Arcivescovo magnifica la Cina citando a sproposito l’economista riminese Stefano Zamagni: “no comment” del professore

Arcivescovo magnifica la Cina citando a sproposito l’economista riminese Stefano Zamagni: “no comment” del professore

Monsignor Sorondo, cancelliere di due accademie pontificie, “entusiasta” dopo un viaggio esalta il dragone per la “ricerca del bene comune”. E aggiunge: “Me lo ha assicurato Zamagni”. Ma il luminare riminese dell’Alma Mater non ne sa nulla. Anzi, ha sempre detto e scritto il contrario…

Secondo il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo “in questo momento quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi” perché “cercano il bene comune, subordinano le cose al bene generale”.
Rimbalzate in questi giorni in un paio di interviste in spagnolo, le dichiarazioni hanno suscitato scalpore perché il prelato 75enne di origine argentina ha un ruolo di primo piano in Vaticano, come cancelliere di due Pontificie accademie, quella delle Scienze e quella delle Scienze sociali.

Tornato a Roma “entusiasta” dopo un viaggio sotto le insegne della bandiera rossa a cinque stelle, Sorondo ha magnificato il paese per la “cultura del lavoro”: eppure – citiamo padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews – “secondo gli studiosi, almeno un terzo della popolazione cinese non gode alcun frutto dello sviluppo economico della Cina: sono gli agricoltori e i migranti a cui non è garantita la proprietà della terra; ai quali non è dato alcun diritto sociale e talvolta nemmeno la paga”.
Il vescovo ha esaltato la Cina pure come sostenitrice dell’accordo COP21 per la difesa dell’ambiente: ma è lo stesso paese dove l’inquinamento atmosferico, secondo uno studio di Berkeley Earth ricordato dal vaticanista Aldo Maria Valli, “sta uccidendo una media di quattromila persone al giorno”. E con il quaderno delle lamentazioni sul regime cinese si potrebbe continuare a lungo.

Quello che interessa a Riminiduepuntozero, è che Sorondo ha voluto rafforzare la sua glorificazione dell’impero comunista appoggiandosi proprio ad un riminese, il professor Stefano Zamagni, economista noto in tutto il mondo, già preside della Facoltà di economia e commercio dell’Alma Mater.

Citiamo traducendo dallo spagnolo: «“Loro (i cinesi) cercano il bene comune, subordinano le cose al bene comune”, ha insistito l’arcivescovo argentino, in un’intervista con Vatican Insider. Ma ha chiarito che questa convinzione non è originariamente sua. “Me lo ha assicurato Stefano Zamagni, un economista tradizionale, molto considerato da tempo, da tutti i Papi”, ha detto.»

Possibile che sia proprio Zamagni a sdoganare il sistema monopartitico del dragone, addirittura incensandolo come esempio di incarnazione della dottrina sociale cattolica? Abbiamo cercato il professore, che ci ha risposto cortesemente di non saperne nulla e di non voler commentare in alcun modo le dichiarazioni di Sorondo. Ma per dare risposta alla nostra curiosità sono sufficienti, e fin troppo chiare, le cose che lo stesso professor Zamagni ha più volte dichiarato in proposito. Eccone una antologia.

Nel 2015, intervistato da Famiglia Cristiana, l’economista accusava: “La Cina ha creduto di andare contro natura. E’ questo il male cinese. Pechino ha adottato il modello dell’economia di mercato capitalistico all’interno di un sistema comunista dittatoriale a partito unico marxista-maoista. Anche il più sprovveduto sa che questo matrimonio non s’ha da fare”. Difficile trovare un regime più lontano di questo dal principio del bene comune.

In quella stessa pagina l’economista si augurava “che nei prossimi anni l’attuale dirigenza sia così tanto illuminata da cominciare a preparare una transizione verso la democrazia come intuì Gorbaciov, l’ultimo segretario del Pcus. I cinesi devono capire che il mercato presuppone la rule of law, che potremmo tradurre con «la legge è uguale per tutti». In Cina invece esiste la rule by law (per mezzo della legge), vuol dire che si governa attraverso la legge ma il partito non è sottoposto alla legge”. Ma la transizione non è avvenuta.

Un anno fa su Avvenire, Zamagni ha espresso parole di condanna contro “la separazione sempre più profonda tra il capitalismo di mercato e la democrazia”, portando come esempio negativo proprio la Cina: “L’esempio di scuola – ha detto – è ormai quello della Cina, ma anche l’Occidente non è esente dai rischi impliciti in una concezione che considera la democrazia non più necessaria allo sviluppo economico”.

Nel novembre scorso, partecipando ad un convegno sulla crescita sostenibile presso la Pontificia Università Gregoriana, Zamagni è tornato sulla rottura del legame tra capitalismo e democrazia, un legame – citiamo da Formiche – “ancora non ben compreso: l’economia di mercato capitalistico è sempre stata vista come bilanciata dalla democrazia, tramite il welfare state. Ma la novità di questi tempi è che si è rotto questo legame: si può essere capitalistici senza essere democratici”. Anche in questo caso l’esempio negativo portato da Zamagni è la Cina: “è capitalista ma non c’è democrazia. Ci sono molti paesi che crescono molto ma non hanno la democrazia, e se questo non viene corretto si avranno conseguenze significative”.

Un sistema basato su di un partito al di sopra della legge; un modello economico-sociale “contro natura”; un cambiamento auspicato e mai avvenuto. Monsignor Sorondo dovrà cercare altre pezze d’appoggio per la sua tesi, che secondo i ben informati di cose asiatiche come Cervellera, “fa ridere della Chiesa e fa male al mondo”.

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