Turismo (e non solo): al contrario di Iesolo, ci aggrappiamo al solo dato delle presenze, che da anni non racconta più la realtà

Turismo (e non solo): al contrario di Iesolo, ci aggrappiamo al solo dato delle presenze, che da anni non racconta più la realtà

Benaglia: "In nome del turismo e della destagionalizzazione si cerca di imporre anche un’altra scelta strategica, facendola passare per necessaria, urgente, salvifica: la cupola della fiera"

Caro Diario,
sono stato all’incontro organizzato da Mauro Santinato sulla Rimini del futuro.
Sul palco sono saliti i rappresentanti di Jesolo, una località che negli ultimi 25 anni ha fatto una scelta precisa: smettere di contare le presenze e iniziare a contare il valore del suo turismo. Hanno costruito servizi, hanno puntato sulla qualità e su un turismo estero di fascia medio-alta, hanno fatto sistema e soprattutto non hanno avuto paura dei contrasti. Hanno preferito il bene comune al posto del privilegio di pochi.
Hanno fatto i primi bandi per le spiagge nel 2024 con concessioni ventennali e su quelle concessioni hanno costruito investimenti privati da milioni di euro, un tassello su cui poi è cresciuta un’offerta turistica che parte dalla spiaggia ma non si ferma lì. Certo, avere Venezia a un passo aiuta, e non poco. Ma Rimini non è un deserto: è incastonata in un territorio che è insieme la fine e l’inizio di una storia millenaria fatta di cucina, saperi e mestieri, quelli che i nostri nonni e i nostri genitori hanno trasformato nel modello turistico più imitato d’Italia.
E noi cosa facciamo? Noi le aste le abbiamo rimandate il più a lungo possibile, inseguendo il consenso e accontentando una lobby potente e ricca pur di non perdere il posto nella stanza dei bottoni. Come spesso accade in questa città, si è perso tempo dietro ai desideri di pochi.
Caro Diario, a Rimini quando si parla di turismo c’è un solo dato a cui aggrapparsi: le presenze. È l’unico numero che ancora sembra positivo, ma sono anni che non racconta più la realtà. Il problema non sono gli ospiti, che sono e saranno sempre benvenuti: il problema è un sistema che per riempire le camere svende il prezzo, con pullman e voli pieni che riempiono gli hotel ma non generano reddito né lavoro di qualità. Eppure sulla giostra delle presenze salgono tutti, perché la narrazione per funzionare ha bisogno di un consenso largo, e così le associazioni di categoria per dimostrare il proprio impegno e legittimare la loro esistenza vanno dietro a questa bugia.
La mia proposta è sempre la stessa: basta analizzare le presenze, iniziamo a guardare tutti gli indicatori di qualità del turismo. E dobbiamo essere disposti a perderne tante presenze pur di alzare la qualità delle strutture, cambiando radicalmente il tipo di clientela. Questa svolta sul medio e lungo periodo si riflette su tutta la filiera: negozi di qualità, lavoro pagato meglio, più sicurezza, più risorse da reinvestire.
In nome del turismo e della destagionalizzazione si cerca di imporre anche un’altra scelta strategica, facendola passare per necessaria, urgente, salvifica: la cupola della fiera. Un’opera di cui si vocifera da anni e che non è mai stata presentata ai cittadini: mai un incontro pubblico, mai un dibattito, solo qualche slide e tanta, tanta propaganda. Un ampliamento che impermeabilizza suolo e aggrava un traffico già oggi insostenibile, senza una sola opera di mitigazione o di beneficio per chi ci vive intorno. Qui la vicenda è stata raccontata tramite una potenza di fuoco mediatica impressionante, con tutte le associazioni di categoria schierate in un appoggio incondizionato. Manca solo l’adesione degli amici della tagliatella di Montesgripone e il cerchio è chiuso.
Nella stessa direzione va la convocazione dei presidenti dei forum deliberativi dei quartieri 1, 2 e 4. Trovo tutto questo assurdo. I forum sono nati per avvicinare i cittadini all’amministrazione senza intermediazioni, non per creare l’ennesima figura da mettere in mezzo tra il potere e la cittadinanza (e lo dice il loro stesso statuto, scritto da questa amministrazione, che non gli assegna alcun potere di rappresentanza ma solo il coordinamento delle assemblee). Le figure di raccordo tra cittadini e governo della città esistono già e si chiamano consiglieri comunali: li eleggiamo apposta. Questa non è partecipazione, ma un triste surrogato: una mediazione mascherata da democrazia che esclude il confronto diretto.
Caro Diario, Jesolo ci insegna che una città cambia quando si ha il coraggio di scegliere una direzione condivisa per il bene comune. Rimini continua a scegliere gli interessi privati e i numeri utili al racconto, ma si ritrova con le camere svenduto, il futuro incerto e la criminalità che compra a prezzi di saldo. È ora di riaprire le porte e cambiare strada.
Sl’è nota us’ farà dè
Stefano Benaglia

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