Avremo le pezze al sedere ma potremo salire (se sarà gratis) su un altro inutile e costosissimo Metromare

Avremo le pezze al sedere ma potremo salire (se sarà gratis) su un altro inutile e costosissimo Metromare

Nel bel mezzo della crisi economica epocale che stiamo vivendo, l'amministrazione comunale insieme a quella regionale, se ne esce con l'annuncio di una spesa folle (50 milioni di euro), molto più alta anche di quella sostenuta per il primo tratto del Trc, per collegare stazione e Fiera. Come se dopo il cigno nero tutto dovesse rimanere come prima.

Ieri sui tanto bistrattati social si sono letti i commenti migliori all’annuncio lunare arrivato dal Comune di Rimini: “Via libera dalla conferenza Stato/Regioni al finanziamento per il prolungamento del Metromare fino alla Fiera”. C’è chi ha scritto “roba da matti!”. C’è chi ha fatto notare che a breve non avremo più nemmeno gli occhi per piangere, mentre molto probabilmente in tanti avremo le pezze al “c..o”, eppure nel bel mezzo di una emergenza mondiale di questa portata (che rischia di non avere eguali) qualcuno ha deciso di impegnare quasi 50 milioni di euro per un’opera inutile. Una notizia come questa, continuava il commento, dimostra l’inadeguatezza della classe dirigente ad affrontare il destino che incombe più che minaccioso.

49 milioni di euro il costo, per 4,2 chilometri di corsia dedicata che dovrebbe (se non succederà come per il primo tratto del Metromare, ancora senza mezzi elettrici) essere percorsa da filobus a trazione interamente elettrica. Una cifra spropositata perché significa che si spenderanno più di 11 milioni e mezzo a chilometro, contro gli 8 milioni 300mila circa partiti per collegare le stazioni di Rimini e Riccione. Attenzione però. I numeri pare ce li raccontino come meglio conviene alla comunicazione di sistema. Nel dicembre del 2018 palazzo Garampi rese pubbliche altre cifre: esattamente 62.732.063 (più 6.600.000 euro per i veicoli) di euro per portare il popolo dei congressi alla Fiera, peraltro già collegata da una linea ferroviaria. Qual è il costo reale, dunque? Quasi 50 milioni (come ci hanno detto ieri) o all’incirca 63 milioni? Perché nella seconda ipotesi il prezzo a chilometro del “MetroLorenzo” salirebbe a quasi 15 milioni di euro a chilometro. E per forza costerà così tanto. Deve attraversare fiumi e zone densamente abitate. E’ un percorso a ostacoli.

Ma l’uscita sul Metromare da 50 milioni di euro nel pieno di un impoverimento drammatico di cui stanno facendo già pesantemente le spese imprese e cittadini, ormai alla fame, è ancora più tremenda. E’ il tema della gestione delle risorse (poche) ai tempi del coronavirus. Gli scenari sulla recessione, sul tracollo del Pil affossato dal virus cinese, sull’aumento della disoccupazione, e in particolare sull’impatto devastante sul turismo e il commercio (fra i settori più colpiti) si aggiornano e accrescono le ombre sul presente e sul futuro, ma inevitabilmente anche le angosce. Il centro studi di Confindustria ha usato l’espressione «economia italiana colpita al cuore». Chissà quanti alberghi già in difficoltà o attività commerciali e artigianali di Rimini riusciranno a riaprire e di quante verranno celebrati i funerali. Parentesi: c’è qualcuno a Rimini che sta studiando lo shock del coronavirus sulla economia di questo territorio? Esiste un team di competenze per affrontare la guerra nella quale siamo finiti, nostro malgrado?

Gli analisti economici suggeriscono di mettere in sicurezza cittadini e imprese nel tentativo di evitare una depressione economica prolungata. A Rimini tutto procede come se il coronavirus non fosse passato di qua? Si sceglie di investire su un trasporto pubblico che, in vista del prolungarsi ancora a lungo delle misure di contenimento della pandemia, dovrà probabilmente essere rivoluzionato. Per collegare, poi, una Fiera che si spera possa uscire prima possibile dalle conseguenze del coronavirus ma che ad oggi deve limitarsi a giornate in borsa da cigno nero.
Nulla sarà come prima, ripetono tutti, salvo poi comportarsi come se nulla dovesse cambiare. Invece cambierà anche il nostro modo di muoverci. Sul sito di Start Romagna si legge che “a partire dal 22 marzo 2020 il servizio METROMARE viene sospeso fino a nuova comunicazione”. Ecco.

E’ arrivato anche a Rimini il coronavirus ed ha impattato in una misura che probabilmente gli amministratori comunali, provinciali e regionali non hanno ancora neppure compreso in tutta la sua portata. Lasciava qualche speranza la dichiarazione del sindaco di qualche giorno fa (28 marzo): “E’ chiaro che ‘dopo’ cambierà molto, moltissimo. La nostra vita, le nostre abitudini, il nostro approccio al mondo. Anche a livello locale. Se qualcuno pensa che tutto tornerà come era prima si sbaglia. Il colpo all’industria turistica sarà fortissimo. Ma credo che quando ritorneremo a rivedere le stelle non dovremmo farci trovare impreparati”. Però poi bisogna essere conseguenti. E di certo non basterà l’idea del gruppo Facebook (futuroinremoto) attivato dal Piano strategico per “nutrire di contenuti e di apporti di idee, anche in questa fase durissima, il futuro di Rimini”. Serve e servirà molto di più rispetto alla stretta cerchia di attori del Piano strategico. Occorrerà dirottare montagne di soldi per fare ripartire albergatori, commercianti, artigiani… Che non ripartiranno a bordo del Metromare con direzione Fiera.

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