Abbracciamo Castel Sismondo. Il prof. Rimondini contro la fellinizzazione dell’opera del Brunelleschi

Abbracciamo Castel Sismondo. Il prof. Rimondini contro la fellinizzazione dell’opera del Brunelleschi

"Se venisse realizzato questo progetto assurdo sarebbe un evento gravissimo".

"Andrea, Sindaco, per amor del Cielo ripensaci". E' accorato e forte l'invito che il prof. Giovanni Rimondini rivolge a Gnassi, ma anche all'assessore alle Arti: "Massimo, Assessore, tu capisci, tu lo sai..." Che si conclude con l'appello a Italia Nostra e a tutti i riminesi ad unirsi per bloccare l'idea partorita da Palazzo Garampi.

“Andrea, Sindaco, per amor del Cielo ripensaci, annienta l’incubo che incombe su tutti noi, cancella il progetto di fare in Castel Sismondo (1437-1446) il Museo Fellini. Se venisse realizzato questo progetto assurdo sarebbe un evento gravissimo. Come se Cesare Bianchini, il primo sindaco eletto della Liberazione, che distrusse il Kursaal con le sue mani, avesse persuaso Bernard Berenson, insieme al vescovo del tempo, ad accettare la demolizione del Tempio Malatestiano e a dargli i dollari raccolti per spenderli nella ricostruzione di Rimini. In cambio gli avrebbero dato alcuni pezzi del Tempio demolito. Per avere un’idea di quello che succederebbe, immagina la torre d’ingresso, ornata adesso da uno stemma di Sigismondo Pandolfo tanto bello e prezioso da essere attribuito al Pisanello, diventare il supporto di un testone di clown con la bocca spalancata per ricevere i visitatori.

Immagina la torre d’ingresso, attribuita al Pisanello, diventare il supporto di un testone di clown

E i muri, gli spazi del ‘400, e quelli medievali, e quelli romani, le torri, i cortili manipolati, modificati, distrutti da tecnici come quelli che hanno infilato un tubone di rame negli spazi seicenteschi della Gambalunga, per dare alloggio alla Gradisca, alla Volpina, alla Contessina che ha perduto l’anello nel cesso, ai due zii quello pataca e quello matto – “Voglio una donna!” – dei cari Titta e Tale, alle puttane della periferia di Roma, alla donna immensa che affitta le camere di ‘Roma’, alla Anitona con la Fontana di Trevi nel fossato. E chi sloggiano? Mandano via Francesca e Paolo insieme a Dante, Parisina insieme a Byron e a D’Annunzio, e tutte le donne di Sigismondo Pandolfo: Margherita, Ginevra d’Este, Polissena Sforza, Isotta la più amata, Aritea e le altre. E tutti i Signori di Rimini: Malatesta da Verucchio, Malatestino, Pandolfo, Ferrantino, Malatesta Guastafamiglia, Galeotto, Carlo, Sigismondo Pandolfo, Roberto il Magnifico, Pandolfaccio. E anche Cesare Borgia con Leonardo da Vinci, e anche il mazziniano Bellagamba, ghigliottinato nel cortile per avere ucciso un prete.

Nella fine dell’estate e dell’autunno del 1438 Brunelleschi venne a Rimini per vedere i cantieri dei castelli di Rimini e Fano

Fin dalla seconda metà dell’800 quando vennero stese le prime biografie e gli elenchi delle opere, storici dell’arte italiani, tedeschi, inglesi e poi tutti gli altri fino ad oggi hanno riconosciuto Castel Sismondo come opera di Filippo Brunelleschi, il più grande architetto di tutti i tempi. Scrive Antonio Manetti, un giovane amico del Brunelleschi, nella prima biografia dell’architetto: “Edificho uno castello, fortezza mirabile, al Signior Gismondo di Rimino.” E nella fine dell’estate e dell’autunno del 1438 Filippo Brunelleschi venne a Rimini per vedere i cantieri dei castelli di Rimini e Fano e le fortezze dello scacchiere malatestiano.
Per sfortuna la tradizione storiografica locale non ha mai registrato questa attribuzione autorevole e diffusa in Italia e nel mondo. Come si potrebbe osare la manipolazione dell’unica opera ossidionale del Brunelleschi arrivata fino a noi?
Massimo, Assessore, tu capisci, tu lo sai che questa operazione di fellinizzazione di un’opera del Brunelleschi è insensata, non rimanere passivo, prova a bloccare l’operazione che ci farebbe di nuovo accusare di “riminizzazione”.

Questa volta non ci saranno solo Riminesi, ma anche Italiani, Europei, Americani e contiamo di portare a Rimini anche i Giapponesi

Da parte nostra, noi lo zoccolo duro dell’Associazione Renata Tebaldi Rimini Città d’Arte, Attilio Giovagnoli presidente, Roberto Mancini architetto, e chi scrive, che abbiamo portato un migliaio di Riminesi ad abbracciare il Teatro, lanciamo a Italia Nostra e a tutti i Riminesi la proposta di abbracciare il castello. E questa volta non ci saranno solo Riminesi, ma anche Italiani, Europei, Americani e contiamo di portare a Rimini anche i Giapponesi.

Fotografia: Castel Sismondo (© Gianluca Moretti)