100mila euro per il Malatesta. La Regione tira fuori una parte dei soldi (e cancella Mussolini da Predappio)

100mila euro per il Malatesta. La Regione tira fuori una parte dei soldi (e cancella Mussolini da Predappio)

Bologna Matrigna mette 40mila euro sul piatto. Domanda fatale: come saranno spesi? Finanziamenti culturali a pioggia. Rimini fa la parte della Cenerentola ed è ritenuta un ‘borgo’ con tanto di “Fondazione Federico Fellini” ancora aperta.

Nella graduatoria per i contributi Rimini è all’ultimo posto
Sfogliando tra le delibere della Giunta emiliano romagnola se ne scoprono delle belle. Ad esempio che il Comune di Rimini ha quantificato in 100mila euro la spesa per le “celebrazioni del VI centenario della nascita di Sigismondo Malatesta”. Bologna Matrigna, sia lode alla buonanima, ha sfilato 40mila euro. Come li spenderanno? Speriamo non in mostre astruse che piacciono solo all’Assessore alle arti, in fuochi d’artificio e in Massimo Cacciari, che da solo ci è costato oltre 4mila euro, di questo passo i soldi esauriscono subito. Come sempre con l’acqua alla gola il Comune si rivolge trafelato alla Regione. La quale, nella “graduatoria” per “concessione contributi per l’anno 2017 ai comuni capoluogo… in materia di promozione culturale” (tutto sta nella delibera di Giunta n. 682) piazza Rimini all’ultimo posto. Finanziati meglio di tutti Bologna (“Boltanski 2017”), Modena (“Festivalfilosofia”), Reggio Emilia (“Fotografia Europea”), Ravenna (“Dante nella città dei mosaici”), con 60mila euro, per kermesse che ottengono soldi anche da ben altre istituzioni. Foraggiata meglio anche Forlì (per “No Limits”) e perfino a Cesena va bene, visto che per la rassegna “La bellezza delle parole” – in fondo, una articolata presentazione di libri – ottiene 20mila euro su 50mila euro di budget previsto.

Acquazzone di soldi regionali, dal jazz al festival Lgbt
Incrociando un altro documento – la delibera di Giunta n. 901 che riguarda la “concessione contributi ad associazioni e istituzioni culturali, comuni e unioni di comuni” – scopriamo un altro paio di cose. Intanto: Rimini, culturalmente, è niente, è trattata come una pezza da piedi. Poi: Rimini è niente perché a Rimini la cultura è diretta emanazione del Comune, non esiste un tessuto culturale autonomo, altro, che stuzzichi le voglie finanziarie della Regione. Vediamo meglio. Tra le “Associazioni” la Giunta regionale promuove di tutto e di più (per un totale di 1 milione 508.700 euro), a pioggia, secondo una dinamica elettorale propria della sinistra. Nel territorio romagnolo funziona “Scritture Festival” dell’Associazione ‘Onnivoro’ di Ravenna (26mila euro dalla Regione), come “Nell’arena delle balle di paglia” dell’Associazione ‘Centro di promozione culturale ricerca di Cotignola’ (20mila euro). Per assistere a una associazione riminese dobbiamo arrivare agli ‘Amici del Jazz’ che per lo storico – e bello – “Festival Internazionale del jazz tradizionale e swing” che si fa a Rimini ottiene almeno 10mila euro. Per il festival riminese “Le città visibili” – sostenuto anche dal Comune di Rimini – la Regione stacca l’assegno di 8mila euro. Poco meno (4.500 euro) viene assegnato all’Associazione ‘Circolo Acigay e Arcilesbica Circo Massimo’ di Ferrara per il Festival Tag “di cultura Lgbt”. Non ci sono istituzioni riminesi, invece, degne di fondi regionali, perché non ce ne sono. Nel campo espositivo potrebbero tornare utili perché la Fondazione Ferrara Arte, per dire, per la mostra su Carlo Bononi ha ottenuto 45mila euro sui 150mila spesi. Rimini non esiste tra i “Comuni in rete” (719.300 euro di contributi totali), dove spiccano Verucchio (45mila euro ottenuto per il ‘Music Festival’), Novafeltria (35mila per la “Rete dei teatri della Valmarecchia”), San Leo (che per il progetto “La Valmarecchia di Ivan Graziani” ha ottenuto 7mila euro). Tra i Comuni ammessi al contributo per un progetto culturale (211mila euro totali), spicca Savignano sul Rubicone che ottiene 40mila euro su 135mila euro di spesa per il “SI Fest”. Grazie a Savignano, probabilmente, Rimini farà sfoggio culturale di sé, per quanto ‘in corner’: nell’edizione prossima della rassegna fotografica “SI Fest”, infatti, dovrebbe andare in onda una mostra di Marco Pesaresi, grande artista riminese, dedicata agli scatti realizzati lungo la Transiberiana. Per carità, sappiamo che i contributi regionali per Rimini sono tutti per la Sagra Malatestiana e la Biennale del Disegno, ma due eventi ‘comunali’ non fanno la primavera della cultura.

Rimini si scopre borgo… E a Predappio il Sangiovese spodesta il Duce
A Rimini manca un tessuto culturale diffuso, pervasivo. Sarà perché la cittadina – sono poco meno di 150mila abitanti – è relegata al ruolo di ‘borgo’? Stupisce, infatti, che la città del Malatesta – cosa non si fa per l’attrazione turistica – sia citata nel progetto ministeriale “Borghi. Viaggio italiano” (qui), teso a valorizzare “veri e propri gioielli del patrimonio artistico-culturale nazionale”, spesso, per le loro dimensioni (appunto) ignorati. Il progetto riguarda pressoché tutta l’Italia, è guidato dalla nostra Regione, è “finanziato con oltre un milione di euro” (le Regioni mettono 55mila euro ciascuna). Beh, Rimini è censita tra i borghi, sia per la ‘città storica’ – malatestiana – sia per il ‘borgo storico marinaro’, il Borgo San Giuliano. Un censimento che non riguarda capoluoghi analoghi come Ravenna, Cesena, Forlì. Tra Talamello e Verucchio, tra Mondaino e San Clemente, ci sta la panciuta Rimini. C’è anche un ‘luogo’ dedicato a “Federico Fellini e Tonino Guerra” dove si fa cenno a una “Fondazione Federico Fellini” – ma non era chiusa? – e a un “Museo Fellini” – ma non lo devono ancora costruire? – giusto per migliorare le informazioni turistiche. La cosa più buffa, però, non riguarda Rimini, questa volta, ma Predappio. Con uno sforzo da equilibristi della Storia, i cultori del Ministero e della Regione sono riusciti a parlare del borgo forlivese senza citare il fatto che è il luogo natale di Benito Mussolini. Ne parlano, semplicemente, come di “un borgo circondato da colline ricche di vigneti”, come la “patria del pregiato Sangiovese”. Ora, il Duce non è certo Bacco, e, cari miei, cancellare la Storia con una maliziosa sbadataggine non è cosa degna del ‘servizio pubblico’ – e neppure di quello turistico. Il ‘proibizionismo’, si sa, ha fatto sempre accoliti, accoglie neoromantici e nostalgici. Ripristinate il Duce – da sempre un ‘brand’ turistico, tanto quanto Rimini – nel suo luogo natio.