“Turismo, i nodi vengono al pettine. Il tessuto economico necessita di interventi concreti su qualità dei servizi, accessibilità e ammodernamento delle infrastrutture”

“Turismo, i nodi vengono al pettine. Il tessuto economico necessita di interventi concreti su qualità dei servizi, accessibilità e ammodernamento delle infrastrutture”

"Misurare i volumi senza interrogarsi sulla redditività effettiva, sui costi operativi o sulla capacità di spesa dei visitatori equivale a scattare una fotografia sbiadita e ben poco veritiera"

​Finalmente se ne parla apertamente a Rimini. Per fin troppo tempo, il racconto attorno al turismo ha seguito una logica accomodante, quasi un rituale immutabile dove le cifre e i bilanci vengono piegati e addomesticati per far tornare i conti a ogni costo. È una narrazione comoda, che assolve chi governa e rassicura l’opinione pubblica, ma quando la realtà si presenta senza filtri, ecco che le illusioni crollano rovinosamente. Si scopre allora che, dietro a tante operazioni di facciata, si è cercato di far credere un’aritmetica impossibile, dove un semplice uno più uno facesse tre.
​La prassi di valutare lo stato di salute di un comparto economico complesso basandosi quasi esclusivamente sulla conta degli arrivi e delle presenze rappresenta un limite ormai non più accettabile. Celebrare un segno più su una percentuale o inseguire l’andamento favorevole di un singolo mese estivo significa fermarsi alla superficie, ignorando scientemente le reali dinamiche della filiera. Il turismo non è una gara a chi colleziona più passaggi, ma una complessa industria dell’ospitalità che produce valore solo se le imprese riescono a essere sostenibili, a reinvestire sul proprio futuro e a garantire un’occupazione qualificata. Misurare i volumi senza interrogarsi sulla redditività effettiva, sui costi operativi o sulla capacità di spesa dei visitatori equivale a scattare una fotografia sbiadita e ben poco veritiera.
​La persistenza di questa miopia strategica è servita spesso come scudo per mascherare l’inadeguatezza e l’immobilismo della classe dirigente. Sventolare dati parziali è il modo più semplice per evitare di spiegare in maniera trasparente perché, a fronte di ingenti spese  in opere pubbliche e di un fiume di milioni versati nelle casse di enti e apparati di promozione, i benefici reali per il territorio restano scarsi e frammentati. Si preferisce reiterare il comodo ritornello del “tutto va bene” piuttosto che ammettere che il denaro dei contribuenti è stato disperso in una pletora di opere pubbliche, organismi, sigle e consorzi costosi che hanno fallito nel loro compito principale: generare ricchezza diffusa e destagionalizzare i flussi.
​La verità è che la proliferazione di carrozzoni istituzionali e l’elargizione di fondi milionari non hanno risolto le problematiche strutturali del comparto. Il tessuto economico non necessita di spot trionfalistici o di retorica, ma di interventi concreti sulla qualità dei servizi, sull’accessibilità e sull’ammodernamento delle infrastrutture. Gli operatori e gli imprenditori scelgono di scommettere sul proprio territorio e di investire solo quando percepiscono l’esistenza di condizioni favorevoli per lavorare e generare profitti, non certo per decreto o dietro lusinghe di campagne pubblicitarie autoreferenziali.
​È arrivato il momento di superare la retorica del ‘conto dei letti occupati’ e di esigere una gestione pubblica che sia responsabile ed eticamente corretta. Solo affrontando con coraggio e lungimiranza le criticità strutturali, ammettendo gli errori di programmazione del passato e ridistribuendo le risorse in modo efficiente, realizzando un percorso virtuoso e di merito  per il futuro si potrà restituire una prospettiva di salute e crescita reale all’intero sistema economico territoriale.”
Stefano Casadei
Segretario provinciale Azione Rimini

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