Già raccolti 18mila euro, ne servono 32mila. E altri ne serviranno per la colonna in stile Corinzio della prima Ancona laterale a sinistra dall’ingresso, da cui si staccò il fiore che ha fatto scoprire l'infestazione nel 2018
Oggi vogliamo con grande orgoglio e piacere raccontarvi una bella storia, una di quelle poche, e rare, che interessano il nostro patrimonio architettonico e culturale cittadino. Correva l’anno 2018 e nella meravigliosa chiesa di S. Giovanni Evangelista (Sant’Agostino), vero e proprio scrigno d’arte, accadeva un fatto di per sé apparentemente di poco conto.

La colonna di destra ancora intatta
Da una colonna in stile Corinzio della prima Ancona laterale a sinistra dall’ingresso, si era staccato un fiore decorativo cadendo a terra ma ciò, come accennato, sebbene a prima vista poteva trattarsi di un caso di lieve entità, non è sfuggito all’attenzione della costante cura che si dedica a quella Chiesa da parte delle benemerite persone che a vario titolo, si dedicano costantemente a quella Chiesa.
Trattasi dell’allestimento che circonda e contiene la preziosa pala di G. B. Costa (1697 – 1767), che raffigura il Miracolo di S. Giovanni da S. Facondo.

L’Ancona laterale con il telino che nasconde la colonna danneggiata e rimossa in attesa di un restauro.
A seguito di indagini più approfondite si scoprì che quanto avvenuto era stato ad opera dell’attività delle termiti, le quali non solo avevano provocato quel distacco, ma anche l’erosione dell’interno di quella colonna che, una volta asportata e ricoverata temporaneamente in luogo sicuro in attesa di un futuro restauro, il suo vuoto è nascosto da una tela. Ma ciò non bastava perché gli insetti xilofagi, dei quali poi si scoprì che avevano il loro nido nel giardino esterno proprio in prossimità della predetta colonna, si erano diffusi per via sotterranea arrivando fino alla bussola settecentesca dell’ingresso principale, danneggiandola considerevolmente.
Fu immediatamente contattato un esperto nel campo di quella specifica disinfestazione, la ditta Comandini Moreno, che pose in essere quanto necessario per debellare definitivamente la colonia di insetti. L’operazione durò ben due anni per conseguire un risultato risolutivo, dopodiché con la diffusione della pandemia di Covid e tutto si fermò.
Dopo un altro biennio, terminata l’epidemia, e con l’arrivo del nuovo Parroco Don Renato Bartoli, si decise di intervenire per riparare la bussola nelle parti danneggiate, ma anche nel suo insieme, e per questo venne incaricata una figura professionale esperta nel settore per valutare sia la metodologia da impiegare che il conseguente impegno di spesa.
Allo stato delle cose, ottenuto il benestare della Soprintendenza alle Belle Arti, si preventivò un importo stimato tra i 30.000,00 e 35.000,00 Euro, che poi a consuntivo, ovvero a fine lavori, il costo dell’operazione si determinò in 32.000,00 Euro oltre IVA. Fu pertanto promossa una raccolta fondi dedicata a tal fine e, grazie alla generosità dei parrocchiani, ma anche di qualche benefattore di fuori Regione, tra i tanti che trovandosi a Rimini visitano la Chiesa, e a tutt’oggi sono stati raccolti 18.000,00 Euro; si spera nella provvidenza affinché si possa raggiungere anche questo obiettivo per l’importo mancante.
Oggi l’importante bussola è tornata al suo stato migliore. Sapientemente restaurata, e con la ricostruzione filologica delle parti gravemente danneggiate laddove occorso, ha ritrovato il suo degno posto tra le meraviglie della Chiesa che la ospita, che comunque resta mutila della predetta colonna danneggiata di cui parlavamo all’inizio di questo articolo, per la quale il suo ripristino comporta una considerevole spesa.
È una bella vicenda che fa comprendere quanto un argomento come questo stia a cuore a molti, che hanno operato tutti insieme per raggiungere un comune importante fine. L’importanza di questa Chiesa è trasversale.
Di notevole sacralità religiosa, fu anche Cattedrale di Rimini una volta demolita S. Colomba, Titolo poi trasferito al Tempio Malatestiano. Ma anche un’importante Basilica dell’arte che conserva moltissime testimonianze del periodo pittorico del Trecento Riminese, del quale si è scoperta la notevole peculiarità a livello nazionale ed oltre; in sintesi un luogo di culto, e non solo, che sicuramente potrà donarci altre sorprese in futuro. E questo rappresenta, e deve esserlo, l’orgoglio di una comunità, che per questo e per le proprie radici si sente il dovere di salvaguardarlo pure come un’eccellenza per il nostro Paese tutto.
Ma come è avvenuto il restauro, e quali difficoltà si sono dovute affrontare? Se il paziente lettore vorrà conoscere questa interessante esperienza, potrà leggerci alla prossima puntata.


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