Start-up innovative: Rimini è la Silicon Valley dell’Emilia Romagna

Start-up innovative: Rimini è la Silicon Valley dell’Emilia Romagna

La nostra provincia è quella cresciuta di più in regione nell'ultimo anno (+142%).

Numericamente stacca di molto i territori di Forlì-Cesena e Ravenna ed è davanti a Ferrara, Parma e Piacenza. Ora sono 80 le imprese che godono delle 18 agevolazioni che lo Stato garantisce a chi raggiunge certi requisiti. Parla Zattoni, socio dello studio che più di tutti gli altri ha aiutato la costituzione di start up innovative: “Purtroppo le nuove leggi sono poco conosciute, le facilitazioni sono talmente tante che tutti dovrebbero aprire una start up”.

È uno dei modi più semplici e vantaggiosi per fare impresa, ma paradossalmente ancora poco conosciuto e diffuso. Stiamo parlando delle start-up innovative, un format lanciato pochi anni fa dal governo Monti per favorire la ripresa economica del nostro Paese. Il numero di aziende di questo tipo è in costante aumento da diversi anni, e proprio a Rimini si è registrato un vero e proprio boom nell’ultimo anno, con un aumento del 142%.
Ma di cosa parliamo quando parliamo di start-up innovative? Si tratta di società di capitali con determinate caratteristiche (per esempio quella di avere meno di 5 anni di età e un fatturato annuo sotto i 5 milioni di euro) e requisiti grazie ai quali possono accedere a ben diciotto agevolazioni da parte dello Stato. E sono agevolazioni importanti. Si va dall’accesso facilitato al credito, alle facilitazioni sul ripianamento delle perdite, al credito d’imposta per l’assunzione di personale qualificato. Insomma, un bello slancio che lo Stato garantisce a nuovi imprenditori con un’idea forte.
E negli anni i risultati si sono visti. Quello delle start-up innovative è un panorama attivo, vitale e in promettente crescita, anche e soprattutto nella nostra provincia. Gli ultimi dati pubblicati da Infocamere ed elaborati dalla Camera di commercio della Romagna, aggiornati al 6 marzo 2017, rivelano che Rimini è la provincia più cresciuta in questo settore nell’intera Emilia Romagna, regione dove ha sede l’11% delle start-up innovative italiane.

Sullo scacchiere regionale Rimini si presenta come uno dei centri più vivaci, “incubando” 80 aziende (il 10,6% del totale) e piazzandosi come quarta forza dopo Bologna (195), Modena (144) e Reggio Emilia (93). Province come Parma, Ferrara e Forlì-Cesena risultano ben distanti. Questi dati assumono ulteriore importanza quando si considera che a marzo 2016 le start-up innovative a Rimini erano solo 33: ciò significa che in dodici mesi si è registrato un aumento in questa categoria d’imprese del 142,4%, un record tra le province dell’Emilia-Romagna. Più della metà delle nuove aziende sono concentrate nel comune di Rimini.
Ma di cosa si occupano le start-up innovative nostrane? Il mercato più florido è rappresentato dai “servizi informatici” (produzione di software, consulenza informatica e attività connesse), che contiene quasi 1/5 delle nostre start-up. A seguire ci sono quelle che operano nell’industria/artigianato (settore in crescita costante a livello regionale), e quelle attive nel turismo.
Come si vede dai numeri, le start-up innovative stanno prendendo sempre più piede anche da noi, ma c’è chi pensa che questo sia solo l’inizio. Nicola Zattoni è un giovane imprenditore, socio di Zaio srl, società di consulenza indirizzata a questo tipo di imprenditoria con sede a Riccione. Nell’ultimo anno, ben 30 nuove aziende sono partite grazie alla Zaio. Secondo Zattoni, “ancora poche persone conoscono la realtà delle start up innovative e tutti i vantaggi che si ottengono costituendone una. I numeri sono in aumento ma potrebbero essere molto più alti”. Perché? “Innanzitutto perché una delle proprietà delle start up innovative sta nel fatto che il medio credito centrale, una banca controllata dallo Stato, garantisce l’istituto di credito, che eroga il mutuo alla start-up innovativa, per l’80%. Il rischio imprenditoriale in questo modo si riduce sensibilmente. Ciò significa che un imprenditore con un’idea e un business plan può presentarsi all’istituto di credito avendo lo Stato che ‘garantisce’ per lui. È un bel vantaggio”. Tutta un’altra cosa rispetto ai bandi europei: “Per partecipare ad un bando l’imprenditore deve avere già investito buona parte del capitale, ma molti non possono permetterselo e si vedono tarpare le ali fin da subito. E poi le tempistiche di erogazione di questi fondi sono lunghissime, a volte addirittura anni. Un imprenditore non può aspettare così a lungo. Con il metodo della start up innovative, invece, si ottengono finanziamenti senza sborsare un euro”.
Ma allora perché non costituiscono tutti una start-up innovativa? “Perché c’è ancora molta ignoranza sulla materia – afferma Zattoni – e le persone pensano che questo tipo di società siano legate al mondo del digital, della tecnologia avanzata e dell’informatica, ma questo non è vero. Forse è il termine ‘innovativa’ che trae in inganno. La realtà è che si può fondare una start-up di questo tipo in qualunque campo, infatti l’innovazione non è data solo dall’oggetto sociale dell’azienda (cosa fa), ma anche dal come lo fa. Anche le imprese più tradizionali (alberghi, pub, ristoranti) posso innovarsi – per esempio – monitorando i costi, migliorando il business plan, dotandosi di un cronoprogramma e attuando una gestione alleggerita. Gli strumenti per il rilancio dell’economia ci sono, ma purtroppo sono poco conosciuti”.
Zattoni è stupito: “Non capisco perché non siano ancora nate altre attività come la nostra, che fa consulenza nella progettazione di start-up innovative. La maggior parte degli imprenditori rimangono dispersi nelle acque del mare magnum della burocrazia italiana, mentre con questo metodo si ottengono facilitazioni mai viste: pensate che assumere un laureato e farlo lavorare nel settore di ricerca e sviluppo costa la metà che in un’azienda normale…”.

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