Cultura e immobili: il Comune comprerà la sede de Campus per 7 milioni, ma non c’è ancora nulla per Palazzo Lettimi Maschi e l’ex Convento di San Francesco

Cultura e immobili: il Comune comprerà la sede de Campus per 7 milioni, ma non c’è ancora nulla per Palazzo Lettimi Maschi e l’ex Convento di San Francesco

Il primo potrebbe essere la soluzione all'ampliamento della Biblioteca Gambalunga, il secondo un sito polivalente per l'informazione turistica essendo limitrofo alla stazione e ospitare opere oggi custodite nei magazzini

È notizia attuale quella che il Comune di Rimini potrebbe presto acquisire la sede centrale del campus universitario in via Angherà, (nonché ex sede del tribunale), per un importo considerevole pari a 7 milioni di euro, per “rafforzare in modo stabile la presenza dell’università in città”. Attualmente l’Alma Mater corrisponde un canone d’affitto alla proprietà corrente, ma – pare – che questo non sarà più richiesto nel caso di acquisto da parte del nuovo proprietario, dato che si legge inoltre sui mezzi di informazione: “Si tratta di un passo decisivo – conclude il sindaco – il nostro unico obiettivo è far sì che l’università, invece di pagare degli affitti, possa liberare e impiegare preziose risorse per l’attivazione di nuovi corsi di laurea e per il potenziamento dei servizi”.
Già in precedenza il 15 novembre 2023 fu reso noto l’acquisto di Palazzo Valloni per la somma di 12,3 milioni di euro, in cui vi era, e vi è, il Cinema Fulgor e la Casa del Cinema ennesimo sito felliniano di cui non se ne sa quasi nulla in merito a costi e ricavi, come peraltro per quello che occupa un castello rinascimentale importante e, anche se fuori tema, un PART con annesso strano giardino.
Senza entrare nel merito della stima immobiliare di entrambi gli edifici, di cui alcuno dubita, risalta il fatto che diversamente nessuno avrebbe mai speso tali cifre per quelle operazioni; ma un’Amministrazione che solitamente lamenta carenza di fondi per dedicarli alla cultura, quella vera, sì, lo ha fatto e lo farà. E qui arriviamo al punto.
Nella nostra città esistono ancora due ferite inferte in origine dagli eventi bellici, poi aggravate dall’insensibilità e dall’incuria delle Amministrazioni cittadine succedutesi dal dopoguerra ad oggi. Non è possibile che dopo ben 80 anni si debba assistere al vergognoso stato che affligge il Palazzo lettimi Maschi e l’ex Convento dei Francescani, senza provare un minimo di imbarazzo; invece così è. Tralasciamo la penosa ed assurda situazione subita dall’area archeologica che ospita l’Anfiteatro Romano, ma questa è una storia a parte. Si tratta di due edifici importanti per la nostra storia e cultura cittadina, situati oltretutto in punti nevralgici del Centro e facilmente utilizzabili per fini poliedrici culturali di alto livello, sia al servizio del cittadino (pubblica utilità) che del visitatore di Rimini. Ma nonostante ciò, la loro misera sorte è segnata dall’assoluto degrado. Ma torniamo al tema.
Palazzo Lettimi Maschi. In anni trascorsi si cercò di “svenderlo” per improbabili e bizzarre operazioni che poi, fortunatamente, finirono nel nulla come è giusto che fosse. Per buona memoria; 2017 come “Study City”, termine inglese – in realtà studentato –  lingua tanto cara alla nostra Amministrazione nel costante tentativo di uscire dall’innata provincialità, e nel 2022 come sede dell’Agenzia delle Dogane (sic!). Al contrario sarebbe un’ottima soluzione per l’ampliamento della nostra prestigiosa Biblioteca Gambalunga oggi in affanno, sia per spazi consultativi che per la conservazione dei libri ora dislocati qua e là, in siti diversi uno dei quali gravato da un canone d’affitto (qui). Poi sempre all’interno potrebbe ospitare un piccolo spazio dedicato alla storia del palazzo ed alle famiglie che lo edificarono, lo abitarono, e che infine lo donarono alla collettività riminese.
Nell’ex Convento di San Francesco si potrebbe allestire un sito polivalente partendo da un punto di informazione turistica, data la sua vicinanza e sulla via della stazione ferroviaria, ed un museo tematico sulla storia di quell’edificio, (prima Pinacoteca di Rimini) ma anche per mettere in mostra i tanti reperti ospitati nei magazzini comunali, non meno importanti di quelli attualmente visibili in Via Tonini, ma che nessuno – purtroppo – vedrà mai; magari un ambito dedicato al Rinascimento Riminese che sarebbe stato opportuno allestire in un castello con il suo ritrovato fossato, oggi negato e occupato da cose aliene al suo contesto ed importanza. Il sito doveva essere compreso nell’operazione della costruzione del nuovo mercato coperto, ma per nostra fortuna quell’iniziativa svanì nel nulla.
Sono semplici idee, spunti, temi da sviluppare ma senza alcuna difficoltà perché i valori di base esistono; il nostro passato, la nostra cultura e l’importanza che Rimini ha sempre avuto fin dalle sue origini, passando poi dal Rinascimento fino all’ultima guerra mondiale. Sebbene il progetto di riqualificazione e valorizzazione sia tutto sommato agevole mancano gli ingredienti principali; la sensibilità culturale, la volontà, la disponibilità di dialogare con soggetti legati al mondo culturale locale con visioni diverse e non omologate al potere, coinvolgendoli in questi importanti  progetti che riguardano la città. Ma è assente anche la capacità di auto critica nel verificare se le scelte passate siano state quelle giuste, e se eventualmente non sia il caso di invertirne la tendenza.
Concludendo. Nel frattanto che attendiamo trepidamente il prossimo acquisto, pare proprio che dovremo rassegnarci a continuare ad assistere al degrado che affligge i due monumenti di cui abbiamo parlato, magari allietati da qualche estemporanea destinazione che si potrà leggere relativamente ad essi.

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