Manifestazione “no gender”, molte famiglie anche da Rimini ma fa discutere la defezione di movimenti e diocesi

Manifestazione “no gender”, molte famiglie anche da Rimini ma fa discutere la defezione di movimenti e diocesi

Punta a replicare la grande partecipazione e il messaggio a sostegno della famiglia lanciato dal Family day otto anni fa, quando si trattava di mobili

Punta a replicare la grande partecipazione e il messaggio a sostegno della famiglia lanciato dal Family day otto anni fa, quando si trattava di mobilitarsi contro i Di.co., la legge sui diritti dei conviventi nata sotto il governo Prodi. Ma questa volta le principali sigle del mondo cattolico non hanno aderito: da Cl a Rinnovamento nello Spirito. Probabilmente allineate dietro al pastore “forte” del momento, il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino, che ha osteggiato la mobilitazione di domani in piazza San Giovanni in Laterano, che intende riaffermare “il diritto del bambino a crescere con mamma e papà”, la difesa della “famiglia naturale dall’assalto a cui è costantemente sottoposta da questo Parlamento” e “dei nostri figli dalla propaganda delle teorie gender che sta avanzando surrettiziamente e in maniera sempre più preoccupante nelle scuole”. Comunione e liberazione, in un comunicato “anonimo” (don Julián Carrón non si è ufficialmente espresso), fa esplicito riferimento al Galantino-pensiero per spiegare che “il movimento in quanto tale ha deciso di non aderire alla iniziativa del 20 giugno, che – al di là delle buone intenzioni di tanti che vi parteciperanno − non sembra adeguata a favorire il necessario clima di incontro e di dialogo con chi la pensa diversamente”. Una presa di posizione che però non ha convinto molti, anche fra gli storici appartenenti a Cl. A Rimini, ad esempio, saranno in tanti i ciellini ad andare a Roma, sono stati organizzati due pullman e molti altri raggiungeranno la capitale in auto e in treno. Lo stesso accadrà a Cesena e in altre città della regione. Dove invece chi non si è nascosto, ed anzi ha invitato caldamente ad esserci, è stato Carlo Caffarra. In una intervista a Tempi diretto da Luigi Amicone, il cardinale di Bologna ha detto che “l’iniziativa romana è una cosa che andava assolutamente fatta” e che “non si può tacere perché saremmo corresponsabili di questa grave ingiustizia verso i bambini, che sono stati trasformati da soggetto di diritti come ogni persona umana, in oggetto dei desideri delle persone adulte.”
E fra le gerarchie non mancano sostegni di peso alla piazza chiamata a raccolta dal comitato “Difendiamo i nostri figli”: dal presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, mons. Vincenzo Paglia, al card. Camillo Ruini, da mons. Luigi Negri al cardinale vicario di Roma Agostino Vallini. D’altra parte è stato proprio papa Francesco a battere soprattutto negli ultimi mesi e con sempre maggiore chiarezza sul tasto della famiglia e contro la “colonizzazione ideologica del gender”.
Secondo il sito cattolico “La Nuova Bussola quotidiana”, fra i vescovi a favore c’è anche quello di San Marino-Montefeltro, mons. Andrea Turazzi.
Da Rimini partiranno anche molti aderenti al Cammino Neocatecumenale, che invece ha preso una posizione netta ed ha stilato un dossier sulla “ideologia gender” per spiegare il senso della battaglia in atto e concludere che “se il Papa e Roma crollano di fronte all’ideologia dei gender, il demonio si stenderà per tutta l’America Latina, con conseguenze micidiali per tanti bambini piccoli”.
Sta di fatto che la manifestazione di domani servirà anche a misurare i rapporti di forza nella chiesa italiana, pur se l’evento va ben al di là di queste logiche, perché insieme a laici e cattolici si sono dati appuntamento islamici, sikh, ortodossi e appartenenti alla Alleanza evangelica italiana. In prima fila insieme a Movimento per la Vita, Sentinelle in piedi, Medici Cattolici dell’Amci, Federazione scuole materne (Fism) e decine di associazioni, ma anche parlamentari di diversi schieramenti.

COMMENTI

DISQUS: 0