Se ne va un grande riminese, è morto il prof. Sergio Ceccarelli

Se ne va un grande riminese, è morto il prof. Sergio Ceccarelli

  L'azzurro nella terra Rimini, 20 luglio 2015. Tanta gente questa mattina a dare l'ultimo saluto a Sergio Ceccarelli nella chiesa di Sant'A

 

L’azzurro nella terra

sergio-ceccarelli-s-agostino1Rimini, 20 luglio 2015. Tanta gente questa mattina a dare l’ultimo saluto a Sergio Ceccarelli nella chiesa di Sant’Agostino. Il vicario generale, don Luigi Ricci, in apertura ha letto il messaggio del vescovo, mons. Lambiasi, che si è scusato per non poter essere presente e che ha ricordato il primo incontro con Ceccarelli: “Sono un vecchio amico di Alberto Marvelli”, gli disse presentandosi. “In quelle parole mi colpì quel verbo al tempo presente: sono, sono un amico”, ha commentato il vescovo, evidenziando la “confidenza con Alberto, che non solo il tempo non aveva potuto scolorire e neppure la morte cancellare, ma che la fede aveva fatto diventare un legame ancora più vivo e tenace”. L’omelia è stata tenuta da don Carlo Rusconi.
In chiesa gli otto figli, i ventitrè nipoti e i pronipoti di Ceccarelli, e sono stati loro a delineare, al termine della messa, i tratti più veri del babbo, del nonno, dell’uomo di cultura e di fede.
ceccarelliLa figlia Paola ha ricordato “l’intelligenza, la sensibilità, la mitezza e finezza d’animo, la generosità, l’amore incondizionato per la verità”. Sei stato – ha detto rivolta al padre – un uomo libero perché eri consapevole che non appartenevi a nessuno se non a Dio”.
“Negli ultimi tempi facevi fatica ad esprimerti, non trovavi le parole e questo ti addolorava; un giorno poco prima di morire hai detto: c’è dell’azzurro nella terra. Sembrava una frase senza senso, e mi rammarico di non averti risposto con le parole che avrei voluto. Ora che mi ascolti ti voglio dire che ho capito: c’è l’azzurro nella terra, è quello che mi hai detto per una vita intera, nel limite delle nostre povere persone c’è l’azzurro, c’è la presenza di Dio”.
ceccarelli-s-agostino1Un’altra figlia, Maria, ha sottolineato “la famiglia numerosa, l’amore per il creato nel quale riconoscevi l’impronta della creazione di Dio, l’amore per l’uomo, l’amore per la cultura classica e la grande generosità”.
“Grazie per averci insegnato l’amore allo studio, sei stato un esempio di sapienza, di umiltà e semplicità”, ha detto una nipote. “Da te abbiamo imparato che la famiglia può essere unita e feconda nella comunione con il padre”.
Pietro Ceccarelli ha invece messo l’accento “sull’amore per la cultura, l’arte, la musica, l’amore viscerale per la natura, il senso profondo e radicale di libertà e responsabilità, giustizia e rispetto, fedeltà e sacrificio, l’educatore appassionato, l’apertura mentale e la cultura a 360 gradi, dalle lettere classiche alla storia contemporanea all’attualità, dalle scienze naturali alla storia dell’arte, dal latino al greco all’inglese moderno, dalla filosofia alle scienze esatte”. E su quel tratto della personalità ben noto non solo ai familiari ma ai tanti che a Rimini l’hanno frequentato e apprezzato: un uomo controcorrente, che non si uniformava ai giudizi diffusi e accettati: “Ci hai insegnato a sfidare i luoghi comuni e i pregiudizi”. Pietro ha illuminato anche un’altra grande passione del padre, lo sconfinato amore per la montagna, segno di una “ricerca continua di mete sempre più alte e difficili, del desiderio di sfidare i nostri limiti”.

 

Se ne va un uomo discreto, di sconfinata cultura ma di disarmante semplicità e capacità di ascolto. Una intelligenza finissima, un uomo che ha molto amato e lavorato per Rimini, un cattolico della tempra di Alberto Marvelli.
Avrebbe compiuto oggi 94 anni, essendo nato il 18 luglio 1921, ma il compleanno lo starà festeggiando insieme ai suoi grandi amici che l’hanno preceduto “nella pace eterna”, come direbbe uno dei suoi poeti preferiti, Venanzio Agostino Reali, i cui versi adorava.

In questa foto, tratta dal sito del liceo "Giulio Cesare", Ceccarelli è al centro. L'occasione, 17 giugno 1989, è la festa d'addio dal liceo.

In questa foto, tratta dal sito del liceo “Giulio Cesare”, Ceccarelli è al centro. L’occasione, 17 giugno 1989, è la festa d’addio dal liceo.

Quando incontrai per la prima volta il prof. Sergio Ceccarelli, circa 15 anni fa, fu per farmi raccontare la sua conoscenza di Marvelli. Ricordo che alla fine della lunga chiacchierata, si alzò, tolse dalla libreria “Nòstoi”, raccolta di poesie di padre Reali, disse poche parole per sottolinearne la “grandezza”, me lo mostrò, perché per me l’autore e il volume erano una novità assoluta, poi lo appoggiò sulla scrivania, chiuso, e a memoria recitò la poesia “Nel cimitero”: “… le croci feriscono il cielo / a qualcuna s’avviticchia il convolvolo / con i calici bianchi / tra fior di radicchio e papavero. / Ogni tumulo è una speranza; / ogni croce l’ancora / d’una vela sepolta. / Dormono quassù le risse di un tempo, / dormono nella pace eterna, /come gli estinti, nudi / sul limitare del mondo. / Le querce vegliano / l’attesa indefettibile… / le nostre dita e i capelli / tremeranno nel vento nuovo, / fiori dal buio nella luce. / Io comincio a dormire con voi, / perché straniero a tutti i paesi; / poi migreremo in altri cieli / più delle allodole lievi…”
Che incredibile sorpresa fu conoscere Sergio Ceccarelli. Ma ognuno potrà senz’altro raccontare il Ceccarelli che ha conosciuto, certamente con sfumature diverse, perché vasta è stata la sua ricchezza umana e intellettuale.
Una vita da professore (nel suo caso proprio da Profèsso, chi insegna ma nel senso che professa, che si lega all’insegnamento come si fa voto per varcare la soglia di un ordine religioso) di italiano, greco e latino, la sua, spesa con passione, sacrificio e dedizione insieme a migliaia di giovani e ai colleghi docenti.
Dal 68 al 1989 è stato preside del “Giulio Cesare” ed ha quindi guidato il liceo in anni turbolenti ma anche molto vivaci, al quale ha dedicato quasi mezzo secolo della sua esistenza. Se ne andò portando con sé un meritatissimo diploma di benemerenza che gli era stato conferito dal ministero della Pubblica istruzione.
Ma bisogna partire da molto più lontano per accennare a qualcosa della eccezionale esperienza di Sergio Ceccarelli a Rimini.
Da Alberto Marvelli lo separano solo tre anni. Il beato nasce il 21 marzo 1918. I due sono amici, condividono l’avventura dei Laureati Cattolici (di cui Ceccarelli fu anche presidente), che aveva la sua sede nella sacrestia di Santa Croce, e dell’Azione cattolica. Quando parlava di quegli anni e di Marvelli, gli occhi del professore si illuminavano. La chiesa riminese di quel periodo è un bastione robusto e pieno di energie fresche, il vescovo è mons. Santa, ci sono leader come Maria Massani e Igino Righetti. “Scoprimmo dopo la morte di Marvelli (5 ottobre 1946) la vera natura del beato”, mi spiegò Ceccarelli, “e solo dopo aver letto il suo Diario capimmo che Marvelli fu superiore a noi comuni cristiani”.
Legata al nome di Ceccarelli c’è anche la rinascita della libera Università Popolare di Rimini, fondata da Righetti nel 1921, chiusa durante il fascismo e riaperta con grande slancio nel secondo dopoguerra proprio da Sergio Ceccarelli insieme a Maria Massani.
La storia di quest’uomo andrebbe scritta per intero.
I funerali si tengono lunedì 20 alle ore 9.30 nella chiesa di S. Agostino. La famiglia ha deciso di devolvere le offerte che saranno raccolte in occasione della messa a favore dei cristiani perseguitati di Mosul (e nello stesso giorno, alle ore 21,15 in piazza Tre Martiri, il Comitato Nazarat chiama a raccolta residenti e turisti per la recita del rosario). Chiedendo la ragione di questa decisione, si scopre che negli anni 60 e 70 Sergio Ceccarelli era molto legato alla rivista Russia Cristiana fondata da padre Scalfi. Un altro tassello della speciale umanità di Sergio Ceccarelli. (c.m.)

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