arrivare in queste condizioni a fare queste cose, era meglio dire ‘Valeria ti fai da parte che abbiamo finito e non abbiamo più bisogno di te”.  Avremmo forse risparmiato un capitolo buissimo della nostra magistratura”. Alla domanda, naturalmente, nessuno risponde. Silenzio, assenso, di massa.

Nel verbale s’incontrano anche le note tra il trash e il cafonal sulla presunta relazione clandestina tra il giudice inquirente del conto Mazzini Alberto Buriani e Stefania Lazzari, moglie di Daniele Guidi ex Ad CIS, arrestato per riciclaggio e corruzione. Sul tema hanno già scritto in tanti e soprattutto la stessa Lazzari ha smentito “con sdegno” la “diffusione di notizie false” (qui). Inopportuno tornarci sopra, anche per non invadere la sfera privata. Ma personaggi pubblici, con ruoli e incarichi di rilevanza collettiva di tali comportamenti, possibilmente con piena trasparenza, dovrebbero rispondere ai contribuenti che pagano le loro retribuzioni. Comportamenti, ça va sans dire, che riguardano la certezza dei cittadini sul corretto esercizio del potere giudiziario. Ben più quindi della dimensione del bon ton e di un sano disinteresse su ciò che accade nei letti altrui. Per questo, è interessante riportare una chiosa di uno degli interventi di Buriani su Valeria Pierfelici: “La magistrata dirigente è persona abile e capace, il punto è che ha usato slealmente e perfidamente queste capacità per umiliare e insultare la magistratura, per suscitare contro i colleghi scandalo e disprezzo e il disegno è calcolato e premeditato in ogni mossa”.

Per carità patria e professionale, lasciamo poi perdere i commenti dei vari protagonisti nei confronti della stampa. I giornalisti sono solo dei “cretini che suonano il disco da una parte o dall’altra”: Pierfelici Dixit. Opinione su cui trova pieno consenso. I cronisti, al solito, danno fastidio a tutti. Tengono orecchie aperte, più spesso di quanto si creda pure schiene dritte, e scrivono le cose di cui vengono a conoscenza. A molti dei protagonisti del Consiglio la cosa non piace per nulla.
Ma nel verbale del consiglio c’è anche altro, molto altro.  Dall’esercizio della ricerca storica su verbali passati, nascono domande da porre oggi. Cosa è stato fatto per cambiare la situazione del tribunale di San Marino, in che stato è oggi la giustizia del Titano, che significato ha avuto il ritorno in sella, pro tempore, di Valeria Pierfelici, perché i magistrati sono in guerra con l’attuale governo? Soprattutto, quanto l’affaire ha pesato e pesa sulla corretta amministrazione della giustizia in quel della Repubblica della Libertà? Domande che attendono una risposta. Anche perché: chi si farebbe giudicare da magistrati così?

2-continua

Fotografia: Lucio Alfonsi da Pixabay