Ma chi comanda a San Patrignano?

Ma chi comanda a San Patrignano?

Fino agli anni 90 chi avrebbe immaginato che il destino di San Patrignano un giorno non avrebbe più coinciso con quello dei Muccioli? Non solo del cap

Fino agli anni 90 chi avrebbe immaginato che il destino di San Patrignano un giorno non avrebbe più coinciso con quello dei Muccioli? Non solo del capo indiscusso, Vincenzo, battezzato a seconda che a farlo fossero amici o detrattori, come padre, salvatore e guida di migliaia di giovani, oppure santone dagli “originali” metodi terapeutici, padrone dalla discutibile pedagogia, a lungo discussa anche nelle aule di tribunale. Quando sul “Colle della speranza” salivano in pellegrinaggio politici (di sinistra, di centro e di destra) ministri e capi di governo, amministratori pubblici, firme da prima pagina dei giornaloni italiani, inviati della Rai e di Mediaset, e pezzi grossi della prima Repubblica, Muccioli era sinonimo di San Patrignano. E chi, quando i figli Andrea e Giacomo ereditarono la gestione, pensò anche solo per un attimo che un giorno sarebbero usciti di scena? Eppure nel 2011 è accaduto anche questo. Una rivoluzione silenziosa, anche se inizialmente comunicata con lo stile delle successioni al vertice nella Repubblica Popolare Cinese. Una nota congiunta a firma di Andrea Muccioli e dei Moratti che parlava della volontà di Andrea di lasciare i suoi incarichi. Solo in seguito la libera scelta trasudò “dissapori” e furenti polemiche.

Gianmarco e Letizia Moratti sono i finanziatori di Sanpa praticamente da sempre. Ma mentre in passato loro – oltre ad avere aperto tutte le porte dei poteri forti a Sanpa – pagavano e decidevano i Muccioli, adesso hanno pensato di comandare anche, chiudendo nel contempo una serie di “rubinetti” che disperdevano risorse.

Solo una fotografia nel piccolo cimitero di Coriano per ricordare Vincenzo Muccioli. Quel che resta di lui, la moglie l’ha portato nel cimitero di Rimini in segno di rottura con i Moratti

Nel maggio del 2011 Letizia Moratti ha incassato la bruciante sconfitta di Palazzo Marino, travolta dall’onda arancione di Giuliano Pisapia. E’ stata una bella spinta a farla decidere di investire tutto nell’amata comunità, ritagliandosi un ruolo da “sindaco” di San Patrignano. Di li a due mesi la rottura con Andrea Muccioli, all’origine della quale c’erano ragioni che covavano da tempo e che qui non interessa approfondire. Così come la questione di una comunità nata dal genio e sregolatezza di una forte personalità, che oggi non ha più nessuna presenza direttamente legata a quel “carisma” originario. E’ tutto un altro capitolo, complesso e inesplorato. Sta di fatto che oggi Letizia Moratti si occupa, praticamente in maniera stabile, di San Patrignano. “Sto lavorando a tempo pieno al sociale”, ha rivelato a Mario Platero che l’ha intervistata su Radio24 il 17 maggio.

Ma le domande che stanno sotto agli sviluppi recenti della comunità, con la fuoriuscita prima di Giacomo, poi di Andrea e infine della signora Maria Antonietta Cappelli in Muccioli (che lo scorso marzo si è portata via la salma del marito dal cimitero di San Patrignano, come per recidere il cordone che univa “l’eredità d’affetti” coi nuovi timonieri della comunità) sono le seguenti: cos’è oggi San Patrignano? Chi la governa dietro l’apparente formula un po’ grillina della gestione collegiale? Quali beni amministra? Se, come si legge alla voce “donazioni” sul sito della comunità, e sul grande cartellone che campeggia all’ingresso, “San Patrignano è di tutti”, allora è quasi un dovere rispondere a queste domande. E siccome è sempre stato facile fantasticare attorno a Sanpa, partiamo da alcuni dati oggettivi che si ricavano dai documenti pubblici.

 

“Grillismo” al potere?

Si è letto che dall’addio di Andrea Muccioli la comunità è retta da un Comitato sociale in modo collegiale. Ci sono quindici righe che lo spiegano anche sul sito di San Patrignano. Ma la Camera di commercio custodisce documenti ben più trasparenti.

Il 21 dicembre scorso, presso la sede della comunità, si è riunito il consiglio di amministrazione della “Comunità San Patrignano società cooperativa sociale” presieduto da Antonio Tinelli, e all’ordine del giorno c’erano due punti chiari: attribuzione delle deleghe agli amministratori e nomina del comitato sociale esecutivo.
Un passo indietro: nell’ottobre del 2011 Sanpa aveva annunciato il piano di riorganizzazione, in chiave collegiale appunto, col coinvolgimento diretto dei responsabili dei diversi settori. Fu reso noto il Comitato sociale di nove componenti: Antonio Boschini, Antonio Tinelli, Carmelo Chiloiro, Vittoria Pinelli, Ornella Galimberti, Franco Grizzardi, Roberto Bezzi, Renzo Picutti e Gigi Bertacco.

San Patrignano è di tutti

Più un comitato di coordinamento gestionale, composto da Francesco Vismara, Piero Prenna, Marcello Chianese, Osvaldo Petris. Questo veniva deciso circa due anni fa, dando molto risalto alle figure interne di riferimento della comunità e dei suoi diversi settori, in un’ottica di gestione condivisa.

Ma il 21 dicembre le decisioni formalizzate sono state, come dire, stringenti e molto manageriali ed hanno disegnato un’altra geografia, in vista di una ristrutturazione complessiva che è appena iniziata.
Anzitutto, una figura esterna alla comunità ha assunto un netto potere di “vaglio” su tutte le spese. Francesco Giuseppe Vismara e Antonio Boschini (storici esponenti di Sanpa) sono diventati amministratori delegati per i servizi socio-sanitari ed educativi. Il verbale del cda precisa che i due dovranno operare in stretta simbiosi con Antonio Tinelli e Luigi Serafini. Serafini chi?

Serafini fa parte di un vero e proprio colosso nella consulenza societaria fiscale a livello internazionale: lo studio associato Caramanti – Ticozzi & Partners, che a sua volta è membro di Agn, associazione internazionale di studi professionali specializzati in consulenza fiscale e contabile. Stando al sito di Caramanti – Ticozzi & Partners, Serafini ricopre cariche sindacali in DDB srl, gruppo Meritor (multinazionale americana) e Gruppo Isagro (operatore a livello mondiale nel settore degli agrofarmaci). Ma quel che più conta è che Serafini è il commercialista di Gianmarco Moratti.

E dal verbale della assemblea ordinaria dei soci della “Comunità San Patrignano società cooperativa sociale” tenutasi il 21 dicembre risulta che nel cda è entrato anche Serafini aumentando il numero dei componenti da 11 a 12. C’è sempre lui anche nella cooperativa agricola e nel consorzio San Patrignano. Un passo alla volta.

 

Il puzzle di onlus, cooperative, consorzi, associazioni

Carlo Clavarino

In principio c’è la Fondazione San Patrignano onlus, presieduta da Carlo Clavarino, country manager e amministratore delegato del gruppo Aon Italia, leader nel brokeraggio assicurativo e riassicurativo. E’ collaboratore di vecchia data e grande amico di Letizia Moratti: “E’ lei che mi ha scoperto, ha avuto il coraggio di appoggiarmi e credere in me in un tempo che pochi l’avrebbero fatto”, ha dichiarato in una intervista. Oltre a Clavarino, fanno parte della Fondazione lo psichiatra Pier Maria Furlan, i medici Massimo Colombo e Nicola Dioguardi, l’ex sindacalista Giorgio Benvenuto. Segretario generale è il consulente fiscale Francesco Santucci.
La Fondazione è stata costituita nel 1985, è diventata ente morale con decreto del ministero dell’Interno nel 1991 (nel consiglio di amministrazione c’erano anche Indro Montanelli e Renato Squillante, proprio lui, l’ex capo dei gip di Roma che sarà coinvolto nel processo Sme insieme a Previti e Berlusconi, e presidente dei revisori dei conti nientemeno che Carlo Scognamiglio, economista di prim’ordine ma anche ministro e presidente del Senato fra il 94 e il 99), iscritta nel registro delle persone giuridiche ed ha cambiato sede da Roma a Milano nel 1996. Il patrimonio iniziale della Fondazione viene costituito da una donazione della Figeroma, finanziaria romana, che stacca un assegno di 100 milioni di lire. E dalle donazioni di Vincenzo Muccioli e della moglie Maria Antonietta, cioè i terreni e i sovrastanti fabbricati non solo a San Patrignano ma anche a Botticella di Novafeltria. Beni valutati in oltre 7 miliardi e mezzo di lire, più circa altri 800 milioni di lire quantificati nelle proprietà di Tolentino. Nel 1996 si aggiungono altre donazioni di immobili della cooperativa San Patrignano valutati in circa 2 miliardi e 718 milioni di lire.
Finché Vincenzo Muccioli è in vita è lui il presidente della Fondazione. Lo statuto prevedeva che la metà più uno dei membri del cda della Fondazione fossero nominati a vita dai fondatori e/o dai loro eredi. E i nuovi ingressi, in sostituzione dei membri defunti o dimissionari, rimpiazzati “seguendo le indicazioni dei fondatori e/o dei loro eredi”.
Dopo la morte di Vincenzo, presidente diventa Andrea Muccioli, nel 98 viene modificato lo statuto e nel 2000 deliberato il trasferimento della sede della Fondazione da Milano a Coriano, nel 2002 ulteriormente ritoccato lo statuto. Con le dimissioni di Andrea Muccioli, nell’agosto del 2011, il consiglio di amministrazione ha nominato presidente Carlo Clavarino, vicepresidente Massimo Colombo. Siccome l’articolo 6 dello statuto vigente prevede che “la Fondazione è governata da un consiglio di amministrazione formato da cinque membri nominati irrevocabilmente a vita dai fondatori”, Clavarino è stato indicato dalla stessa vedova di Vincenzo Muccioli. E alla luce di questo non si capisce la protesta postuma, culminata con il trasferimento delle ceneri del marito nella cappella di famiglia al cimitero di Rimini. La signora Cappelli era presente per delega anche alla assemblea dei soci della comunità che si è riunita il 21 dicembre.

Subito sotto la Fondazione c’è la Comunità di San Patrignano cooperativa sociale (una settantina di dipendenti, circa 60 soci), così composta: presidente del cda, Antonio Tinelli. E’ approdato a San Patrignano poco più di dieci anni fa come ospite. Con competenze da promotore finanziario, è lui che ultimamente rappresenta Sanpa nelle iniziative importanti e frequenta gli studi televisivi per promuoverne i progetti, come ha fatto a marzo intervenendo in studio al Caffè di Uno Mattina. E’ anche coordinatore del Comitato sociale esecutivo. Gli altri componenti della “coop” sono: Antonio Boschini, Francesco Giuseppe Vismara, Roberto Bezzi, Carmine Chiloiro, Giuseppe Grizzardi, Ornella Galimberti, Vittoria Pinelli, Renzo Picutti, Luigi Bertacco, Marcello Chianese, Luigi Giuseppe Serafini.

Un’altra importante novità è questa: la comunità di San Patrignano da Libera associazione onlus è stata trasformata in cooperativa sociale, alla quale adesso fanno capo anche le due sedi operative distaccate: San Vito di Pergine e  Botticella. E due cooperative – San Patrignano Prodotti e Servizi (attività di laboratorio e artigianali), più Arcipelago (reinserimento degli ex tossicodipendenti) – sono state inglobate nella Comunità San Patrignano Società Cooperativa Sociale. Perché questa scelta? Nel verbale di assemblea straordinaria del 21 dicembre scorso, si legge della “volontà di semplificazione dei flussi finanziari delle tre cooperative con migliore sfruttamento delle risorse finanziarie complessive, una più coordinata azione delle attività facenti capo alle società odierne, parti interessate alla fusione” e per “consentire la eliminazione di strutture societarie che causano duplicazioni di spese amministrative e generali, senza essere giustificate da effettive esigenze operative”. Una delle conseguenze della nascita della cooperativa è che ora i bilanci saranno depositati e quindi pubblici, a tutto vantaggio della trasparenza.

Segue un’altra cooperativa, San Patrignano società agricola (circa 40 dipendenti): ad essa fa capo tutta la gestione dei terreni, le coltivazioni, l’allevamento, le confetture, l’olio e il vino, l’agriturismo, le manifestazioni enogastronomiche e così via. Presidente del consiglio di amministrazione è il solito Vismara, poi vengono sette consiglieri, compreso Serafini.

Arriviamo al Consorzio (una sessantina di dipendenti), che accentra e coordina i servizi per l’intera struttura di San Patrignano. Presidente è Osvaldo Petris, amministratore delegato Vismara, vicepresidente Marcello Chianese e non manca nemmeno qui il consigliere Serafini.

Da nessuna parte figurano ufficialmente Letizia e Gianmarco Moratti. Sulla carta non c’entrano nulla. Fantasmi. E quindi è contro gli spettri che si agitano Andrea Muccioli e Maria Antonietta Cappelli? Letizia però è l’ambasciatrice di Sanpa nel mondo, appare in pubblico ogni volta che il rango degli interlocutori lo richiede. E’ lei che è volata a Doha, dagli sceicchi del Qatar, per tenere a battesimo nella monarchia dei petrolieri un centro specializzato nel recupero e riabilitazione di tossicodipendenti “ispirato alla Comunità di San Patrignano”. E’ lei che presenzia alla cerimonia che sigla l’accordo fra Sanpa, Intesa San Paolo e Banca Prossima a favore del reinserimento nella società dei ragazzi che hanno terminato il percorso in comunità. E’ lei che tiene i rapporti “diplomatici” con Londra, New York e Spalato, le tre sedi estere di Sanpa aperte insieme a personaggi locali di spicco. A Londra, ad esempio, il referente è Danny McCubbin, ambasciatore della fondazione Jamie Oliver, chef del ristorante Fifteen, blogger di Huffington Post, e pure uno degli ottomila tedofori ad aver corso con la torcia olimpica la scorsa estate, proprio per mettere sotto i riflettori storie e progetti di solidarietà. I Moratti sono amici e frequentatori del sindaco della Grande Mela, Michael Rubens Bloomberg, che pochi giorni fa ha messo a disposizione la sua casa per presentare l’ultimo progetto internazionale di Sanpa: il recupero delle botti di barrique per creare oggetti di artigianato di classe, grazie anche alla collaborazione di trenta grandi designer, fra i quali Angela Missoni, Chiara Ferragamo e Arnaldo Pomodoro.

Con l’Associazione San Patrignano scuola e formazione la mappa è pressoché completa.

 

La governance

Antonio Tinelli

Partiamo dal Comitato sociale (già esisteva un organismo analogo anche ai tempi di Andrea Muccioli), coordinato sempre da Tinelli e formato in tutto da sette persone (le altre sono Franco Grizzardi, Antonio Boschini, Vittoria Pinelli, Roberto Bezzi, Ornella Galimberti, Carmine Chiloiro) scelte fra i componenti del cda e alle sue (del Comitato sociale) riunioni partecipano anche i responsabili delle Comunità di Botticella di Novafeltria e San Vito di Pergine Valsugana (Tn), tutte le volte che devono essere assunte decisioni che riguardano le due strutture distaccate. Il Comitato sociale si occupa delle linee guida terapeutiche della comunità e le sue decisioni vengono deliberate con voto a maggioranza assoluta dei suoi componenti: criteri di ammissione delle persone che intendano sottoporsi al programma riabilitativo, caratteristiche del programma, individuazione dei settori e delle aree di attività nelle quali si articola la Comunità San Patrignano, identificazione dei soggetti responsabili dei settori, eventi e manifestazioni da organizzare. Valutano anche le richieste economiche provenienti dai responsabili dei settori e delle aree, ma è il Comitato di coordinamento gestionale (vedi sotto) che ne verifica la sostenibilità economica coinvolgendo anche gli amministratori delegati. Idem per decidere sugli eventuali esuberi di personale. Esuberi, certo. Come in una normale azienda ai tempi della crisi, anche Sanpa ha messo in conto tagli ai dipendenti. Si comincia a sfrondare anche sulle proprietà, tantissime, come vedremo. Ad esempio vendendo un appartamento di proprietà della cooperativa che si trova a Riccione (via Milano), per 380.000 euro.

Il comitato di coordinamento gestionale è l’altro incastro del mosaico. E’ composto da un amministratore delegato di ciascun ente o ramo d’azienda che fa capo a Sanpa, più da soggetti esterni scelti in base a requisiti di professionalità. Nel comitato siedono anche Vismara e Serafini. “Il Comitato di coordinamento gestionale, per il tramite del suo coordinatore, dovrà assumere le proprie determinazioni, in particolare in sede di formulazione del budget e di verifica della compatibilità ad esso degli impegni di spesa di ciascun ente del Sodalizio, dopo aver sentito il Segretario Generale della Fondazione San Patrignano, la quale avrà il diritto di verificare l’andamento finanziario, gli impegni e la natura delle spese dei singoli enti costituenti il Sodalizio”. Il segretario generale, come si è visto, è Francesco Santucci.

 

La doppia firma che fa la differenza

La nuova governance uscita dalla assemblea dei soci dello scorso dicembre, prevede ad esempio che Vismara e Boschini possano firmare la corrispondenza, riscuotere vaglia postali e telegrafici, ritirare lettere, plichi, raccomandate o assicurate e tanto altro. Ma solo però con la firma congiunta di Serafini possono anche effettuare acquisti, permute, alienazioni di beni mobili, ecc. Che i Moratti vogliano mettere ordine nelle spese, razionalizzando e tagliando (come hanno appena fatto con il concorso ippico Challenge Vincenzo Muccioli, nato nel 96), è evidente. Ma vogliono anche che l’ultima parola sui conti ce l’abbiano i loro “tecnici”.

Serafini è “vincolante” anche laddove ci sia da decidere (compito delegato sempre a Vismara) su assunzioni e licenziamenti. E’ stato messo in chiaro che “per ordini di acquisto e/o qualunque provvedimento di spesa anche non previsti nel budget, per disposizioni bancarie (bonifici e assegni) e pagamenti tramite sistema home-banking”, sia indispensabile la “firma dell’amministratore delegato investito dei relativi poteri sempre con firma congiunta dell’amministratore Luigi Giuseppe Serafini”. Mentre “la rappresentanza legale e la firma delle dichiarazioni fiscali è attribuita al presidente Antonio Tinelli”.

Le figure interne a Sanpa, e in primis Boschini e Vismara, hanno un raggio d’azione abbastanza ampio, seppure fra paletti ben piantati, ma devono confrontarsi con il Comitato di coordinamento gestionale. Potranno anche comportarsi diversamente dal parere di quest’ultimo, facendo però sempre riferimento al cda, “al quale ultimo spetterà la decisione finale…”. Attenzione: “Qualora il Consiglio di Amministrazione, così investito dall’Amministratore Delegato, dovesse deliberare in contrasto col parere del Comitato di coordinamento gestionale e senza la necessaria e specifica copertura economico-finanziaria, nonché al di fuori delle previsioni di budget, i singoli consiglieri di amministrazione ne risponderanno personalmente per gli eventuali danni alla Cooperativa e ai terzi. Il mancato coinvolgimento del Comitato di coordinamento gestionale nell’esercizio della presente delega, sarà di per sé motivo di revoca della stessa”.

 

Ma quanta Imu paga Sanpa?

Veniamo alle proprietà. Il nucleo originario di San Patrignano alla fine degli anni 70 era costituito da una cascina e da un podere di 10 ettari. Ma ben presto comincia a svilupparsi al di fuori di ogni controllo tanto che nasce, alla metà degli anni 80, un duro e lunghissimo contenzioso fra Sanpa e il Comune di Coriano. Il piano regolatore prevedeva in 1300 persone la crescita massima della comunità, con relative residenze, servizi e capannoni. Invece – dirà il sindaco Ivonne Crescentini nel 1995 – “le cifre oggi parlano di una presenza quasi doppia di persone e di una crescita edilizia al di fuori di ogni programmazione urbanistica comunale”. Sta di fatto che per gli abusi edilizi e i mancati oneri di urbanizzazione, si calcolò che Sanpa dovesse pagare al Comune circa 3,6 miliardi di lire. Li pagò? Certo che no. Per 15 anni il duello al sole fra la Crescentini e Muccioli andò avanti ma senza che nelle casse comunali entrasse una lira. Ci pensò, col metodo all’italiana, la Finanziaria 2001 a tappare il buco. La cifra che avrebbe dovuto versare San Patrignano, se la sobbarcò il governo. Sulla base di questa decisione il Comune ha rilasciato a San Patrignano concessioni in sanatoria per 45 pratiche e per 21 richieste di condono edilizio. In cambio il Comune di Coriano ha incassato dallo Stato la bellezza di 3,3 miliardi (2,5 miliardi nel 2002 e 800 milioni nel 2003) delle vecchie lire.
A decidere l’escamotage fu la coalizione di centrosinistra a guida Amato, a concretizzarlo un governo di centrodestra a guida Berlusconi. A presentare l’emendamento (raccogliendo la proposta in tal senso venuta dal Comune di Coriano, che ai tempi aveva un bilancio che poteva contare su una disponibilità annua reale di un miliardo di lire e dunque dei soldi che Sanpa non voleva saperne di versare aveva comunque bisogno) l’allora senatore riminese Sergio Gambini. A metà degli anni 90, invece, in un decreto legge finalizzato al rilancio economico e occupazionale dei lavori pubblici e dell’edilizia privata, il premier Dini (grande estimatore di Muccioli) aveva infilato un articolo che sanava gli abusi edilizi commessi entro il 93 su “immobili utilizzati per sedi di comunità terapeutiche per tossicodipendenti”.
Intanto San Patrignano ha continuato ad accumulare proprietà e oggi possiede una quantità sterminata di immobili, terreni, uliveti e vigneti, aree a pascolo e seminative: Milano, Corsico, Coriano (dove ovviamente si trova la quantità maggiore), Rimini, Novafeltria, Tolentino, Cecina, Lecce. In molti casi sono beni legati all’attività di recupero, in altri no. I dati che seguono sono frutto di visure che risalgono al 19 aprile scorso.

Unità immobiliari: 2.034

Fanno capo a: San Patrignano Società Agricola Cooperativa Sociale, Fondazione San Patrignano, Comunità San Patrignano Cooperativa Sociale.

Dal catasto dei fabbricati risultano unità immobiliari di categoria A/2 (Abitazioni di tipo civile), A/3 (Abitazioni di tipo economico), A/4 (Abitazioni di tipo popolare), A/7 (Abitazioni in villini),  A/10 (Uffici e studi privati), B/1 (Collegi e convitti, educandati; ricoveri; orfanotrofi; ospizi; conventi; seminari; caserme), B/5 (Scuole e laboratori scientifici), C/1 (Negozi e botteghe), C/2 (Magazzini e locali di deposito), C/3 (Laboratori per arti e mestieri), C/6 (Stalle, scuderie, rimesse, autorimesse: senza fine di lucro), D/1 (Opifici), D/2 (Alberghi e pensioni: con fine di lucro), D/4 (Case di cura ed ospedali: con fine di lucro), D/6 (Fabbricati e locali per esercizi sportivi: con fine di lucro), D/7 (Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni), D/8 (Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni), D/10 (Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole), E/3 (Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche), e altre che risultano “in corso di costruzione”.

A Milano, ad esempio, risultano 10 vani in un indirizzo (rendita 9.915,97 euro), categoria A/10, e altri 4 vani in un altro, categoria A/3. A Corsico, sempre provincia di Milano, 4 vani della stessa categoria.