Perché i destini delle Fiere di Rimini e Vicenza vanno incrociandosi

Perché i destini delle Fiere di Rimini e Vicenza vanno incrociandosi

Sono le uniche due fiere che in questo momento perseguono l'obiettivo della quotazione in Borsa. Entrambe devono "alleggerire" il peso delle partecipa

Sono le uniche due fiere che in questo momento perseguono l’obiettivo della quotazione in Borsa. Entrambe devono “alleggerire” il peso delle partecipazioni pubbliche: la Fiera di Vicenza è in mano a Comune, Provincia e Camera di Commercio. Nel caso di Rimini oltre ad una maggioranza schiacciante di soci pubblici c’è anche un 14,88% detenuto dai soci privati. Entrambe hanno un problema di alleanze: quella di Vicenza non è riuscita a unirsi con la Fiera di Verona (pare per volontà di quest’ultima), quella di Rimini fa di tutto per non finire nell’abbraccio (mortale) col sistema fieristico emiliano-romagnolo. E non si può non notare che la partnership fra Vicenza e Rimini viene allo scoperto proprio nel momento in cui il presidente regionale Bonaccini spinge con più forza sull’acceleratore del processo di aggregazione delle società fieristiche. In più Rimini Fiera – di per sé una macchina da guerra che cammina spedita – deve fare i conti con alcune problematiche, a partire dall’indebitamento del gruppo e dal pegno di circa il 52% delle azioni in favore di Unicredit.
E’ questo lo scenario che bisogna avere davanti agli occhi per capire l’annuncio odierno: Lorenzo Cagnoni e Matteo Marzotto, fanno sapere di avere siglato quella che per ora è solo una lettera di intenti, con un accordo di esclusiva, per verificare la fattibilità di un’operazione finalizzata all’integrazione delle due Società. Alla luce di questa decisione si comprende meglio anche la “dura” reazione di Cagnoni all’uscita di Luigi Camporesi (che oggi torna sul tema spiegando punto per punto i rilievi che gli hanno procurato la diffida di Cagnoni), nel senso che le dichiarazioni di quest’ultimo sono cadute proprio nella fase in cui le due fiere stavano definendo la loro strategia e quindi hanno dato “fastidio”.

Rimini & Vicenza sposi?
“L’obiettivo è la costituzione di un primario soggetto fieristico nazionale in grado di competere sui mercati internazionali, confermando la volontà di accedere alla quotazione in Borsa secondo le tempistiche predefinite”. Questa la meta dell’accordo fra i due poli fieristici. Quello di Vicenza, che ha il proprio punto di forza nelle manifestazioni orafo-gioielliere (molto più ampio il calendario di Rimini Fiera), ha registrato negli ultimi sei anni un trend di crescita importante e l’ultimo bilancio è stato chiuso con un utile netto di 1.024.459 euro, ricavi netti complessivi aumentati del 14,5% rispetto al 2014, raggiungendo i 36,8 milioni di euro, un risultato operativo lordo in aumento di oltre 2 milioni euro fino a raggiungere quota 7.252.376 milioni, pari al 19,7% del fatturato.
Per Rimini Fiera il bilancio 2015 ha visto un fatturato pari a 58,4 milioni di euro, in crescita del 3,5% rispetto ai 56,4 milioni di euro al 31 dicembre 2014. Il margine operativo lordo a 11,4 milioni di euro (11,5 milioni di euro l´esercizio precedente), l´utile netto a 3,9 milioni di euro, con un incremento del 25,8% rispetto ai 3,1 milioni di euro dell´esercizio 2014.

La voce dei protagonisti
Per il presidente di Rimini Fiera, Lorenzo Cagnoni: “Si mettono in campo i presupposti per un’operazione del tutto nuova nel settore fieristico. Un’operazione che vede insieme due aziende sane e robuste, con ruoli distinti ma complementari. Due aziende che scommettono sullo sviluppo di un progetto industriale che coglie evidenti opportunità di mercato e che le porterà a importanti dimensioni e volumi societari”.
Matteo Marzotto, presidente di Fiera di Vicenza: “Questa operazione è una straordinaria opportunità per il Sistema Italia innanzitutto dal punto di vista industriale. Una vera novità per il settore fieristico nazionale. Grazie alle competenze e alla visione delle due Società, al loro portafoglio prodotti di proprietà e alle performance reddituali, si potrebbe dare vita ad una piattaforma di eccellenza. Uno dei primissimi Exhibition Provider d’Italia, e senz’altro un player di valore internazionale, dimostrando inoltre che anche in Italia si può fare sistema. Pur considerando un plus le radici di Fiera di Vicenza e Rimini Fiera, verrebbero contestualmente e dinamicamente ampliati i confini di due territori per molti versi simili e da sempre attivi sul fronte della valorizzazione e dell’internazionalizzazione di intere filiere produttive del Made in Italy”.

E quella dell’amministrazione comunale
L’amministrazione Gnassi considera “molto rilevante per le prospettive del territorio riminese la notizia della sottoscrizione di una lettera d’intenti tra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza propedeutica a collaborazioni e possibili integrazioni delle due società. Si compie il primo passo di una operazione che, se concretizzata, andrebbe a modellare un nuovo polo fieristico italiano, capace di competere con mezzi e potenzialità adeguate sul piano internazionale. Organizzazione, economie di scala, ‘fisico’ per aggredire la concorrenza”. Per Palazzo Garampi la strada è quella di “un grande polo fieristico del Nord, che potrebbe essere colto come una grande opportunità per un sistema fieristico dell’Emilia Romagna ancora più forte e aperto al resto d’Italia, capace di configurarsi a quel punto come player italiano indiscusso insieme a Milano e leader sugli scenari internazionali”.