Un altro convegno “ombra”, dietro al Piano Strategico: prosegue la solita narrazione, che ormai appare convincente solo a coloro che quelle strategie le hanno ideate e promosse

Un altro convegno “ombra”, dietro al Piano Strategico: prosegue la solita narrazione, che ormai appare convincente solo a coloro che quelle strategie le hanno ideate e promosse

Continua a far discutere il caso del corso formativo “Innovazione Turistica e Rigenerazione Urbana – Rimini verso una nuova leadership”, del 2 marzo scorso, organizzato dalla Fondazione del Piano Strategico di Rimini e condiviso dagli Ordini professionali

La settimana scorsa il PalaCongressi ha ospitato un pomposo evento d’immagine che ha chiamato a raccolta gli ordini professionali dei tecnici: più che un vero momento di confronto, è sembrato soprattutto una passerella.
Il tema? Innovazione turistica e rigenerazione urbana. Temi sempreverdi, proprio come il Piano Strategico stesso, la cui attuazione si trascina ormai da circa vent’anni, con bilanci complessivamente milionari e risultanze operative che ,a voler essere  molto generosi,si potrebbero definire  assai modeste.
Una domanda, nel frattempo, resta sospesa: chi ha pagato l’utilizzo della sala del PalaCongressi? Il Piano Strategico o gli Ordini professionali? Anche questo sarebbe utile saperlo con chiarezza.
L’ironia sorge spontanea scorrendo  la documentazione contabile: vere e proprie cattedrali di capitoli difficili da leggere per i comuni cittadini, quasi che la trasparenza sia una materia riservata agli addetti ai lavori. Un labirinto che sembra comprensibile solo agli iniziati.
Iniziati – o comunque molto vicini ai circuiti della politica dominante – che, in una cornice formalmente democratica, convocano riunioni e presentazioni per comunicare decisioni già confezionate altrove.
Durante il convegno Maurizio Ermeti e Valentina Ridolfi,  nei rispettivi ruoli, hanno proposto un excursus storico parlando di PUG e riqualificazione alberghiera. Un racconto però rimasto sul piano delle intenzioni, senza entrare realmente nel merito di contenuti tecnici concreti.
Ancora una volta è stata ribadita la narrazione delle strategie messe in campo negli ultimi anni per sviluppare in modo innovativo attrattività, ricettività e centralità della città di Rimini.
Una narrazione che però appare convincente per lo più a coloro che quelle strategie le hanno ideate e promosse.
La realtà percepita da molti operatori e cittadini sembra raccontare qualcosa di diverso: un progressivo e inesorabile ridimensionamento dei numeri positivi, delle presenze, della pianificazione concreta, delle attuazioni e delle autorizzazioni.
Vale la pena ricordare che proprio l’anno scorso, di questi tempi, al Teatro Galli veniva presentato l’avvio del percorso del PUG, sempre con il coinvolgimento dei tecnici.
Di questo strumento, però, oggi si sa poco o nulla. Sta fattivamente procedendo? Come ? Oppure si è perso nelle nebbie della burocrazia, nella crisi del turismo o nelle difficoltà decisionali di una politica spesso attenta a non incrinare equilibri e consensi?
Torniamo però al convegno del 2 marzo 2026 e alla postura della platea dei tecnici : silenzio, quasi totale.
Come se la burocrazia locale, con i suoi percorsi complessi e talvolta scoraggianti, avesse già spento sul nascere ogni possibile spirito critico.
Un aspetto ancora più paradossale riguarda la partecipazione dettata in larga parte dai crediti formativi: come se il vero motore dell’aggiornamento fosse più una necessità burocratica che una reale volontà di innovazione.
Emerge così una contraddizione evidente: l’amministrazione che dovrebbe guidare la programmazione normativa , si trova poi a fare i conti con una realtà in cui molte “strategie” restano confinate nella teoria, lontane dalla pratica.
Il rischio (a dir la verità paventato da alcuni lustri ) è che il Piano Strategico finisca per diventare più uno strumento narrativo , che un reale motore di programmazione capace di tradursi in scelte operative chiare e condivise.
Eppure le competenze non mancano. Architetti, ingegneri e geometri rappresentano professionalità che potrebbero essere protagoniste di un vero percorso di innovazione urbana. Una sessione formativa, semmai, avrebbe potuto essere utilmente rivolta anche a chi prende le decisioni: amministratori, politici e dirigenti comunali.
Resta allora una domanda: negli Ordini professionali qualcuno si è interrogato su questa evidente contraddizione? Oppure si è preferito evitare polemiche, per non alimentare tensioni nei delicati rapporti quotidiani con la macchina amministrativa?
Davvero paradossale.
Davvero preoccupante questa mancanza di spirito critico.
Altro che confronto democratico.
Altro che formazione.
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini

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