Vagnini (Confesercenti): “Economia tra luci e ombre. Crisi dei consumi, affitti e degrado le criticità. Bene fiere e congressi, ora gli sforzi si concentrino sull’aeroporto che è strategico”

Vagnini (Confesercenti): “Economia tra luci e ombre. Crisi dei consumi, affitti e degrado le criticità. Bene fiere e congressi, ora gli sforzi si concentrino sull’aeroporto che è strategico”

"Nella zona mare di Rimini c'è un degrado commerciale molto evidente, l’unica leva valida può essere lo strumento urbanistico per favorire il rinnovo delle attività e la riqualificazione degli spazi. In centro storico invece pesa molto il costo degli affitti e la carenza di parcheggi, che limita l’accessibilità dei centri commerciali naturali. E non meno importante è la questione sicurezza"

Fabrizio Vagnini, presidente provinciale di Confesercenti Rimini, partiamo da un quadro generale: come sta andando in questo momento il comparto economico del territorio riminese? Si intravedono segnali di ripresa o le difficoltà degli ultimi anni continuano a farsi sentire?
“Il quadro generale è fatto di luci e ombre. Ci sono settori che mostrano una certa vivacità, come la ristorazione e parte del turismo esperienziale, ma chi soffre di più continua a essere il commercio al dettaglio, compresi gli ambulanti. I margini restano bassi e la domanda interna è carente, inoltre, la competizione con la grande distribuzione e con l’online rende ancora più complesso mantenere aperte le piccole attività di prossimità”.
Quali sono le criticità principali che le imprese associate segnalano oggi? Pesi fiscali, burocrazia, calo dei consumi, costi dell’energia: quali tra questi elementi incide maggiormente sulla tenuta delle attività?
“Il primo aspetto negativo, senza dubbio, è il calo dei consumi, che si riflette a catena su tutto il comparto. A questo si aggiungono i costi delle materie prime e dell’energia, che continuano a salire nonostante qualche oscillazione positiva. La burocrazia rimane poi una zavorra pesante: servono tempo, competenze e denaro per gestire pratiche, adempimenti e regole in continuo cambiamento. Tutti elementi che tolgono risorse all’attività vera e propria, soprattutto per le piccole imprese”.
Negli ultimi anni avete osservato più chiusure o nuove aperture di imprese nel commercio, turismo e servizi? C’è un’inversione di tendenza o il saldo resta negativo?
“Il saldo purtroppo resta negativo, e i numeri parlano chiaro. In provincia di Rimini, dal 2019 al 2024, le imprese del commercio al dettaglio, compresi gli ambulanti, sono passate da 4.922 a 4.556, con una riduzione del 7,4 per cento. A livello regionale il calo è ancora più marcato: in Emilia-Romagna si è passati da 43.594 imprese nel 2019 a 39.169 nel 2024, quindi un meno 10,2 per cento. Possiamo dire che Rimini tiene un po’ meglio rispetto alla media, ma resta un segnale di difficoltà strutturale, legato sia al ricambio generazionale che alla trasformazione dei consumi. Molti negozi storici non trovano eredi, e aprire oggi un’attività è diventato un rischio più alto rispetto al passato”.
Qual è il profilo medio dell’impresa riminese oggi? Di che dimensioni parliamo, che tipo di clientela serve e quali settori mostrano maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato?
“Parliamo principalmente di micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, con pochi dipendenti. Queste realtà servono una clientela locale o turistica, e sono fortemente radicate nel territorio. Da un lato hanno una grande capacità di adattarsi e reinventarsi, ma dall’altro non dispongono della forza finanziaria necessaria per investire in tecnologie o marketing come fanno i grandi gruppi”.
In che modo il comparto sta affrontando la sfida della digitalizzazione e delle nuove abitudini di consumo? Le piccole imprese stanno riuscendo a cogliere le opportunità offerte dall’e-commerce e dai social network?
“Va detto che la transizione digitale è ormai imprescindibile, ma non tutte le piccole imprese riescono a tenere il passo. Nel 2024 era prevista a livello europeo una web tax del 15 per cento per riequilibrare la concorrenza tra i colossi digitali e le imprese tradizionali, ma poi il cambio di scenario internazionale, con la sospensione promossa dagli Stati Uniti, ha bloccato tutto. Questo significa che i grandi operatori del web continuano a godere di vantaggi fiscali enormi, mentre i piccoli commercianti pagano maggiori tasse. È una competizione impari. Nonostante ciò, molte imprese locali stanno provando a sfruttare i social network per fidelizzare la clientela, promuovere eventi o vendere online”.
La stagione turistica appena conclusa è stata positiva in termini di presenze e fatturato, ma non mancano le preoccupazioni per l’autunno e l’inverno. Qual è il vostro bilancio complessivo del 2025 per il settore turistico e commerciale?
“Direi che oggi più che i numeri dobbiamo guardare alla redditività delle imprese. Le presenze possono anche essere buone, ma se i costi aumentano e i margini si riducono, alla fine della stagione resta poco. È fondamentale mantenere un equilibrio tra prezzi e costi per una sostenibilità dei bilanci”.
A livello locale, quali sono le iniziative o le politiche che Confesercenti ritiene prioritarie per sostenere il tessuto imprenditoriale della provincia?
“Sicuramente sul fronte politico si è lavorato molto sulla destagionalizzazione, con importanti investimenti su infrastrutture come la Fiera e il Palacongressi. Ora però gli sforzi devono concentrarsi sull’aeroporto, che rappresenta una priorità strategica: più collegamenti significano più turismo e più opportunità anche per il commercio. Gli hub turistici regionali (tre a Rimini e tre a Riccione) sono un buon punto di partenza, ma ci sono delle criticità, ad esempio nella zona mare di Rimini con un degrado commerciale molto evidente, l’unica leva valida può essere lo strumento urbanistico per favorire il rinnovo delle attività e la riqualificazione degli spazi. In centro storico invece pesa molto il costo degli affitti: circa l’80 per cento delle attività è in locazione, e senza misure come la reintroduzione della cedolare secca sarà difficile invertire la tendenza. Un’altra criticità è la carenza di parcheggi, che limita l’accessibilità dei centri commerciali naturali, e non meno importante è la questione sicurezza. Un negozio aperto è una luce accesa: significa presidio, socialità e sicurezza per tutta la comunità”.

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