L'accensione notturna, nel 1901 era affidata al signor Martinini, poi ad altri, ma finché fu a gas la manutenzione e l'attenzione furono precisissime, tanto era fondamentale sapere l'ora giusta a tutte le ore del giorno e della notte
Transitando la sera per Piazza Cavour non possiamo non notare il nostro meraviglioso Teatro, ma ancor più l’occhio luminoso che ci osserva dall’alto; è il suo orologio, sebbene dal quadrante non proprio in eccelse condizioni. Mentre durante il giorno appare ben visibile tale è, la sera è retroilluminato per svolgere la sua funzione di segnatempo nell’oscurità.
Oggi lo guardiamo con saltuarietà provvisti di orologi, smartwatch, cellulari ed altri onnipresenti apparecchi tecnologici, ma una volta, in loro mancanza, esempi del genere rappresentavano uno strumento indispensabile per molti, utile a contare le ore di una giornata e scadenzare gli impegni quotidiani.
Ma come era possibile consultare l’orologio di notte quando ancora Rimini non era stata totalmente servita dall’illuminazione elettrica, e che importanza aveva questo aspetto? Nella busta b.17.0002 riguardante l’Archivio Storico del Comune di Rimini, conservata presso l’Archivio di Stato locale, troviamo un episodio che ci fa capire quale era il rilievo di ciò che abbiamo poc’anzi accennato.
Durante la notte l’orologio era illuminato con gas, e il servizio di accensione e spegnimento era stato affidato ad un certo Martinini Secondo che, dai documenti trovati, non doveva prestare proprio una prestazione esemplare. Nel 1910 questa attività costava al Comune di allora 120 Lire annue pari agli odierni 568,98 Euro circa.
Il 19 Aprile 1901 l’Ingegnere capo del Comune scrive all’affidatario del servizio, lamentando che nonostante gli fosse stato impartito di “collocare una serratura allo sportello del rubinetto di chiusura alla conduttura del Gaz …”, non solo ciò non era stato ottemperato ma anche che “… ieri sera 18 corr.; alle 23 e ½ trovanti spente le fiammelle.”. E per questo all’inadempiente veniva stabilita una multa di Lire 1,00.
Ancor prima, il 9 Marzo dello stesso anno, veniva elevata un’altra contravvenzione di Lire 2,00 per non avere, il Martinini, provveduto “… al ricambio delle retine; a tutt’oggi nonostante le ripetute sollecitazioni”. La missiva, sempre a firma dell’Ingegnere Capo, concludeva che quanto occorrente sarebbe stato eseguito d’ufficio addebitandone poi le spese al trasgressore.
Ma andiamo ancora a ritroso quando il precorso 17 Febbraio per via dei ritardi nelle accensioni, variabili da un quarto a mezz’ora, e della mancata sostituzione delle retine che provocavano una diminuita potenzialità luminosa, si proponeva al Prosindaco di comminare una multa di Lire 5,00 al Martinini stesso.
Probabilmente quel 19 Agosto 1911 cessò l’affidamento della gestione dell’illuminazione al Martinini, come riportato nell’apposita minuta riassuntiva, ma i problemi non si esaurirono.
Ne dà prova una missiva datata 29 Settembre 1913, contenuta nella busta b.17.0004, a firma dell’Ingegnere Capo indirizzata al Direttore S.A.D.E., in cui lo si informa che “… ieri sera 28 corr. Giorno festivo in Piazza nonostante la Note di quest’Ufficio N°2060 del 27/9/13 diretta alla S.V. … l’Orologio pubblico è stato acceso con ben 25/m. di ritardo”.
Oggi abituati alla luce elettrica e ai sistemi temporizzati di programmazione di accensione e spegnimento di apparecchiature elettriche, questi fatti fanno sorridere e li sentiamo assai lontani dalla nostra quotidianità. Eppure fanno parte della nostra storia, e un segno di come allora si cercava di affrontare in qualche modo un fenomeno di degrado urbano, differentemente da oggi che seppur molto presente nel nostro Centro in copiosi esempi, passa del tutto ignorato da chi dovrebbe non solo prevenirlo, ma pure trovare il modo di eliminarlo.


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