“Vincolo alberghiero: la Corte ha riconosciuto ciò che la legge già prevedeva, ma che i Comuni hanno osteggiato. Se una parte di quegli albergatori uscisse dal mercato il turismo riminese ne gioverebbe”

“Vincolo alberghiero: la Corte ha riconosciuto ciò che la legge già prevedeva, ma che i Comuni hanno osteggiato. Se una parte di quegli albergatori uscisse dal mercato il turismo riminese ne gioverebbe”

L'imprenditore a guida di Piazza Hotels & Residences: "A Rimini ci sono circa 300 piccole strutture chiuse e fatiscenti, e altre 300 che sarebbero pronte a chiudere domani se ci fosse un’alternativa percorribile. Uscirebbero dal mercato gli imprenditori meno motivati e obbligati per legge, con un miglioramento complessivo della categoria"

Orfeo Bianchi, imprenditore alberghiero, guida il gruppo Piazza Hotels & Residences, che oggi comprende numerose strutture tra hotel e residence gestiti e di proprietà, con focus sia sul turismo stagionale sia su soluzioni tutto l’anno.
Con l’annullamento dell’articolo 59 del RUE e la conseguente assenza di una normativa specifica sul vincolo alberghiero, quali effetti immediati immagina per gli operatori del settore ricettivo?
“La disciplina del vincolo alberghiero nasce nel ventennio fascista per incentivare il turismo nascente: lo Stato finanziò nuove aperture alberghiere e, fino alla restituzione dei prestiti, le strutture non potevano cambiare destinazione. Il motivo per cui quella norma fu introdotta, oggi, non esiste più o dovrebbe valere soltanto per chi ha ricevuto finanziamenti pubblici. A Rimini ci sono circa 300 piccole strutture chiuse e fatiscenti, e altre 300 che sarebbero pronte a chiudere domani se ci fosse un’alternativa percorribile. Le conseguenze per il turismo se una parte degli albergatori uscisse dal mercato sarebbero soltanto positive per diversi motivi.  Uscirebbero dal mercato gli imprenditori meno motivati e obbligati per legge, con un miglioramento complessivo della categoria. Si tratta in molti casi di strutture alberghiere vetuste, che praticano tariffe basse; tariffe così basse possono portare con facilità a irregolarità, dai contratti di lavoro alle manutenzioni e agli standard di sicurezza. Inoltre, queste strutture non permettono alcun investimento: se non si guadagna, non si può investire. Se uscissero dal mercato, il prezzo medio delle camere aumenterebbe e ripartirebbero gli investimenti sulle strutture rimanenti”.
Il Comune ha annunciato l’arrivo di un consulente incaricato di elaborare nuove linee guida per la valorizzazione del patrimonio turistico, basate anche sulla “non convenienza economica” delle strutture. In termini pratici, che tipo di impostazione potrebbe tradursi da questo percorso?
“Gli esperti dell’amministrazione mi spaventano: sono quarant’anni che sento parlare di soluzioni per cambiare o valorizzare il turismo della riviera, dallo stimolo della domanda agli accorpamenti di più alberghi, fino ad altre proposte che non hanno fatto onore a chi le ha presentate. Fanno eccezione la norma Chicchi, che negli anni ’90 introdusse per la prima volta il tema delle marginalità (un buon inizio poi abbandonato), e una norma dei primi anni 2000 che permetteva, a chi ristrutturava un albergo, di trasformare il 25% della superficie in residenziale, così da finanziare i lavori attraverso la vendita”.
La decisione della Corte Costituzionale riconosce che la mancanza di sostenibilità economica può essere un motivo valido per chiedere lo svincolo. Come si può trovare un punto di equilibrio tra libertà d’impresa e salvaguardia dell’identità turistica della città?
“La Corte Costituzionale ha soltanto riconosciuto oggi ciò che la legge già prevedeva e che i Comuni hanno osteggiato fino ad ora. L’equilibrio si trova soltanto con una visione a vent’anni, domandandoci cosa vogliamo essere in futuro. L’amministrazione dovrebbe mettere la parola fine al turismo balneare degli anni ’60-’70 e prendere atto che i posti letto attuali sono almeno il doppio di quelli realmente necessari”.
Alcuni imprenditori esprimono preoccupazione per possibili incertezze o derive speculative legate al vuoto normativo attuale. Secondo lei, questi timori sono giustificati oppure il sistema economico locale è in grado di autoregolarsi durante questa fase?
“L’assenza di decisioni sul tessuto alberghiero ci ha portato alla situazione attuale. L’equilibrio si raggiunge soltanto con una politica capace di decidere cose concrete e attuabili. A mio avviso, bisognerebbe smettere di attribuire una connotazione negativa alla parola “speculativa”: chi fa impresa compie operazioni speculative, ed è essenziale che sia così se vogliamo imprese sane”.
Il nuovo PUG dovrà dettare la visione complessiva di sviluppo urbano. In che modo, secondo lei, la questione del vincolo alberghiero e il destino delle strutture ricettive non più attive entreranno nel disegno generale del piano?
“Questa fase potrebbe essere un’opportunità straordinaria. Sappiamo che eliminare camere è un bene per tutti. Servono appartamenti per investitori e residenti, servono appartamenti in affitto per i residenti, servono parcheggi, spazi verdi e servizi al turismo. Occorre incaricare urbanisti di fama e poi ascoltarli”.
Pensando alle prospettive del turismo riminese, ritiene che il rilancio passi soprattutto dalla conservazione e valorizzazione dell’esistente oppure da processi più ampi di trasformazione e riconversione delle strutture verso nuovi modelli di ospitalità?
“Penso che nell’ospitalità ci sia spazio per tutti, dal grande al piccolo albergo: la differenza la fa la qualità del gestore e la volontà di fare bene. Non demonizzerei gli affitti brevi: sono una risposta a una domanda. Mi chiederei piuttosto perché esistano. La mia risposta è che dovrebbe essere introdotta una nuova categoria alberghiera, senza stelle, con le stesse prescrizioni di un appartamento destinato agli affitti brevi.  Il turismo riminese che vorrei è questo: il 50% delle camere attuali, la qualificazione delle strutture rimanenti, tariffe medie in linea con le altre località balneari non romagnole, prezzi immobiliari più alti, una migliore qualità percepita della città, l’arrivo di catene alberghiere interessate a investire, una ristorazione più qualificata, un commercio di livello superiore e spiagge paragonabili alle migliori destinazioni.  Il mio slogan: “Una località che pensa più al turista e meno al riminese.”

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