W il Papa Re

W il Papa Re

E allora è facile capire perché abbiamo una maledetta paura di cambiare.

Non possumus. Così rispose Pio VII alla richiesta di Napoleone di cedere all’Impero francese i territori dello Stato Pontificio.
Correva l’anno 1809 e il Marchese del Grillo… era il Marchese del Grillo, ed il Papa era anche il Re di queste terre.
Prima di Bonaccini, prima di Errani, prima dei 70 anni di governo delle sinistre con portafoglio a destra, questa sub-regione (?) aveva dato i natali a Mussolini e a Nenni, Padri nobili dell’esule/latitante di Hammamet, e ad una schiera di anarchici scariolanti mandati in giro per l’Italia a bonificare paludi e acquitrini.
I Romagnoli sono così: unici al mondo, irripetibili, iracondi, iperdinamici. Il merito o la colpa non è di nessuno; è la terra dove amor fa rima con murator, e dove gli strozzapreti sono un piatto della nostra tradizione, nonostante Don Oreste e le legioni di santi e Santini che possiamo mettere in campo. Ma pagare i tributi è di norma una cosa sempre odiata dai bagnini e così era anche al tempo dello Stato della Chiesa. Un Papa, originario di Grottammare, il marchigiano Sisto V, aveva scelto solo cittadini della sua terra per la riscossione delle tasse. I nostri confratelli erano costretti ad andare a bussare alle case dei poveracci per esigere l’obolo. Molti iniziarono a dire che un marchigiano alla porta era più triste di un morto in casa, e la nomea degli esattori nello Stato Pontificio diventò patrimonio, a mio modesto avviso, della Regione più bella d’Italia.
Morale della favola: in Romagna, Franza o Spagna purché se magna! E allora è facile capire perché abbiamo una maledetta paura di cambiare. W il Papa Re.
Rurali sempre.

COMMENTI

DISQUS: 0