Altro che il Malatesta! La mostra per la Moto GP denuncia l’inconsistenza culturale del Comune

Altro che il Malatesta! La mostra per la Moto GP denuncia l’inconsistenza culturale del Comune

Cosa c’entrano i cavalieri malatestiani con i centauri di oggi? Per i 600 anni di Sigismondo pretendiamo molto di più (a proposito: dov’è il comitato scientifico per le celebrazioni?). In Comune ritengono SPM un personaggio ‘locale’, un minore. Intanto, il più importante scrittore di viaggi d’Inghilterra cita Pletone e Rimini…

Al posto di onorare lui, intrattengono i fan di Rossi e Dovizioso
Tutte palle. Al Comune di Rimini, ora ne abbiamo la riprova, di Sigismondo Pandolfo Malatesta, relegato a figurina locale – “figura di spicco nella storia del nostro territorio”, si legge in una Determinazione qualunque, mentre la didascalia dovrebbe essere: figura centrale nella storia del Rinascimento italiano – interessa quanto a me delle figurine Panini. Nulla. La riprova è la mostra, appena aperta, Centauri si nasce. Da Sigismondo ai piloti del Moto GP. L’ergonomicità dell’abito del cavaliere, interessante, per carità, in un settembre qualunque – l’intenzione, affatto artata e poco articolata, è quella di gemellare lo “studio ergonomico dell’abito del condottiero e del centauro” – ma ridicola se intesa come evento centrale per onorare i 600 anni dalla nascita del Malatesta. La mostra, dal costo irrisorio, e ci mancherebbe – in Albo pretorio sono registrate due Determinazioni in merito: la n. 1845 censisce una “spesa complessiva di 1.250” euro, la n. 1879 narra un “ulteriore impegno di spesa” di 3.951,60 euro; quando c’è bisogno di spendere questi non spendono mai, hanno il braccino corto… – curata da Elisa Tosi Brandi, una che fa la collezione di incarichi di collaborazione con il Comune – basta guardare la pagina specifica sul sito comunale – da Thessy Schoenholzer Nichols, con la presenza scenica delle tute di Aldo Drudi, è il simbolo del tramonto di una vera politica culturale da parte del Comune di Rimini, che pure è beatificato da un Assessore ‘alle arti’ di desta intelligenza come Massimo Pulini. La mostra, infatti, non è fatta per onorare il Malatesta ma per intrattenere i turisti che passano da Rimini in attesa della Moto GP a Misano, che tristezza. Al di là delle veline divulgate a pioggia presso la stampa amica, il Comune ha depauperato la tradizione espositiva che lo ha contraddistinto per anni – la Biennale del Disegno costa troppo, piace solo a Pulini, e non ha riscontri pubblici apprezzabili; le tantissime mostre pulviscolari in città sono troppo poco interessanti perché ce ne si accorga. E non è stato in grado di onorare a dovere il Malatesta – i 600 anni dalla nascita accadono una volta e basta nella storia, duole ricordarlo. Chiedo, ancora:
*chi fa parte del comitato scientifico per le manifestazioni dedicate al Malatesta?
*dov’è il programma di: mostre, convegni, pubblicazioni pensate per i 600 anni del Malatesta?

Riscopriamo il Sigismondo di Edward Hutton: la biografia è del 1906
Cosa bisognerebbe fare? Ad esempio, una grande mostra su cimeli e icone malatestiane sparse per il Paese. Per farla ci vuole tempo. Certo. Manifestazioni di tale interesse vanno pianificate per tempo. E poi: pubblicare. Non ne potete più di Ezra Pound (su cui, comunque, tornerò nei prossimi giorni)? Concordo. Cambiamo stile, allora. Edward Hutton (1875-1969) è stato un londinese bene, di buoni studi, con una certa rendita di famiglia. Nel 1901 scoprì Firenze e s’innamorò dell’Italia. Fu amico di Bernard Berenson e di Norman Douglas e nei primi decenni del Novecento pubblicò libri che forgiarono il mito dell’Italia in Albione. Nel 1906 il poligrafo Hutton pubblica Sigismondo Pandolfo Malatesta Lord of Rimini. A Study of a XV century Italian despot. Il libro – che mi è stato concesso in lettura dal pirata di bibliomagie Silvano Tognacci – è dedicato ad Arthur Symons, traduttore di D’Annunzio in inglese, i cui studi sul simbolismo francese influenzarono le ricerche liriche di William B. Yeats e Thomas S. Eliot, è inedito in Italia e possiede pagine di nitida acutezza su Rimini (“qualcosa della misteriosa malinconia greca, della Grecia che fugge davanti ai barbari, è conservato, a mio avviso, in queste terre, dove il mare basso batte incessantemente la costa”). Il libro piacque al suo autore, evidentemente, visto che vent’anni dopo, nel 1926, ne pubblica una “seconda edizione, rivista”, con il titolo The Mastiff of Rimini. Hutton, in fondo, fu il primo autorevole scrittore di ‘guide turistiche’ dell’era contemporanea. Ha scritto guide delle città umbre, di Venezia, di Roma, di Siena, di Milan and Lombardy, delle Cities of Sicily. In questo panorama delle mirabilie, Hutton, che divenne Commendatore della Repubblica e ottenne, nel 1959, la Medaglia d’oro per meriti culturali espressi nei riguardi della Repubblica Italiana, scrisse anche, nel 1913, una guida illustrata dedicata a The Cities of Rumagna and the Marches. Su Rimini, definita “deliziosa città delle Marche d’Italia”, il dotto inglese ha pagine che dovrebbero destare interesse. “Per i suoi aspetti oscuri e dimenticati, Rimini resta una delle città più interessanti di questa parte d’Italia. Ai confini delle Marche, Rimini è in una zona di straordinaria e virile bellezza, poco nota, purtroppo, ai viaggiatori”. Hutton è stato il pioniere del turismo riminese? Chissà. Certo, la sua figura merita una attenzione un po’ più degna, soprattutto con il ‘destro’ offertoci dall’anniversario malatestiano.

L’Indiana Jones che leggeva Pletone
Non c’è solo Hutton. Tra la lista degli inglesi che ammirarono Rimini, occorre inserire anche Patrick Leigh Fermor (1915-2011), “un incrocio tra Indiana Jones, James Bond e Graham Greene” (così la BBC), spavalda spia inglese che organizzò la rivolta di Creta contro i tedeschi, il massimo scrittore di viaggi inglese, tradotto in lungo e in largo da Adelphi. Nel suo libro più celebre, Mani. Viaggi nel Peloponneso (1958), Leigh Fermor cita “il grande Giorgio Gemisto Pletone, uno dei più formidabili dotti d’Europa. Fu lui a discutere le sottigliezze del dogma con i cardinali occidentali al concilio di Firenze; e molto tempo dopo la morte di Mistrà, Sigismondo Malatesta, per aggiungere il lustro del sapere al principato, traslò le sue ossa in uno splendido sarcofago parietale del tempio malatestiano di Rimini”. Magnifico: sarebbe ora che il Comune, con i suoi esperti, costituisse un vero e proprio ‘canone malatestiano’ di testi. Per ora, non ci resta che rimpiangere Fano. Almeno lì, per le celebrazioni malatestiane, hanno invitato Vittorio Sgarbi a parlare di Michelangelo.