Teatro Galli: che fine hanno fatto il busto del Poletti e il sipario originale del Coghetti? E poi, perché non c’è un busto di Verdi, la cui opera inaugurò il teatro nel 1857?

Teatro Galli: che fine hanno fatto il busto del Poletti e il sipario originale del Coghetti? E poi, perché non c’è un busto di Verdi, la cui opera inaugurò il teatro nel 1857?

Le domande sono state inviate all'Assessore competente il 7 febbraio, ma ancora nulla è dato a sapersi

La ricostruzione del meraviglioso Teatro Galli è stata molto travagliata ed ha attraversato un considerevole lasso di tempo dal dopoguerra fino al 2004 quando l’opera fu finalmente portata a termine, tormentata da fuorvianti interpretazioni “innovative” e discutibili volontà progettuali. Nonostante ciò però alla fine ci è stato restituito “dove era e (quasi) come era”. E qui un doveroso ringraziamento va all’Associazione Rimini Città d’Arte Renata Tebaldi, alla quale non è mai stato riconosciuto il merito avuto per la felice conclusione della vicenda; ma arriviamo al dunque come si suole dire. Frequento quasi assiduamente il Galli e da molte persone che condividono la medesima passione, ho udito in più circostanze porre, e porsi, alcune lecite domande.
La prima è il perché non esiste un busto di Giuseppe Verdi a commemorazione del fatto che con la sua opera, l’Aroldo, il 16 agosto 1857 fu inaugurato il teatro;
la seconda è che fine ha fatto il busto marmoreo del Poletti, architetto che progettò il teatro, scomparso dal suo collocamento da lungo tempo;

Il busto dell’architetto Luigi Poletti. Sito del Comune di Rimini

La terza, la più assurda. Che fine ha fatto il sipario originale del Coghetti, vera e propria opera d’arte riconosciuta a livello nazionale.
Riguardo alla prima desidero fare una premessa. Mi pare, ma il dubbio sopravanza la memoria, che in occasione dell’inaugurazione della mostra dei ritrovamenti archeologici sotterranei, vidi un busto di Giuseppe Verdi in un ridotto anfratto tanto da chiedermi che significato avesse averlo relegato in un posto improbabile, nascosto, ed inadatto al suo contesto; ribadisco mi pare. Ma per dare una concreta risposta alle predette domande di interesse pubblico in quanto organiche alla nostra cultura, le abbiamo poste all’Assessorato alla Cultura di cui ne racconteremo la vicenda e l’esito (sic).
Correva il 7 Febbraio scorso, e così scrivevamo in una mail regolarmente esitata al destinatario:
“… Mi pare di ricordare, ma non ne sono certo dato il lungo lasso di tempo passato, che in occasione della prima visita organizzata per l’accesso agli scavi archeologici presenti al di sotto del Poletti, vidi un busto di Giuseppe Verdi collocato in un piccolo ambiente appartato; per quanto premesso quindi, chiedo se il ricordo sia o meno veritiero ovvero se esiste quel busto e dove, eventualmente, attualmente si trova;
Inizialmente all’interno del teatro era collocato il busto del Poletti, che ora è assenta, e che per questo desidero chiedere il motivo e se esiste la possibilità di ricollocarlo laddove era;
Riguardo infine al sipario del Coghetti. Vanto della città ed opera d’arte di indiscutibile valore artistico, culturale e non solo, è oggetto di ciclici annunci fin da tempi immemori circa il suo restauro e ricollocazione nel suo naturale sito. Chiedo pertanto:
– Dove sia custodito attualmente;
– Quali siano le ragioni, escluse quelle economiche data la sicura facilità di ottenere in qualche modo i fondi necessari per il suo restauro data la sua importanza, per cui ancora la città non può usufruire di questa importante testimonianza storica.”
Mi permettevo inoltre di suggerire a riguardo: “infine al precedente punto, nell’attesa – magari – di riavere il sipario dove merita di essere, si potrebbe allestire all’interno del teatro una mostra permanente multimediale in cui mostrarlo e raccontarne la storia.”.
Da quel momento in poi non è seguito alcun riscontro, e neppure dal sollecito del 19 del medesimo mese. Ma a quello del 2 Marzo successivo è giunta una laconica risposta comunicando che la richiesta era stata presa in carico e che “l’Assessore fornirà un riscontro di competenza non appena possibile”. A tutt’oggi non è giunto nulla nonostante ciò che recita la L. 241/1990, che indica i tempi di risposta delle Amministrazioni pubbliche alle richieste dei cittadini entro 30 giorni. Sempre pronti come sempre comunque a darne conto qualora arrivasse una risposta.
Che dire? Forse una conseguenza della fervente attività culturale che imperversa a Rimini (?), o la considerata non importanza del tema proposto? Ma in ogni caso, per questo ognuno potrà trarre liberamente le proprie personali conclusioni.
Fermo restando il fatto, come già ribadito, del non ricordo riguardo il busto di Giuseppe Verdi, si ritiene che sia dovuto sotto tutti gli aspetti collocarne uno all’interno del Teatro data l’indissolubile legame che lega il grande compositore alla nostra città.
Quanto poi al busto del Poletti. Trattasi dell’opera di Pietro Tenerani, uno degli scultori più raffinati e noti del purismo dell’Ottocento, già allievo di Antonio Canova. Il busto marmoreo, posto all’interno del Teatro, presentava qualche problema di conservazione. Bisognoso di un opportuno restauro intorno al 2020 non si aggiudicò un concorso finalizzato a tal scopo indetto da una nota catena di supermercati alimentari. Ebbene da allora ad oggi non se ne è saputo più nulla (sic).
Arriviamo quindi al sipario originale del Coghetti. Basta leggere la sua storia (qui), travagliata e caratterizzata da vari spostamenti in altrettanti vari luoghi, fino all’attuale ricovero in Via della Gazzella. Negato alla cultura, al Teatro e al Paese tutto.
Quali risposte rendere quindi ai tanti frequentatori ed estimatori del nostro incompreso Teatro? La prima consiste nel constatare l’inottemperanza delle regole, che governano il giusto e dovuto dialogo tra Amministrazione e cittadino; contrariamente alla ridondante loquacità mediatica istituzionale che non si lascia sfuggire alcuna occasione per magnificare i propri – presunti – successi. La seconda è il palese disinteresse per i temi culturali, perché di ciò si tratta, che attengono alle nostre radici ed alle nostre eccellenze cittadine. La terza, più grave ma, purtroppo, organica al contesto, consta nello spendere il denaro pubblico per cose discutibili spacciate per culturali, piuttosto che dedicare quelle risorse verso destinazioni di alto valore quali, ad esempio e non solo, quelle qui narrate.
Esimi frequentatori del Teatro Galli, amanti della cultura – quella vera – mettetevi il cuore in pace anche perché, e fateci caso casomai vi fosse sfuggito, il nostro meraviglioso Galli non ha neppure un Direttore; ma questa è un’altra storia.

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