Premio Riccione: sbuca un testo inedito di Valerio Zurlini. Ma a nessuno importa

Premio Riccione: sbuca un testo inedito di Valerio Zurlini. Ma a nessuno importa

Per i 70 anni dal premio più longevo d’Italia dedicato alla drammaturgia, una festa culturalmente irrilevante. Eppure, si poteva fare tanto, tantissimo, coinvolgendo Stefano Massini, stella al ‘Piccolo’ di Milano, Dacia Maraini e perfino Vasco Rossi. Soprattutto, occorre un progetto serio per esaltare gli archivi del Premio. Dove è stata scoperta una perla del geniale regista. Ma i consiglieri sono troppo presi ad andare a cena fuori…

Bruscia non è il super dirigente della cultura riccionese
Scoop rimandato. Un paio di giorni fa scrivo una mail a Simone Bruscia, riminese, da più di un decennio – la prima edizione di ‘Assalti al Cuore’ è del 2005 – il ‘principino’ della cultura della Riviera (che significa: a Bellaria direzione del Teatro Astra e del Bellaria Film Festival, a Savignano sul Rubicone un ‘aiutino’ nella direzione artistica del Cinema Teatro, a Riccione, dove è di casa dal 2010, la direzione dell’Associazione Riccione Teatro e da un paio di stagioni anche quella del teatro riccionese, intitolato a Tondelli). Gli faccio – molto maliziosamente – gli auguri. Pare lui, infatti, elegantissimo ‘cavaliere delle feste’ del Sindaco Renata Tosi, il designato nel ruolo di fedele dirigente alla cultura. Lo vedo stamane, conferenza stampa del Premio Riccione 54, che è quello del settantesimo, dacché il Premio Riccione, il premio di drammaturgia più longevo d’Italia, è nato nel 1947. Lui fa sciò con le mani. “Ma va là, figurati, non sono io il dirigente, non ci penso proprio. Ogni volta quelli che malignano contro di me mettono in giro queste voci”. Stop. Simone Bruscia resta in sella – felicemente e sufficientemente pagato – a Riccione Teatro.

Sabato prossimo, tutti a vedere Battiston
Il resto della conferenza, perciò, è di una noia epica. Il neo Assessore alla cultura Stefano Caldari – che non sa ancora di esserlo, forse – scalda i pettorali, il presidente di Riccione Teatro, Daniele Gualdi, già Assessore alla cultura a Cesena, che gioca nel PD – come quasi tutto il Cda dell’Associazione, costituito da Sonia Alvisi, dal Sindaco di Lugo PD Davide Ranalli, da Sara Paci e da Ivan Cecchini, comandante della polizia locale di Bellaria-Igea Marina, che ci fa qui, nominato dal Comune di Riccione? – si domanda che fine farà, visto che nel marzo prossimo il suo mandato scade e c’è aria di smobilitamento. Il Sindaco, Madama Renata, arriva 35 minuti in ritardo, sorride a tutti, fa i complimenti ai sodali. La platea è ricca di consiglieri: Marina Gambetti (PD) pretende gli abbonamenti a teatro, mentre Greta Testa, la testa di Forza Italia, mostra le gambe, bellissime, per altro, come tutto il resto – è il consigliere che ha fatto invidia alla platea politica per le foto postate su Facebook, di iridescente carnalità. Insomma, che succede per i 70 anni del Premio Riccione? Culturalmente, nulla. C’è la premiazione, per carità, che è il cuore della kermesse, come è giusto. C’è la giuria, che è quella che vale la gita, sabato 23 settembre, ore 21, piazzale Ceccarini, con Giuseppe Battiston, Arturo Cirillo, Emma Dante, Christian Raimo e Fausto Paravidino, tra gli altri. Poi c’è musica e c’è – testuale – lo “spettacolo di luci e colori che trasformerà piazzale Ceccarini e la facciata del Palazzo del Turismo nella più spettacolare delle scene teatrali”. Insomma, nulla di culturalmente rilevante. Peccato.

La bella scoperta. Lasciata nel cassetto. Per ora
Il bello, semmai, arriva in corner, di lato, quasi per caso. Simone Bruscia accenna a una pièce ritrovata di Valerio Zurlini. Vero. Zurlini, tra i più grandi registi italiani di sempre, ha firmato i più bei film girati tra Riccione e Rimini. Zurlini è stato generoso con la Riviera, sfondo di due film clamorosi (Estate violenta, del 1959, con Jean-Louis Trintignant ed Eleonora Rossi Drago, e La prima notte di quiete, del 1972, con travolgente Alain Delon e Sonia Petrova, Giancarlo Giannini, Lea Massari, Alida Valli) e mezzo (La ragazza con la valigia, del 1961, con Claudia Cardinale). Giovane villeggiante a Riccione, nel 1951, mentre pratica il cinema elaborando i primi, intensi ‘corti’, Zurlini tenta la via del teatro. Firma, insieme a Lucio Chiavarelli, un testo, Storia senza titolo, con l’intento di vincere il Premio Riccione, nato qualche anno prima, nel 1947, che già ha scoperto il talento imberbe di Italo Calvino. Il testo ha un ‘motto’, I mostri, che ne specifica il contenuto. Cuore ambiguo della trama, infatti, sono ‘i mostri’, i fratelli, afflitti da una non specificata deformità, di Barbara, barbarica femmina che sogna la libertà, sessuale e sentimentale, vuole la fuga dalla prigionia familiare, dal bunker dei genitori, Ida e Giorgio. Il testo, dagli afrori esistenzialisti, ambientato in una non bene identificata città di mare – probabilmente, proprio Riccione – è di truce bellezza. Non si può non amare Barbara, quando, con perversa malizia, porta i propri amanti sulla soglia dell’abisso: davanti alla camera dei fratelli deformi – ma mai visti in scena, che non parlano, danno di grugniti – a sfidare l’orrore che trasuda dalla loro visione. Troppo ‘carico’ per la giuria di allora – presieduta da Lorenzo Ruggi – il testo fu scartato e martoriato dall’oblio (per la cronaca, a vincere quella edizione del Premio Riccione fu Tullio Pinelli, storico sceneggiatore di Federico Fellini). Fino all’altro ieri, quando una azione congiunta che vede protagonisti il qui scrivente, Bruscia e un giovane ricercatore romano, Edoardo Borzi, ha riportato alla luce il testo, a 35 anni dalla scomparsa di Zurlini. Peccato però che il testo resti lì dove sta: al momento non ne è prevista la pubblicazione né la messa in scena e neppure una lettura.

Ecco cosa bisogna(va) fare
Cosa bisognava fare? Beh, tante cose. Rimini ha i 600 anni del Malatesta, Riccione non ha nulla oltre i 70 anni del Premio Riccione. Andava edificato un piano di convegni, di studi, di pubblicazioni. Invitando, ad esempio, Stefano Massini, punta di diamante della drammaturgia attuale, stella del ‘Piccolo’ di Milano, autore Mondadori ed Einaudi, scoperto da Luca Ronconi a Riccione nel 2005, a fare una lezione magistrale. Coinvolgendo Dacia Maraini, amata da Moravia e amica di Pasolini, che detiene il record di vittorie al Premio Riccione. Reclamando Alessandro Baricco – che fu giurato in una edizione del Premio – e Andrea De Carlo, che partecipò insieme a Ludovico Einaudi a una mitica edizione del Premio, nel 1985. Oppure intervistando Vasco Rossi, che firmò le musiche di Naja, testo di Angelo Longoni premiato a Riccione. Oppure inventare, in memoria di Calvino, una partnership con l’editore Einaudi. Soprattutto, impalcando un piano di lavoro per far risorgere dall’indifferenza pubblica gli importantissimi archivi del Premio Riccione, con un programma di pubblicazioni e di convegni da qui alla fine del mondo. Invece, nulla. Manca, al di là dei sorrisi sindacali, insindacabili, la volontà politica. Su questi temi, invece, al posto di andare a cena fuori, dovrebbero lavorare congiuntamente i consiglieri.

Fotografia: Claudia Cardinale nel film di Valerio Zurlini “La ragazza con la valigia”