“Valmarecchia, visione e scelte coraggiose”, ma per Europa Verde il futuro è solo slow

“Valmarecchia, visione e scelte coraggiose”, ma per Europa Verde il futuro è solo slow

Dalle dimissioni di Riccardo Santolini dalla presidenza della Consulta del Parco Sasso Simone e Simoncello, il partito rilancia sul futuro della Valmarecchia

“La Valmarecchia non si svende: servono visione e scelte coraggiose”. Come annuncio non è affatto male quello di Europa Verde, tale da far pensare che anche a sinistra qualcuno inizi a far vacillare l’idea dell’isola verde che deve restare isolata. E invece, alla fine, il fuoco del titolo viene spento con le solite ricette antieconomiche: “Europa Verde Rimini continuerà a raccogliere proposte e competenze per difendere la vocazione del territorio, promuovere modelli di agricoltura sostenibile e puntare su un turismo slow e rigenerativo”. Dove sia la visione e il coraggio nel mantenere lo status quo della vallata, non è facile capirlo. Bisognerebbe chiedere a chi ci abita in Valmarecchia, da Poggio Torriana in su, quanto coraggio ci voglia a continuare a vivere in questa bellissima terra che però può essere solo agricoltura e turismo slow. E se tale è il futuro, viene anche logico capire perché non si voglia fare una strada di collegamento con tutti i crismi per le imprese, i traffici con la dorsale tirrenica, i lavoratori ecc. Per l’agricoltura non serve, per il turismo slow più tempo ci si mette meglio è, insomma, la Valmarecchia va bene così com’è e così va tutelata. O almeno, questo è ciò che pensano in Europa Verde (e non solo in questo partito, si è visto negli anni).
La notizia semmai è un’altra, ovvero che Europa Verde Rimini ha incontrato Riccardo Santolini, celbre docente universitario ed ex presidente della Consulta del Parco Sasso Simone Simoncello, “che nei giorni scorsi ha rassegnato le proprie dimissioni per un’incompatibilità di visione con le recenti nomine e scelte che riguardano il futuro della valle”. All’incontro hanno partecipato Alessia Lea Di Rago, membra dell’esecutivo regionale di Europa Verde, e Claudio Cerquetti, portavoce provinciale dei Verdi di Rimini. “Non c’è visione in chi tratta la Valmarecchia come una risorsa da spremere – dichiara Di Rago – Noi crediamo invece che questa valle sia un capitale da custodire. L’acqua del Marecchia è bene comune e sostiene la vita e l’economia di tutta la costa: 3-5 milioni di presenze turistiche l’anno dipendono anche da questo equilibrio”. Cerquetti aggiunge: “La politica locale non può più limitarsi a gestire emergenze. Serve un piano chiaro, servono risorse concrete per tutelare acqua, suolo e biodiversità. Non cerchiamo colpevoli: vogliamo soluzioni, idee e scelte coraggiose. Europa Verde Rimini”, chiosa la nota del gruppo politico, “continuerà a raccogliere proposte e competenze per difendere la vocazione del territorio, promuovere modelli di agricoltura sostenibile e puntare su un turismo slow e rigenerativo”. Eppure Santolini non è proprio allineato a questa idea e – con molta onestà – anche Europa Verde lo dichiara nel suo comunicato, spiegando che “Santolini ha ribadito l’importanza di ribaltare il paradigma: la Valmarecchia non può diventare terra di sfruttamento e speculazione, ma dev’essere riconosciuta come bene comune, un capitale naturale da mantenere per garantire la vita in generale e la vitalità di tutte le attività che da questo capitale dipendono (es. turismo, industria)”. Industria. Alla fine c’è quella parolina magica, sparita dai radar politici di Rimini dal tempo che fu (le industrie sono numericamente inferiori al totale dei bagnini per dire), che però per stipendi (il settore spinge e li rinnova annualmente, altro che agricoltura, turismo e commercio che sono indietro di un ventennio), contratti a tempom indeterminato e volume di investimenti risulta ancora il principale motore economico e sociale del Paese. E anche dell’alta Valmarecchia, dove le imprese industriali sono molte di più in proporzione che a Rimini e occupano migliaia di persone (oltre ai frontalieri a San Marino, quasi tutti anch’essi nelle industrie manifatturiere e di servizi). In Valmarecchia dove, guardacaso, gli imprenditori sono al fianco dei residenti nella battaglia quotidiana per il diritto allo sviluppo. E non chiedono certo uno sviluppo slow.

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