Aiuto, vogliono sfrattare il Malatesta!

Aiuto, vogliono sfrattare il Malatesta!

Come regalo per i 600 anni il Sindaco caccia via il condottiero dal suo regno. Il Castello, infatti, sarà la sede del Museo Fellini. Non sarebbe meglio costituire un Centro Studi sulla Rimini malatestiana? Ecco gli eventi buoni e quelli inutili.

Il Tempio Malatestiano va all’Unesco
Cominciamo con il bicchiere mezzo pieno, così digeriamo meglio il resto. Gli alati addetti alla cultura riminese, probabilmente, ci hanno letto e hanno preso spunto. Da un po’ di tempo, con infinita ferocia, continuiamo a scrivere che i 600 anni di Sigismondo Pandolfo Malatesta non si possono festeggiare senza dar merito a Henry de Montherlant, audace ed eccentrico genio francese, autore del pezzo teatrale Malatesta (tradotto in Italia da quel poeta di Camillo Sbarbaro e messo in scena, proprio a Rimini, da quel bel busto di Arnoldo Foà) e a Ezra Pound, l’immenso, controverso, combattivo poeta dei Cantos, che a SPM e alla città di Rimini ha dedicato una manciata di poemi. Beh, per una volta tanto ci han dato retta e prestato orecchio. A Montherlant, a dire il vero, è andata meglio: nell’ambito della Sagra Malatestiana il suo Malatesta sarà rielaborato da Gianluca Reggiani, insieme alla soprano Laura Catrani che canterà le hit di Guilluame Dufay, super compositore del XV secolo. A Pound – era lecito supporlo, il suo nome è pestilenza in faccia agli ideologi – è andata peggio: restando nel ring delle probabilità, forse ci sarà Luca Cesari a discettare speleologicamente nell’opera di Ez, forse ci sarà la figlia, Mary de Rachewiltz, chissà. La vera notizia, tuttavia, è che il Comune intende candidare il Tempio Malatestiano a monumento patrimonio Unesco, era ora, finora si era parlato soltanto della piada manco fosse la Cappella Sistina dell’enogastronomia. Per il momento hanno ottenuto il plauso del Getty Museum di Los Angeles, della Fondazione Ratti e della Kress Foundation, che per tramite di Bernard Berenson, mise i soldi per la ricostruzione del capolavoro bombardato durante la Seconda guerra – fosse per i riminesi, ci sarebbe un supermarket o una palazzina.

Fellini al Castello? Un errore
Quanto al resto – cioè al vuoto del bicchiere – non si va oltre gli eventi spruzzati come coriandoli tra questo (600 anni dalla nascita di SPM) e il prossimo anno (550 dalla morte), in stile ‘Capodanno più lungo del mondo’. Lo start – il 19 giugno – non è il migliore degli incipit: Lia Celi e Andrea Santangelo hanno firmato un testo, Sigismondo non si è fermato mai un momento, che sarà letto da Marina Massironi. Trattasi di una pièce dove Isotta degli Atti “tradotta nel contemporaneo, attende il marito il quale tarda perché non trova parcheggio” (dida di Pulini), che già provoca un Niagara di cubetti di ghiaccio lungo la schiena. Il giorno dopo, nella corte del Castello Malatestiano, ci sarà il Momus dell’Alberti ‘agito’ da Gianfranco Tondini e spiegato da Massimo Cacciari. Un format non proprio d’occasione, cavallo di battaglia di Cacciari, già detto il 23 febbraio scorso alla ‘Classense’ di Ravenna. “Potremo stupirvi con effetti speciali”, gorgheggia, tuttavia, il sigismondeo Sindaco Andrea Gnassi. A dire del Sindaco la vera opera che celebra SPM è “la riqualificazione del Castello Malatestiano, che tornerà a risplendere come piazza e non come parcheggio”. Ma che c’entra? Quelli son lavori pubblici iniziati dal quel dì, con la manfrina elettorale dei “motori culturali” Gnassing ci ha fatto due cosi così. Definendo i “tratti identitari” del geniale condottiero “dissacranti e irriverenti”, manco SPM fosse una specie di Vladimir Luxuria con l’elmo, roba che se esce dal sarcofago ti sega in due con la durlindana, il Sindaco annuncia – per la millesima volta – tutto fiero che il castello ospiterà il Museo Fellini. Davvero una bella celebrazione per SPM, che viene spodestato dalla sua fortezza, pigliato a calci nel didietro da Giulietta degli Spiriti. Con tutto il rispetto per Fellini, fare del Castello Malatestiano la sede del museo felliniano è una indimenticabile boiata. Fellini deve stare al Fulgor e stop. Il Castello deve parlare la lingua del Malatesta e del Rinascimento e delle grandi mostre. Altrimenti si crea quel polpettone storico indigesto che piace solo al Sindaco.

Prendete appunti: un paio di idee utili (e banali)
Per carità, diamo atto all’Assessore Massimo Pulini, affaticato maestro di corte del regno di Andrea II, di avercela messa tutta. Ci saranno convegni in quantità, mostre interessanti – quella di Nino Migliori con le fotografie dal Tempio, Agostino di Duccio a lume di candela – ed esposizioni roboanti – quella che mette insieme SPM ai piloti del Moto GP, perché in fondo “l’ergonomicità dell’abito del cavaliere nel XV secolo” ricorda quella dei centauri di oggi. Il problema, se ci è concesso, è che si ritiene il Malatesta, nonostante i proclami – “studi anglosassoni hanno chiarito la primogenitura della corte di Sigismondo rispetto a quelle più conosciute dei Gonzaga, dei Medici, degli Este”, Pulini dixit – un eroe di provincia. Un percorso di celebrazioni più serio pretenderebbe legami con le città attraversate dal destino di SPM: Brescia (dove è nato), Urbino (patria dello storico nemico, Federico da Montefeltro), Venezia (a cui offrì alti servigi militari), Firenze (dove partecipa al Concilio in cui conobbe l’opera di Gemisto Pletone), ma anche Istanbul (in tempi di terrorismo teocratico non è inutile studiare la voracità di un condottiero definito ‘anticristo’ dal Papa, che era sedotto dall’Oriente, tanto da inviare una lettera, redatta dal Valturio, a Maometto II). Pare, tra l’altro, una grandinata d’ingenuità non inaugurare, cavalcando le celebrazioni, un Centro Studi sulla figura del Malatesta e sulla Rimini malatestiana, magari con sede proprio al Castello, progettando una strategia culturale – che comprenda anche pubblicazioni – permanente, per gli anni, e non occasionale. Tutte fole: se un libero cittadino si avventura nel sito del Ministero dedicato alle “Celebrazioni culturali 2017” scopre che si festeggia di tutto, dai “500 anni della Riforma protestante” ai 60 dei “Trattati di Roma”, dai “150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello” ai “300 anni dalla nascita di Maria Teresa d’Asburgo”, pure lei, ma del Malatesta non v’è traccia. Ancora una volta, culturalmente parlando, Rimini non attraversa il Rubicone.