"La mancanza di una pianificazione globale emerge fortemente nelle scelte fin qui fatte. Ora serve un approccio civico rinnovato, per restituire alla città una programmazione seria e coraggiosa"
Rimini si trova di fronte a un nodo storico e culturale profondo. Quel modello d’impresa basato sulla spinta individualista positiva che, nel secondo dopoguerra, ha permesso di costruire l’eccellenza e la realtà turistica della città, si è gradualmente trasformato. Il cambio generazionale, unito alla trasformazione nelle proprietà e nelle gestioni, ha lasciato il posto all’egoismo, al corporativismo e alla tutela miope dei singoli interessi di parte. In questo contesto, la politica e le recenti amministrazioni tendono a rincorrere il consenso a breve termine e la riconferma del potere, preferendo accontentare le singole lobby piuttosto che affrontare le criticità strutturali della città con visione a lungo termine. Le conseguenze di questo approccio emergenziale e non programmato si riflettono chiaramente sul tessuto socio-economico riminese. Si assiste al decadimento delle attività di vicinato, con alberghi che chiudono o vengono ceduti al ribasso e molti negozi storici che abbassano le saracinesche sostituiti da attività di scarso valore commerciale. Inoltre, si inaugurano grandi opere come il Teatro Galli, mentre importanti contenitori culturali come il Teatro Novelli giacciono inutilizzati da oltre un decennio.
La mancanza di una pianificazione globale emerge fortemente nelle scelte fin qui fatte. Per il Parcheggio in piazza Marvelli , si sono spesi circa 20 milioni di euro più altri 5/6 milioni di euro si andranno a sommare, rinunciando all’acquisizione strategica delle aree FF.SS. Inoltre, si è investito nell’area ex Enel senza considerare l’area ex Questura.
Oggi, adesso è il tempo del coraggio, per una nuova visione di comunità.
Servire Rimini non significa vivacchiare sul consenso quotidiano o elargire risposte-tampone in vista della prossima scadenza elettorale. Governare richiede una visione d’insieme, educare alla cooperazione e l’onestà di ammettere che l’interesse privato, laicamente, non costruisce il bene comune. Rimini non può più permettersi una politica miope che scambia lo slogan per realtà e la cementificazione per progresso. Ora serve un approccio civico rinnovato, per restituire alla città una programmazione seria e coraggiosa. Solo lasciandosi alle spalle la logica del “si è sempre fatto così”, Rimini potrà smettere di rincorrere il proprio decadimento e far battere il cuore di una vera comunità.
Stefano Casadei
Segretario provinciale Azione Rimini


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