"Rimini rappresenta un luogo particolarmente significativo per l’intitolazione di una piazza a Bettino Craxi", spiega Crisafulli (Movimento Liberal-Socialista)
“Ritengo che la figura di Craxi meriti oggi una valutazione storica equilibrata, non più condizionata dalle contrapposizioni ideologiche del passato. A distanza di oltre venticinque anni dalla sua scomparsa, il giudizio storiografico tende a riconoscerne il ruolo di statista e protagonista di una stagione decisiva per l’Italia repubblicana. Durante il governo Craxi (1983–1987), che possiamo definire il secondo centrosinistra nella storia postbellica, l’Italia conobbe una fase di stabilità politica e di rafforzamento della propria credibilità internazionale. La politica estera italiana acquisì un profilo autonomo e autorevole, come dimostrato anche dalla gestione della crisi di Sigonella, divenuta simbolo della difesa della sovranità nazionale. Alleanza atlantica, sì, ma a schiena dritta! Craxi fu il primo leader postbellico a tutelare con coraggio la dignità dell’Italia.La politica estera craxiana rappresenta un modello di lungimiranza e coerenza. In ambito europeo, Craxi sostenne con convinzione il processo di integrazione, sempre tutelando l’interesse italiano; in ambito mediterraneo promosse iniziative di dialogo e mediazione. All’interno dell’Internazionale socialista si batté per la pace fra i popoli, mediando incessantemente nel conflitto israelo-palestinese. Al tempo stesso, combatté una battaglia politica e culturale contro ogni forma di estremismo ideologico e si schierò sia contro la dittatura di Pinochet in Cile sia contro la dittatura sovietica, impasto mostruoso di corruzione, povertà e dispotismo. Sul piano interno, il suo esecutivo contribuì alla riduzione dell’inflazione e a una fase di crescita economica significativa — oltre il 3% annuo di aumento del PIL, percentuali che nessun governo della Seconda Repubblica ha mai raggiunto. Craxi ideò altresì riforme istituzionali dinamiche che segnarono il dibattito politico degli anni successivi.La sua azione si colloca nel solco del riformismo socialista italiano, radicato nella tradizione social-democratica inaugurata da figure straordinarie come Turati, Kuliscioff, Matteotti e Saragat, che credevano nella democrazia parlamentare, nella lotta sindacale pacifica, e non nell’insurrezione armata promossa dai bolscevichi marx-leninisti. Bando dunque ai pretesti, e si colga finalmente l’occasione di restituire dignità a un personaggio di prim’ordine che tanto ha fatto, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, per riportare la sinistra italiana sui binari del riformismo, nell’interesse e per il bene dell’Italia intera. L’intitolazione di uno spazio pubblico non costituisce un giudizio unilaterale o acritico, bensì il riconoscimento del ruolo che una personalità di straordinario rilievo ha avuto nella storia nazionale: Bettino Craxi oggi fa parte a pieno titolo della storia patria, accanto a figure come Giolitti e Alcide De Gasperi, i soli tre statisti italiani dopo Cavour.In queste occasioni, quando si chiede il rispetto della verità storica, i manipolatori della storia nazionale sono soliti ricorrere a un metro di giudizio moralistico, chiamando in causa l’infausta stagione nota come Tangentopoli e la falsa rivoluzione giudiziaria soprannominata capziosamente Mani Pulite. Si tratta, evidentemente, di un’argomentazione inconsistente e pretestuosa: tutti i partiti dell’arco costituzionale della Prima Repubblica, al tempo della Guerra fredda, percepivano fondi illegali per finanziare le campagne elettorali e le burocrazie di partito. Il Partito comunista lo faceva con l’aggravante di percepire, in più, ingenti quantità di denaro dal regime dittatoriale sovietico. È ormai giunto il tempo di sottrarre la figura di un grande italiano alle polemiche meschine e faziose dei “giustizialisti a senso unico”. Giovanni Giolitti, che all’epoca in cui governava fu definito “Ministro della malavita”, campeggia oggi nei libri di storia italiana: Giolitti, favorendo il dialogo con i riformisti socialisti, aprì la prima stagione di riforme sociali progressive”.
Inoltre, ricorda ricorda Crisafulli, “Rimini rappresenta un luogo particolarmente significativo per l’intitolazione di una piazza a Bettino Craxi:
– nel 1881 ospitò la fondazione del Partito Socialista Rivoluzionario guidato dal romagnolo Andrea Costa, primo deputato socialista italiano;
– nel 1982 fu sede della prima Conferenza programmatica del PSI guidato da Craxi, che, assieme a Claudio Martelli, lanciò la formula “Meriti e bisogni”, sintesi di giustizia sociale, libertà e valorizzazione del merito, equilibrio fra diritti e doveri del cittadino;
– la nostra città vanta una solida tradizione socialista e amministrativa, che ha contribuito alla crescita civile e politica della comunità. Ricordiamo i due sindaci socialisti Massimo Conti e Marco Moretti.
Per queste ragioni, riteniamo che Rimini sia il luogo idoneo per un riconoscimento pubblico che valorizzi una pagina rilevante della storia politica italiana e del riformismo social-democratico.Con la presente petizione chiedo dunque che l’Amministrazione comunale avvii l’iter previsto dalla normativa vigente per l’intitolazione di una piazza cittadina a Bettino Craxi. Sulla targa commemorativa dovrebbe comparire la dicitura: “BETTINO CRAXI, LEADER SOCIALISTA E UOMO DI STATO, GIÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO”, restituendo così alla comunità riminese un momento di riflessione e memoria condivisa.Confidando in un riscontro formale e nella volontà dell’Amministrazione di affrontare con spirito istituzionale e trasparenza questa proposta, porgo distinti saluti”.
La scelta di Pesaro: nel 2020 l’intitolazione dei Giardini in piazzale Matteotti a Craxi. L’allora sindaco Matteo Ricci: «Vengo da un’altra storia, ma dopo vent’anni va sanata una frattura»
«Sappiamo che Craxi è ancora una figura molto divisiva: di certo non c’è la volontà di nascondere le questioni giudiziarie e le responsabilità che hanno coinvolto lui come altri. Nessuno vuole eliminare questo giudizio e neanche io lo rimuovo. Ma la vita di Craxi non è solo Tangentopoli. Credo che dopo anni ci sia l’esigenza di rivedere complessivamente una figura che è stata presidente del consiglio e che ha dato un’impronta molto forte all’economia e all’europeismo. Incidendo nella storia del riformismo italiano e provando a interpretare la modernità del Paese. E’ passato molto tempo, credo che dobbiamo avere anche la capacità di sanare certe fratture». Lo ha detto Matteo Ricci in piazzale Matteotti, intitolando i giardini all’ex presidente del consiglio Bettino Craxi a vent’anni dalla scomparsa. «In molti mi hanno chiesto chi me lo faceva fare. Rispondo così: me l’ha fatto fare un grande spirito democratico, che non è fatto di urla e insulti. Ma di dialogo, ragionamento e riflessione. Specie quando il tempo che è passato dovrebbe aiutare a mettere da parte l’astio e l’odio, che non portano questo Paese da nessuna parte. Chi continua a insultare e non permette agli altri di parlare ha poco a che fare con la democrazia. Ascolto le proteste, le conosco, in parte le condivido. Ma non condivido invece i toni né l’atteggiamento antidemocratico di alcuni (vicini al luogo della manifestazione, ndr), che non ha a che fare con la nostra città». Ha proseguito Ricci: «E’ vero che su Craxi la maggioranza degli italiani ha un giudizio negativo. E so bene che anche qui, oggi, non c’è la maggioranza dei pesaresi. Ma c’è anche una minoranza di persone che ritiene invece che Craxi sia stato, in qualche modo, il capro espiatorio di tutto nella stagione di Tangentopoli. Dobbiamo provare a rappresentare anche queste persone che hanno una valutazione diversa. Faccio il sindaco e devo avere una visione istituzionale, che va al di là del mio pensiero politico». Del resto, ha aggiunto Ricci, «vengo da una famiglia anticraxiana e di certo questa non è una scelta politica. Ognuno resta della sua idea sull’ex leader socialista. E anch’io rimango della mia. Ho iniziato a fare politica combattendo proprio Craxi, Andreotti e Forlani. Mi sono forgiato su questo, non sono di certo craxiano. Ma in questo caso non devo dare una valutazione politica. Credo sia giusto dopo tanto tempo riconoscere il valore di una figura istituzionale che ha commesso molti errori, ma che comunque democraticamente ha rappresentato milioni di italiani». Ancora: «I ‘mal di pancia’? Me li aspettavo, soprattutto tra i miei. Ne abbiamo discusso più volte e sapevo che il consenso per questa scelta non ci sarebbe stato. Ma il sindaco e la giunta hanno competenze che possono esercitare. E mi sono preso la mia responsabilità, tenendo conto che non avrei avuto il sostegno della maggioranza. Non ho preso questa decisione per ottenere consenso ma perché la reputo giusta. Dopo venti anni dalla morte occorre storicizzare un giudizio».
«Un gesto coraggioso, che mi onora e cerca di dare una lettura meno opaca alla storia della nostra Repubblica. Non confinando la figura di mio padre solo dentro il periodo della rottura democratica del 92-94, ma riconoscendone il ruolo politico interno e internazionale. Mi fa piacere perché arriva da un uomo della sinistra democratica come Ricci. Lo interpreto come un gesto di riconciliazione e volontà di unire le storie», ha sottolineato il figlio Bobo Craxi. «Ricci sapeva di sfidare l’impopolarità con questa scelta. Ma l’ha comunque fatta dimostrando senso delle istituzioni, della storia e della democrazia», ha aggiunto l’ex vicepresidente del consiglio Claudio Martelli. Presenti il segretario nazionale del Psi Enzo Maraio, il sindaco di Fano Massimo Seri e l’assessore comunale Riccardo Pozzi. Che ha evidenziato in apertura: «Grazie al sindaco per avere rotto un muro di omertà che c’è dietro alla figura di un grande statista».
Qui l’intervento di Claudio Martelli


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